9925 - Cippo a Don Pasquino Borghi – Tapignola (Villa Minozzo, RE)

Il cippo è costituito da un pilastro a base rettangolare, di pietra. Sul lato verso il sentiero una lapide di marmo bianco con cornice in pietra contiene l’intitolazione a Don Pasquino Borghi e ad altri tre caduti della parrocchia di Coriano. Il testo è inciso e colorato di nero. Sulla parte superiore si  trova il busto di Don Pasquino in pietra.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Tapignola
Indirizzo:
Via Pradancino 30
CAP:
42030
Latitudine:
44.3409581
Longitudine:
10.444073500000059

Informazioni

Luogo di collocazione:
Posta alla destra del sentiero prima del sagrato della chiesa.
Data di collocazione:
1954
Materiali (Generico):
Marmo, Pietra
Materiali (Dettaglio):
Pietra grigia su cui è affissa una lapide di marmo bianco con cornice in pietra. Nella lapide due fotografie con cornici di ottone in rilievo sulla lapide.

Stato di conservazione:
Buono
Ente preposto alla conservazione:
Informazione non reperita
Notizie e contestualizzazione storica:
Il cippo è stato collocato vicino alla chiesa al centro di una piccola area delimitata da un muretto, lastricata e sopraelevata. Allo spazio si accede per cinque gradini in mattoni. Intorno sono posti quattro lampioncini.
Don Pasquino Borghi è stato un sacerdote reggiano, nato nel 1903 a Bibbiano (RE). Divenuto sacerdote nel 1929, fu prima missionario comboniano nel Sudan anglo-egiziano, dove rimase sette anni, al termine dei quali dovette rientrare in Italia per una grave malattia. Qui giunto, fu monaco nella Certosa di Farneta (Lu) per circa un anno, per poi rientrare in diocesi nella vita sacerdotale attiva, dopo la morte di suo padre, nel 1939, per poter aiutare la madre rimasta vedova. Il vescovo di Reggio, mons. Edoardo Brettoni, lo mandò come curato a Cànolo di Correggio, dove rimase per tre anni e mezzo, dando prova di convinto antifascismo e attirandosi le ire della polizia del regime. Proprio per allontanarlo e proteggerlo, il vescovo decise di nominarlo parroco a Tapignola, in montagna, in una piccola parrocchia (circa 500 anime) poverissima, dove giunse il 30 agosto 1943. Pochi giorni dopo ci fu l’armistizio.
In appennino arrivavano i prigionieri fuggiti, inglesi, americani, russi, che speravano di ricongiungersi oltre il fronte ai loro eserciti. Oltre a loro c’erano i renitenti alla leva della Repubblica di Salò e i primi partigiani. Il 25 ottobre don Pasquino incontrò e accolse nella sua canonica un gruppo di partigiani guidato da Aldo Cervi, uno dei fratelli che furono fucilati un mese prima di lui al Poligono di tiro a Reggio.
Don Pasquino fu quindi partigiano e prese il nome di “Albertario”, a ricordo del sacerdote giornalista che nel 1898 aveva sostenuto la manifestazione di protesta dei milanesi contro cui il generale Bava Beccaris aveva ordinato di sparare le cannonate.
Il 10 gennaio 1944 don Pasquino scese a Reggio per chiedere aiuti al C.L.N. Nella canonica di San Pellegrino incontrò don Angelo Cocconcelli e Giuseppe Dossetti i quali gli riferirono che i fascisti sapevano che ospitava i partigiani e avrebbero fatto irruzione nella sua canonica. Gli consigliarono, anche, di mandarli via. Lui rispose che nessuno li avrebbe ospitati e aggiunse che si può anche morire per la causa della patria.
Il 21 gennaio da Villaminozzo due militi andarono a Tapignola, alla canonica, e la perquisirono. Salirono nella stanza in cui erano nascosti una quindicina di partigiani che spararono per far fuggire i fascisti. Nessuno fu ferito. Fu però la prova che Don Pasquino ospitava i partigiani. Fu raggiunto a Villaminozzo, dove si trovava a predicare, venne arrestato e picchiato. Quattro giorni dopo venne portato in carcere a Scandiano.
Il 28 gennaio a Correggio venne ucciso un caposquadra della Guardia Nazionale Repubblicana. Per rappresaglia il Tribunale Speciale fece trasferire Don Pasquino da Scandiano a Reggio, nel carcere politico dei Servi, e lo condannò insieme ad altre otto persone alla pena di morte per fucilazione alla schiena. La condanna fu eseguita al mattino del 30 gennaio al Poligono di Tiro di Reggio. Un ragazzo di 16 anni, Sergio, lo finì “per allenamento” sparandogli con la sua pistola.
Don Pasquino è sepolto nel Cimitero Monumentale di Reggio, vicino alle vittime dell’eccidio della Bettola. E’ stato insignito della medaglia d’oro al valor militare.
Nel 1946 la mamma di don Pasquino perdonò Sergio.

Contenuti

Iscrizioni:
A DON PASQUINO
BORGHI
SACERDOTE EROICO
MARTIRE DELLA CARITÀ'
(MED. D'ORO)
AI CADUTI IN GUERRA
ALDO BERTI
RINALDO
PALLADINI
RICCARDO
PENSIERI
E A QUANTI CADDERO
PER LA LIBERTÀ'
LA PARROCCHIA DI CORIANO
1954
Simboli:
croce, contornata delle lettere Alfa e Omega

Altro

Osservazioni personali:
Il cippo è posto su un lato del sentiero di accesso al sagrato, e quindi è molto visibile. Il busto è sobrio, ma realistico e ben riconoscibile. Vengono ricordati anche gli altri tre caduti della parrocchia. Il luogo in cui è posto è curato e pensato per invitare chi passa al raccoglimento.

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