5210 - Cippo a 4 partigiani fucilati a Saliceto Buzzalino

Cippo in pietra a ricordo della fucilazione di quattro partigiani a Saliceto Buzzalino di Campogalliano. Ha base quadrata ed è locato su una piccola area lastricata, circondata su tre lati da una folta siepe. La parte superiore è costituita da una colonna tronca in cui, sotto le braccia di una croce cristiana, incisa nella pietra e colorata in nero, si trovano le fotografie in ceramica di 3 Caduti racchiuse ognuna in una cornice di bronzo. Del quarto non si ha l’immagine. Poco più in basso è posta la targhetta tricolore del CVL (Corpo Volontari della Libertà, l’organismo militare che raggruppava tutte le formazioni partigiane). Nella parte inferiore del cippo quattro punzoni bronzei sostengono la lapide in marmo, i cui caratteri in bronzo ne formano l’epigrafe. Dinanzi al manufatto trova spazio un vaso portafiori in bronzo.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Saliceto Buzzalino
Indirizzo:
Via Vecchia
CAP:
41011
Latitudine:
44.701533878433096
Longitudine:
10.868174135684967

Informazioni

Luogo di collocazione:
Lato strada, dinanzi al Cimitero
Data di collocazione:
Informazione non reperita
Materiali (Generico):
Bronzo, Marmo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Pietra per il cippo. Marmo per la lapide. Ceramica per le immagini dei Caduti. Bronzo per i caratteri dell'epigrafe, le cornici delle fotografie, il vaso portafiori ed i punzoni.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Informazione non reperita
Notizie e contestualizzazione storica:
Per l’uccisione di due militi della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) da parte dei partigiani, avvenuta a Saliceto Buzzalino (Campogalliano) nella seconda metà del Settembre 1944, il 42° Comando Militare Provinciale della RSI mette in atto una rappresaglia che si compie il pomeriggio del 20 Settembre 1944 con la fucilazione di quattro resistenti presso il Cimitero di Saliceto Buzzalino, dopo che sono stati prelevati dal carcere modenese di Sant’Eufemia. L’esecuzione è tenuta dai militi della Compagnia OP (Ordine Pubblico) della GNR al comando del capitano Bruno Piva. I cadaveri dei partigiani subiscono anche l’oltraggio da parte dei componenti il plotone d’esecuzione. Pare anche che l’auto dell’ufficiale sia passata sui corpi delle vittime.

Esse sono:

Lino Storchi (“Marco”), nato a Campogalliano il 23 Ottobre 1923, residente a Modena, salumiere. Partigiano della 12a Brigata Garibaldi “Mario” (Divisione “Modena” Pianura). Indicato anche con il nome di battaglia di “Lino”.
Osvaldo Grandi (“Riccio”), nato a Modena il 29 Ottobre 1921, ivi residente, fornaio. Partigiano della 12a Brigata Garibaldi “Mario” (Divisione “Modena” Pianura).
Franco Castelli (“Barba”), nato a Maranello (Mo) il 14 Febbraio 1919, residente a Modena. Partigiano della 14a Brigata Garibaldi “Remo” (Divisione “Modena” Pianura).
Dino Corradi (“Gianni”), nato a Concordia sulla Secchia (Mo) il 4 Luglio 1915, ivi residente, autista. Già militare nel Regio esercito, poi partigiano della 14a Brigata Garibaldi “Remo” (Divisione “Modena” Pianura). Da altra fonte il nome di battaglia risulta essere “Reginin”.

Lino Storchi e Osvaldo Grandi erano stati catturati, insieme ad un altro partigiano, Giacomo Lanzi la sera del 18 Settembre (ma la data resta incerta; comunque compresa tra il 17 ed il 19 Settembre) nell’Osteria Santa Chiara dai militi dell’UPI (Ufficio Politico Investigativo) guidati da tale Paolo Campi, brigatista nero. Portati a Modena nella sede del 42° Comando Militare Provinciale, i partigiani erano stati pesantemente interrogati dal comandante, il colonnello Antonio Petti, dal capitano Antonio Nespoli, responsabile dell’UPI e dal delatore Artico Sandonà. Avevano subito anche torture e sevizie: a Lanzi era stata simulata l’impiccagione pur di farlo parlare. Fortunatamente quest’ultimo era riuscito a salvarsi, gettandosi dalla finestra della cella dove era detenuto e a fuggire attraversando il cortile.
Per quanto riguarda gli altri due Caduti, Castelli era stato catturato a Massa Finalese (Finale Emilia - Mo) durante un rastrellamento operato dai fascisti in collaborazione con la gendarmeria tedesca e, in un primo momento, sembrava destinato alla deportazione in Germania. Poi, insieme al Corradi, era stato processato dal Tribunale militare straordinario di Modena, dove entrambi erano stati condannati a morte come misura di rappresaglia per l’uccisione del sergente maggiore dell’esercito fascista Sergio Gemignani, freddato dai partigiani alcuni giorni prima a Paganine (Modena).

Contenuti

Iscrizioni:
STORCHI LINO MARCO
DI ANNI 21
GRANDI OSVALDO RICCIO
DI ANNI 22
CASTELLI FRANCO BARBA
DI ANNI 25
CORRADI DINO GIANNI
DI ANNI 29
DOPO AVER SUBITO
INUMANE TORTURE
QUI FURONO PORTATI
E FUCILATI DAI NAZI FASCISTI
IL 20 SETTEMBRE 1944
Simboli:
Croce e simbolo del Clv

Altro

Osservazioni personali:
Informazione non reperita

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