9879 - Monumento ai partigiani in località Valcurta – Melle

Il monumento è collocato su un basamento ed è costituito da otto pilastrini a pianta quadrata affiancati sui quali è posta una lastra commemorativa e, al di sopra, ai margini destro e sinistro, due sfere di pietra. La lastra riporta la dedicazione del monumento a tre partigiani ivi trucidati dai tedeschi.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Valcurta
Indirizzo:
Strada Provinciale 8
CAP:
12020
Latitudine:
44.555568
Longitudine:
7.334657

Informazioni

Luogo di collocazione:
Su un pendio in prossimità dell'incrocio per Valmala
Data di collocazione:
1994
Materiali (Generico):
Bronzo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Monumento in pietra grigia; lastra commemorativa in bronzo; basamento in cemento.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Melle
Notizie e contestualizzazione storica:
Questo monumento è stato realizzato in ricordo delle vittime ivi cadute in occasione del rastrellamento messo in atto dalle truppe tedesche contro le formazioni partigiane stanziate nelle vallate alpine; il 25 marzo è la volta della valle Varaita, dove in prossimità del ponte, è disposta la prima linea difensiva dei garibaldini.
Sulla sinistra orografica è distribuito un distaccamento nel tratto bacino idroelettrico di Brossasco - Sant'Eusebio - La Betulla. Al comando di questo distaccamento è Bellini, vice comandante Volchi Savorganan d'Osoppo (Chopin).
Sulla destra orografica rispettivamente allo sbocco del vallone di Valmala (località Molino Valcurta) sono dislocati altri due distaccamenti al comando di Ernesto e Pallino (al secolo Fortunato Parenti).
Del distaccamento di Ernesto fa parte l'addetto al cannone, il verzuolese Peirano Filippo.
Nato il 13.3.1924, non è ricco ed è orfano di madre, morta dandolo alla luce. Entrato in un istituto per orfani all'età di tre anni, ne esce dodicenne per andare da garzone presso varie aziende agricole di Verzuolo. Il duro lavoro dei campi è interrotto dalla cartolina di precetto. Arruolato per pochi mesi nel 44° Reggimento Fanteria, l'8 settembre lo trova acquartierato a Magliano Alfieri.
Ritornato a casa trascorre qualche tempo arrangiandosi con i più duri lavori. Probabilmente la scelta della montagna partigiana è anche una scelta contro la solitudine e la fame.
Il tratto di strada che collega Brossasco a Valcurta era chiamato localmente "via aiuta" (strada alta). Dopo il primo tratto pianeggiante infatti il tracciato ha un'impennata che porta a sovrastare dall'alto la strettoia del ponte; sulla sommità di questo "dosso" si arresta il primo carro armato. Il ponte è minato ma non salta. Quando i carri raggiungono il ponte entra in azione i partigiani di Ernesto e da poco più sotto, dalla sua postazione, Filippo mira ad occhio.
Poco dopo la postazione di Filippo viene individuata; il fuoco tedesco si concentra in quella direzione e per Filippo non c'è più scampo: una granata incendiaria colpisce e fa scempio del suo corpo.
La situazione precipita irrimediabilmente.
Sulla destra orografica, nella zona di san Mauro, stanno salendo grosse pattuglie a minacciare dall'alto gli uomini di Ernesto e Pallino.
Ormai la battaglia è definitivamente persa. Più nessuno sbarra la strada ai tedeschi, che la sera li vedrà acquartierati a Melle, dove impongono il coprifuoco.
La battaglia di quel giorno causa anche un'altra vittima, un ragazzo del posto, il quindicenne Garino Giacomino, nato il 6/5/1928 e residente a borgata Valcurta. Il mattino del 25 appunto, il ragazzo, secondo le disposizioni del padre, deve recarsi per lavoro, in una proprietà della famiglia, verso Brossasco. Al "Mulino Valcurta", viene avvertito dell'arrivo della colonna tedesca e spinto a fuggire in alto, verso il vallone di Valmala, con la proprietaria del mulino e i suoi figli. Anziché allontanarsi completamente però dal teatro della battaglia, il gruppo si appiattisce sulla sommità di un costone prospiciente la zona del ponte. Di qui la donna può osservare se eventualmente i tedeschi appiccano il fuoco alla sua abitazione.
Qualche imprudente movimento, notato dal basso, o una sfortunata casualità, fanno sì che dalle postazioni tedesche partano diversi colpi di mortaio, uno dei quali, scoppiato nelle vicinanze, libera micidiali schegge che colpiscono Garino alla schiena.
Il perdurare dello scontro fino al tardo pomeriggio impedisce di prestar soccorso al ragazzo che rimane, gravemente ferito, tra le foglie e i ricci fin quasi a notte, quando viene finalmente trasportato nella vicina borgata Chiabrero. Soltanto il giorno dopo, avvertita la famiglia, verrà portato a Saluzzo, all'ospedale.
Le gravissime condizioni del giovane rendono vano qualsiasi intervento. E' dimesso per tornare a casa dove morirà il 10 aprile.

Contenuti

Iscrizioni:
(su lastra di bronzo)
LA LIBERTA' E LA DEMOCRAZIA
SARANNO PER SEMPRE DEBITRICI
DEL SACRIFICIO CRUENTE DEI
PARTIGIANI
PEIRANO FILIPPO CADUTO IL 25/3/1944
LATTANZI GIUSEPPE CADUTO IL 21/8/1944
GARINO GIACOMO ROBERTO
CIVILE CADUTO IL 10/4/1944
ANPI-VERZUOLO 1944-1994
Simboli:
Informazione non reperita

Altro

Osservazioni personali:
Pensiamo che questa pietra sia tenuta in condizioni adeguate anche se messa in un luogo molto poco visibile.
La pietra non è molto particolare, anzi è troppo semplice e sarebbe da ripassare la scritta.
Lo riteniamo troppo semplice e piccolo per ricordi così importanti.

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