8980 - Cippo ai Caduti dei corsi Vulcano – Museo Storico dell’A. M. – Vigna di Valle

Cippo a pianta quadrata rivestito di lastre recanti la dedicazione ad Angelo Natale (m. nel 1971) e ai Caduti dell’Accademia Aeronautica Vulcano.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Vigna di Valle
Indirizzo:
Via Circumlacuale, 41
CAP:
00062
Latitudine:
42.086247
Longitudine:
12.216061

Informazioni

Luogo di collocazione:
Lungolago Vigna di Valle, fronte Centro Documentazione U. Nobile
Data di collocazione:
1929
Materiali (Generico):
Bronzo, Marmo, Altro
Materiali (Dettaglio):
Travertino per il cippo; rame per le targhe; bronzo per la lastra superiore
Stato di conservazione:
Buono
Ente preposto alla conservazione:
Ministero della Difesa
Notizie e contestualizzazione storica:
Angelo Natale fu capitano dell'Aeronautica Militare e si inabissò nel lago di Bracciano durante una missione di addestramento.

Gruppo Trasporto Velivoli 1943 – 1944
per gentile concessione di "JP4" rivista mensile di aeronautica - settembre 1994 - autori F.D'Amico - G.Grande

Il "Gruppo Aviotrasporti Italiano", già denominato nel corso della sua attività come "Aeroporto Gorizia", "Gruppo Trasporti Germanici", "Gruppo Trasporto Apparecchi" e "Gruppo Trasporto De Camillis", venne ufficialmente identificato come "Gruppo Trasporto Velivoli" (G.T.V.) dal 12 maggio 1944, data in cui passò ufficialmente alle dipendenze dell'Aeronautica Repubblicana.
Già questa confusione di nomi e sigle da una prima idea delle condizioni e della semi-clandestinità in cui il reparto si trovò ad operare; dipendendo in tutto e per tutto dalla Luftwaffe, anche se assistito dall'autorità militare della RSI, esso svolse prevalentemente (in condizioni spesso precarie e difficili) operazioni di recupero e trasporto velivoli.
Il GTV si costituì ed operò spontaneamente sino dal 15 settembre 1943 sull'aeroporto di Aviano (Pn) al comando del cap. Antonio De Camillis; venne trasferito poco dopo per l'inadeguatezza delle strutture logistiche presso il campo di Merna (Gorizia) e ad esso spettò il compito di trasferire eterogeneo materiale di volo, in ogni caso per lo più velivoli leggeri monomotori nuovi o di recupero, presso le Flugzeugfuhrerschulen di 1° e 2° Periodo ove venivano riutilizzati o rottamati: Caproni Ca.100 e Ca.164, Nardi FN.305, Avia FL.3, FIAT C.R.32 e C.R.42, G.50, Macchi C.200 e 202, ma anche bimotori Caproni Ca.310 e 313, ed altri tipi di velivoli vennero pertanto recuperati negli svariati campi dell'Italia entro- Settentrionale e, dopo essere stati concentrati prevalentemente sui campi di Lonate Pozzolo, Aviano, Aiello e Gorizia, venivano trasferiti in piccoli gruppi o singolarmente a seconda delle esigenze del comando della 2. Luftflotte. Due piloti italiani accanto ad un FL.3 in attesa del trasferimento in Germania (Arch.D'Amico-Valentini) Il Gruppo era formalmente suddiviso in tre squadriglie comandate rispettivamente dal ten. Lamborghini (1^ Sq.) , dal ten. Scabelli (2^ Sq.) e dal ten. Nespolo (3^ Sq.), ma nel reale impiego non si tenne mai conto di questa artificiosa suddivisione. Sul campo inoltre, condotta da veterani del 4° Stormo tra cui i m.lli Gusso, Zorn, Montanari, Chianese, Romandini, Costigliolo e Bandini, funzionava una "Scuola provvisoria di pilotaggio " che abilitava i piloti ad apparecchi di tipo più complesso. Non dimentichiamo infatti che la quasi totalità del personale di volo era costituito da giovani, inesperti ufficiali provenienti dal Corso Vulcano della Regia Aeronautica, e destinati al termine del ciclo addestrativo alla Scuola Caccia di Gorizia. L'armistizio rappresentò per tutti il classico fulmine a ciel sereno, stroncando sogni ed aspettative, ma più per la voglia di volare che per le idee politiche, di fronte alla non facile scelta tra il congedarsi od il servire il governo della R.S.I., quasi tutti aderirono al secondo proposito in attesa di tempi migliori. Il comando tedesco ignorava però che la maggior parte dei piloti italiani aveva avuto un'esperienza basata esclusivamente sui classici Breda Ba.25 e IMAM Ro.41 e, solo qualcuno, poche ore di volo passate sui C.R.32; Macchi C.200, C.202 o Fiat G.50 erano infatti assolutamente sconosciuti ai più. Precarie inoltre le condizioni dei velivoli da trasportare: si volava spesso senza strumenti di bordo, a vista e con l'unico ausilio di una comune carta geografica sperando che il motore non piantasse all'improvviso; ogni volo pertanto rappresentava una grossa incognita. Era facile infatti che, partiti in cinque o sei, per l'improvvisa difficoltà legata ad avverse condizioni atmosferiche o per avarie meccaniche, solo qualcuno pervenisse a destinazione finale. Anche operativamente, molto spazio era lasciato (come al solito) all'improvvisazione: il più delle volte non veniva comunicato nemmeno il tipo di apparecchio da ritirare oppure, a consegna avvenuta, il rimpatrio avveniva in condizioni fortuite, quasi sempre usufruendo di occasionali voli di rientro in Italia a bordo di velivoli tedeschi come Ju-52 o He-111. In realtà le molteplici e concomitanti difficoltà avevano già preteso la propria quota di incidenti sin dagli inizi dell'esistenza stessa del G.T.V.: il 1° ottobre 1943 il s.ten. Oreste Russino risultò disperso durante un volo di trasporto tra Aviano e Klagenfurth, il 15 ottobre il serg. Sportelli scomparve in un volo tra Rimini e Gorizia ed uguale sorte ebbero il s.ten. Pavolieri il giorno seguente (Perugia-Gorizia) ed il m.llo Riso il 21 ottobre (Rimini-Gorizia). Mentre si può anche ipotizzare per qualcuno di questi episodi un esito meno "drammatico", dato il poco tempo trascorso dell'armistizio e l'eterogenea provenienza del personale di volo che porta a non escludere l'ipotesi di qualche "fuga" durante voli non certo proibitivi, il primo caduto certo del reparto si registrò il 28 ottobre, quando il ten. Franco Angiolini (già portabandiera del Corso Vulcano) cadde nei pressi della pineta di Ravenna a bordo di un Nardi FN.305 che stava trasportando a Gorizia; questo incidente mortale fu seguito a pochi giorni di distanza da un secondo, infatti il 3 novembre, il serg.magg. Pietro Lupò trovò la morte in un incidente di volo sul campo di Viterbo. Nel corso del mese di novembre giunsero a Gorizia alcuni piloti del costituendo "I° Gruppo Caccia" che, in attesa di riordinare gli organici e di ricevere dai tedeschi i Macchi C.205 di cui sarebbe stato dotato, erano stati inviati al Gruppo Trasporti per "dare una mano"; tra i piloti ricordiamo il ten. Giovanni Pittini , il serg.m. Alberto Bernardi ed il serg. Luigi di Cecco . I primi due furono protagonisti di uno dei molti incidenti che tormentarono l'attività del piccolo reparto:
... un giorno ricevetti l 'ordine di trasferire in volo assieme al serg. Bernardi due Ro.41 da Gorizia a Klagenfurth. Era inverno e la neve era caduta abbondante. A circa 10 chilometri dall'aeroporto di Klagenfurth, lungo la valle di Gail, a Bernardi pianta il motore ed è costretto ad un atterraggio di emergenza in zona boschiva e coperta da neve. Vedo la pancia del Ro.41 del mio gregario unta d'olio mentre esegue un rovesciamento. Lo seguo e vedo che capotta nella neve, per fortuna in uno spiazzo privo di alberi. Mi abbasso per vedere se può uscire. Faccio qualche giro a bassa quota. Niente. Trovo un pascolo di mucche recintato e livellato. Passaggio basso e veloce per spaventare il bestiame che mi libera una parte del prato. Scivolata d'ala, tolto motore, atterraggio come Dio vuole, alberi che ti vengono incontro, pedata violenta con imbardata finale e lieve danno alla semiala sinistra che ha toccato il terreno. Tiro un sospiro di sollievo, scendo, accendo una sigaretta e vado a cercare Bernardi. Lo trovo fuori dal suo velivolo, con sangue al naso, paracadute in spalla, ma sano e salvo. Assieme raggiungiamo a piedi una strada asfaltata; passa un camion della Luftwaffe che ci porta all'aeroporto di Klagenfurth ... ten. Pittini.
Agli svariati problemi si aggiunsero con sempre maggiore frequenza veri e propri atti di sabotaggio: uno di questi rimase vittima il m.llo Romandini * il 13.11.1944 nel corso di un volo di trasferimento a bordo di un Nardi FN. 305, a causa della "solita" avaria, precipitò e rimase ucciso in località Pomposa (FE).*In realtà non ci sono prove che si sia trattato di un sabotaggio. Il m.llo Montanari che era partito insieme a Romandini, su un altro velivolo, racconta che, giunti in prossimità di Chioggia si sono trovati di fronte una densa foschia che ostacolava il contatto visivo con il terreno. Montanari ha fatto cenno a Romandini che sarebbe rientrato ma quest'ultimo ha deciso di proseguire comunque. Si dice che il Romandini fu spinto a proseguire, nonostante la situazione meteorologica non favorevole, poiché atteso a Gorizia dalla moglie. A testimoniare le difficoltà nei rapporti italo-tedeschi, è interessante riportare alcuni particolari operativi: nel corso dei trasferimenti in Germania, le carte geografiche con la rotta da seguire e le relative quote da mantenere, erano fornite dai tedeschi e dovevano essere restituite all'arrivo; era tassativamente proibito deviare dal percorso segnato (i caccia erano posti a controllare la rotta); sul campo di arrivo poi era consentita qualche acrobazia (velivolo permettendo), poiché ciò "dava fiducia" agli allievi delle Schulen del campo. Al termine del volo venivano comunque forniti vari generi di conforto (caffé, cioccolata, marmellata ecc.), ma strettamente in proporzione alle ore di volo effettivamente svolte per il trasferimento e, come già accennato, il rientro a Gorizia avveniva via Baltringen – Munchen - Reim con passaggi di fortuna su He111, Ju-52, oppure S.82 o S.79 già della Luftwaffe. In relazione alle condizioni meteorologiche, le rotte da seguire per raggiungere un determinato aeroporto potevano variare.

Contenuti

Iscrizioni:
Alla memoria di Angelo Natale
che riposa in questo lago
e di tutti i caduti dei corsi Vulcano.

VULCANO
ALESSANDRO VINCENZO
ANGOILINI FRANCO
BERNICOLI CARLO
BORGHI GUIDO
CAPPUCCINI ROBERTO
CACCIA GIUSEPPE
CAPOBIANCO ALDO
CAPUTO SALVATORE
CAVALLO ALDO
CRESCENTI GIUSEPPE
DE CORTI ETTORE
DE FELICI C. ALBERTO
DI DONATO GIULIO
DI STEFANO STELIO
FERRANTE LUIGI
GIRARDI PIERINO
GRILLO FRANCO
JAKLIN HUBERT
LOMBARDO VINCENZO
LUCCIOLLI GIUSEPPE
LUMINASI ABDON
MACHI' ANGELO
MAGGINI PIETRO/
MAINETTI MARCELLO
MAUCERI GALILEO
MERTOLI GIOVANNI
MIANO BONAVENTURA
MINECCIA MARIO
MORANDI AURELIO
NEGRO SAVERIO
PADRONI FAUSTO
PELLEGRINO MICHELE
PETRUZZELLI VITO
QUINTILI LUCIANO
RIGHETTI MARIO
ROSSI MANLIO
RUGI LUIGI
SACCHETTA LUIGI
SACCO CARLO
SANSONETTI STEFANO
SANTANGELI AURELIO
SARTORI TULLIO
SCALERA MARIO
SENHERT ADOLFO
SEQUI ETTORE
ZAMBONATI ALBERTO
ZICCARDI SILVESTRO

VULCANO II
BATALONI GIOVANNI
BELLIO LIONELLO
CASADEI CARLO/
D'ANTONIO GIANFRANCO
EL BADRY FARAG
NATALE ANGELO

VULCANO III
BERTOZZI VALTIERO
CORSELLI MAURO/
SCALMANA SERGIO
STOPPANI CARLO
Simboli:
Simbolo dell'Accademia Aeronautica Vulcano (motto: ARDENS "URIT")

Altro

Osservazioni personali:
Informazione non reperita

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