3417 - Cippo a Nicola Peramezza – Vestignano di Caldarola

Cippo con un basamento in cemento sormontato da una croce posto a ricordo di Nicola Peramezza, caduto durante un rastrellamento avvenuto il 22 marzo 1944 da parte delle truppe nazifascite presenti nell’alto maceratese.

NOTA STAFF PIETRE: il cippo è stato censito anche da I.C. Paladini nell’ambito del concorso “Esploratori della memoria” a.a. 2014-2015.

 

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Vestignano
Indirizzo:
Contrada valle
CAP:
62020
Latitudine:
43.1176184
Longitudine:
13.2083948

Informazioni

Luogo di collocazione:
Lungo una strada definita "il sentiero del partigiano" in aperta campagna.
Data di collocazione:
Informazione non reperita
Materiali (Generico):
Laterizio, Pietra
Materiali (Dettaglio):
Struttura fatta tutta in cemento compresa la croce.
Stato di conservazione:
Sufficiente
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Caldarola
Notizie e contestualizzazione storica:
Osservazioni I.C. Paladini: E' stata per la provincia di Macerata una delle più terribili giornate della seconda guerra mondiale dove i nazifascisti uccisero trenta giovani nella zona compresa tra Vestignano (frazione del Comune di Caldarola) e Montalto (frazione del Comune di Cessapalombo). Il 22 marzo 1944, intorno alle 7, iniziò un feroce rastrellamento dei nazifascisti contro i partigiani che combattevano nelle montagne dell'alto maceratese. La strada principale di Vestignano passa all’interno del paese e al numero civico 50 si trova un’abitazione che ha ancora accanto il vecchio forno nel quale, la mattina del 22 marzo, in fuga da Montalto e dai nazifascisti, si erano nascosti tre giovani: Mario Ramundo, Guidobaldo Orizi e Lauro Cappellacci. Traditi dalle orme lasciate sulla neve furono lì trucidati. Sul muro della casa si trovano le lapidi che ricordano l’episodio e il nome dei giovani. Verso la fine del paese c’è un cippo con croce in memoria del quarto ragazzo ucciso quel giorno, Nicola Peramezza. Altri giovani partigiani riuscirono a sfuggire alla cattura nascondendosi nei luoghi più disparati, ma tutti gli altri furono radunati e ricondotti verso la mulattiera sotto Montalto. Fu preso anche il comandante Achille Barilatti, da qualche giorno posto alla loro guida. Cominciò la fucilazione e di quattro in quattro, anche i catturati a Caldarola, si trovarono sotto il plotone di esecuzione. Verso la fine il tenente Fischer la sospese, probabilmente non per uno slancio di umanità, ma per ragioni pratiche: la strada era ingombra di cadaveri e i camion che dovevano muoversi erano impossibilitati a farlo, quindi si doveva procedere immediatamente con lo spostamento dei corpi. In questo modo furono risparmiati Marcello Muscolini, Aroldo Ragaini, Alberto Pretese, Carlo Manente ed Elvio Verdinelli. Si salvò anche uno dei fucilati, Nello Salvatori, che gravemente ferito si finse morto e attese per tre ore che i soldati se ne andassero: ≪Si saranno forse accorti di me che sono vivo? Mi daranno il colpo di grazia? Riconcentro tutto me stesso a comparire morto. Altri fucilati mi cadono bruscamente sopra, e sento di qualcuno l’ultimo respiro…≫ Nella giornata del 22 marzo morirono tra Vestignano e Montalto trenta giovani. Il comandante Barilatti sarà ucciso il giorno successivo presso le mura del cimitero di Muccia. Al Comune di Cessapalombo è stata concessa la Croce al valor militare con la seguente motivazione: ≪Durante l’occupazione tedesca il Comune di Cessapalombo dimostrava in difficili circostanze, ferma patriottica decisione. Particolarmente meritevole di elogio il contegno tenuto dalle popolazioni di Montalto e Monastero che rifornivano di viveri, armi e munizioni i partigiani e partecipavano anche, con i loro uomini, ai combattimenti del marzo e del maggio. Settembre 1943 – Giugno 1944≫. Per volontà del Comitato dei genitori dei caduti e delle amministrazioni comunali di Tolentino, Caldarola e Cessapalombo sul luogo della strage fu costruito un monumento che onorasse la loro memoria, inaugurato nel terzo anniversario della morte.

Contenuti

Iscrizioni:
QUI
NEL CANDORE DELLA NEVE
SIMBOLO DELLA SUA PUREZZA
NELL'ALBA TRAGICA DEL
22 MARZO 1944 CADEVA
PERAMEZZA NICOLA
FALCIATO DA MITRAGLIA
FRATICIDA
O VIANDANTE SOFFERMATI
E PREGA PER CHI NON ULTIMO
TRA UNA SCHIERA DI EROI
HA SACRIFICATO LA VITA
PER RIDONARE ALLA PATRIA
LIBERTA' E INDIPENDENZA
Simboli:
Una grande croce sopra il monumento.

Altro

Osservazioni personali:
Passando di lì non puoi far altro che, se credi, dire una preghiera.
NOTA STAFF PIETRE: il cippo è stato censito anche da I.C. Paladini nell'ambito del concorso "Esploratori della memoria" a.a. 2014-2015.

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