296206 - Cippo a sei vittime di fucilazione ad Asnago – Cantù (CO)

L’8 aprile 1945 nella frazione di Asnago di Cantù avvenne la fucilazione di sei disertori delle SS italiani. I giovani, condannati a morte dal Comando tedesco della provincia di Como, furono uccisi nel luogo dove sorge il cippo. La fucilazione avvenne pochi giorni prima del giorno della Liberazione dal giogo nazifascista, il 25 aprile a Milano ed il 28 aprile a Como, quindi a pochi giorni dalla sconfitta di quella parte che queste vittime ed i loro carnefici rappresentarono.

Sul luogo dell’esecuzione sorge oggi una croce a memoria dell’evento: è una memoria sobria, defilata rispetto alla strada e poco visibile. Alla base sono inserite le sei fotografie dei Caduti e una lastra di marmo con la dedica e i nomi dei Caduti, con relativo grado militare.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Asnago
Indirizzo:
Via dei Partigiani
CAP:
22060
Latitudine:
45.713341908152
Longitudine:
9.1040528416641

Informazioni

Luogo di collocazione:
Sul ciglio della strada, in un piccolo slargo all'incrocio con via del Golf e via per Asnago. A causa della vegetazione è scarsamente visibile.
Data di collocazione:
Informazione non reperita
Materiali (Generico):
Bronzo, Marmo, Pietra
Materiali (Dettaglio):
Il cippo, alto circa due metri, è costituito da un unico blocco di pietra scolpito a forma di croce, lasciata grezza. La base della croce si innesta su due lastre dello stesso materiale, più larghe e di pari spessore, che sorreggono una lastra di marmo commemorativa (con borchie in bronzo) e le fotoceramiche (purtroppo molto deteriorate) delle sei vittime di fucilazione, "fucilazione ... per ordine del Comando tedesco della provincia di Como a seguito di diserzione dalle SS italiane". L’intera struttura poggia su un basamento in cemento. Alla base sono presenti due vasi portafiori, in bronzo.
Stato di conservazione:
Sufficiente
Ente preposto alla conservazione:
Ente municipale
Notizie e contestualizzazione storica:
I risultati di questa ricerca derivano principalmente da testimonianze dirette di protagonisti vissuti a quel tempo, che ricordavano le persone ed i fatti, e addirittura di un legionario SS italiane che era presente alla fucilazione. Questo è documentato su un video prodotto dalla Televisione Svizzera Italiana.

Il video nasce da una ricerca dell’autore, Prof. Attilio Mina, sul ruolo che il padre avesse avuto durante il periodo fascista. Dai documenti ottenuti presso l’Archivio Storico di Stato, dove sono conservati i faldoni riguardanti i processi ai crimini fascisti, emerge che il padre di Attilio, Renzo, era sempre stato dalla parte del fascismo, anche durante gli anni della guerra di Liberazione. Tuttavia, non avrebbe mai avuto ruoli repressivi, anzi di dialogo con la popolazione.

Dai documenti dell’Archivio, emergono dettagli su alcuni episodi, tra cui i fatti legati alla fucilazione di Asnago dei sei ragazzi, ricordati dal cippo in esame.
Durante la seconda guerra mondiale, inclusa la lunga fase della guerra di Liberazione, quando il nord Italia era sotto il dominio nazifascista, una delle regole più severe riguardava il rispetto del coprifuoco notturno: erano vietati luci, rumori e qualsiasi segno di vita che potesse attirare bombardamenti o destare sospetti.
Quattro giovani brianzoli, dapprima renitenti alla leva e successivamente arruolati volontariamente nelle SS italiane, una sera affittarono un grammofono e organizzarono una festa con musica e balli.
Denunciati da una persona del posto, vennero presi in flagranza dai militi delle Brigate Nere, che sequestrarono il grammofono. I quattro ragazzi si rivolsero allora alle SS locali per riottenere lo strumento, ma finirono accusati di essersene impossessati indebitamente e di aver infranto le disposizioni del coprifuoco.
Nel tentativo di evitare l’arresto ed essere mandati in Germania scapparono, ma vennero ripresi con l’accusa di diserzione (3 marzo 1945). Processati sommariamente da un tribunale militare.
Il verdetto venne emesso dal tribunale di guerra il 5 marzo, due giorni dopo l'arresto: pena capitale per il sergente Mario Pellegatta, classe 1923, ed i soldati Emilio Trezzi, classe 1917, Pietro Missaglia, classe 1924 e Giovanni Giussani, classe 1923. Tutti residenti a Seregno. Gli altri due erano tali Antonio Fedele e Antonio Nardi, anche loro condannati per diserzione dalle SS, in Toscana. I condannati vennero rinchiusi nel carcere del Bassone al Albate in attesa dell’esecuzione.
Alle 7 di mattina dell’8 aprile 1945 i sei vennero legati ognuno ad un palo fissato nel terreno, con le braccia legate dietro la schiena e la benda sugli occhi. Il plotone di esecuzione era formato da 18 tiratori scelti del Plotone Fucilieri, 3 tiratori per ogni palo. E, ancora prima che la lettura dell’atto di accusa fosse conclusa, si dette ordine di far fuoco. Vennero uccisi sul luogo dove oggi sorge il cippo, fucilati alla schiena come previsto per i traditori.

Contenuti

Iscrizioni:
NELL'ESTREMO SACRIFICIO
DELL'ESECUZIONE DEL
8-4-1945
HANNO DONATO LA LORO VITA ALLA PATRIA

SERGENTE PELLEGATTA M. / SOLDATO MISSAGLIA P.
SOLDATO GIUSSANI G. / SOLDATO FEDELE A.
SOLDATO TREZZI G. / SOLDATO NARDI A.

Sopra alla scritta dedicatoria, c'è la fila dei foto-ritratti dei sei partigiani, che riportano anche il cognome del soggetto:
Da sinistra a destra: Pelleg[...] / Giussani / Trezzi / Missaglia / Fedeli Arturo / Nardi
Simboli:
La pietra è volutamente lasciata ruvida e la croce è semplice, priva di retorica monumentale.
Il particolare di questo monumento è il riconoscimento postumo che questi ragazzi "hanno donato la loro vita alla Patria", un riconoscimento discutibile, considerando da quale parte stessero i protagonisti, la stessa, e come si siano svolti i fatti.

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