5166 - Cippo ai partigiani fucilati a Stagnedo di Beverino (SP)

Cippo in pietra posto a Stagnedo, a lato della strada statale Aurelia in direzione sud, sul quale  è posta una lastra in marmo, fissata al corpo con quattro perni metallici, con incisa un’epigrafe e i nomi dei caduti. Sono i partigiani Brosini, Fasolato, Canese, Duce, fucilati dai nazifascisti.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Stagnedo
Indirizzo:
SS1 Liguria
CAP:
19020
Latitudine:
44.211065
Longitudine:
9.764211899999964

Informazioni

Luogo di collocazione:
Lato strada
Data di collocazione:
Informazione non reperita
Materiali (Generico):
Marmo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
La pietra è utilizzata per il basamento, il marmo bianco di Carrara per la lastra e il metallo brunito per i perni.
Stato di conservazione:
Buono
Ente preposto alla conservazione:
Informazione non reperita
Notizie e contestualizzazione storica:
Vittorio Brosini nasce a Brugnato il 16 agosto 1924. Nel corso della Resistenza aderisce a "Giustizia e Libertà" e milita con il nome di “Bambin” nel Battaglione ”Zignago”, compagnia comandata da Giovanni Pagani di cui diventa caposquadra, essendo l’uomo più fidato sempre pronto alle azioni più ardimentose. Molti sono i fatti in cui spiccano il suo coraggio e tempestività. Fra essi, quello del novembre 1944, quando i partigiani giellisti, dopo un tentativo non riuscito di far crollare il ponte Nuovo sulla strada Borghetto Brugnato, la sera del 22 novembre, scelgono come obiettivo il ponte di Bocca Pignone, sulla Statale Aurelia. All'inizio di questa impresa Vittorio Brosini, che è caposquadra, blocca un'autoambulanza proveniente da Genova, prende prigionieri nove tedeschi e li costringe a mettere di traverso l'automezzo per ostruire la via. Sopraggiunta una colonna tedesca e accesasi una sparatoria, Brosini, proposto poi per una decorazione, viene affiancato dal comandante Giovanni Pagani e insieme danno vita ad una nutrita sparatoria, durata per oltre mezz'ora, al fine di consentire agli altri uomini, impegnati a collocare l'esplosivo, di far brillare sotto il ponte le mine. Cosa che succede, sebbene il ponte non crolli del tutto ma rimanga tuttavia pesantemente danneggiato. Tale episodio ha inoltre una prosecuzione: di ritorno dall’azione, un avamposto partigiano formato di appena tre uomini (Musso Archimede, Paoletti Dino e Farina Aldo) viene circondato di sorpresa da altri tedeschi. Interviene allora “Bambin” che, in modo spericolato e sparando con la mitragliatrice, riesce a salvare i compagni già circondati presso il torrente Pogliaschina. E proprio in tale circostanza Brosini viene proposto per una decorazione.
Altro episodio in cui si distingue Brosini è quando il 12 gennaio 1945 alcuni nazifascisti assalgono alle spalle il corpo di guardia partigiano di Villa e vengono respinti da partigiani accorsi in aiuto. Si sta avvicinando però ormai il drammatico rastrellamento del 20 gennaio 1945 che investe pesantemente tutta la IV Zona operativa e, a seguito del quale, Brosini perde la vita. Ecco in sintesi gli avvenimenti di quelle terribili giornate: il comandante Giovanni Pagani, a capo dei suoi uomini, fra cui Vittorio Brosini, resiste, su una quota piuttosto bassa, per tutta la giornata del 20 gennaio a Serò (Comune di Zignago-SP) con la finalità anche di attendere i suoi partigiani dell’avamposto di Brugnato. Rimasto proprio perciò isolato e impossibilitato, seguendo la direttiva indirizzata dal Comando IV Zona a tutti i reparti partigiani, a sganciarsi verso il Gottero, dato che le vie più alte sono occupate dai tedeschi, trova rifugio in una grotta sul Dragnone (alle spalle di Pieve di Zignago). E proprio in questo luogo il 23 gennaio il gruppo è individuato dai nemici. Poiché però, insieme a Pagani e ai suoi uomini, sono tre civili, a loro unitisi, Pagani, giudica inutile ogni resistenza ulteriore e persuade i partigiani ad arrendersi (fra essi Brosini che, invece, non vorrebbe farlo). Tale posizione di Pagani è determinata dalla convinzione che ogni resistenza ulteriore comporterebbe senza ombra di dubbio anche la morte dei civili. Persuasi i suoi uomini, ottenute le rassicurazioni in merito alla sorte dei civili, Pagani si arrende, salvando così la vita di essi. La trattativa prevede anche la salvaguardia della vita dei partigiani, riconosciuti nel loro status di militari, ma le cose vanno diversamente. Infatti i civili scampano alla morte ma dei partigiani (nove) sopravvivono, del tutto fortuitamente, solo tre uomini. Vittorio Brosini, trasferito con i suoi compagni al carcere del XXI° Fanteria alla Spezia, torturato, non parla. Condotto successivamente sulla via Aurelia, strada che ha visto spesso le sue azioni vittoriose, viene fucilato in località Stagnedo (Comune di Beverino, SP) la mattina del 12 marzo 1945.

Contenuti

Iscrizioni:
VITTORIO BROSINI BAMBIN
ELISEO FASOLATO VAMPA
PARTIGIANI DELLA COLONNA
“GIUSTIZIA E LIBERTÀ”
EROI PURISSIMI
DI LEGGENDARIE IMPRESE
QUI CADDERO
FUCILATI DAI NAZI-FASCISTI
PER LA CAUSA DELLA LIBERTÀ
IL 12-3-1945
UNITAMENTE AD
AURELIO DUCE
FULVIO FRATONI
GIOVANNI CANESE

Simboli:
Non sono presenti simboli

Altro

Osservazioni personali:
Informazione non reperita

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