69656 - Cippo in memoria di Renato Gionchetti ed Egidio Sassi

A due giovani partigiani caduti, cippo in marmo su basamento in cemento e pietre.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Morello
Indirizzo:
Morello
CAP:
60047
Latitudine:
43.48892214178582
Longitudine:
12.809200286865234

Informazioni

Luogo di collocazione:
Lato strada
Data di collocazione:
luglio 1988 promotore dell'iniziativa: Anpi di Sassoferrato
Materiali (Generico):
Marmo, Pietra
Materiali (Dettaglio):
Cippo in marmo con iscrizioni e due piccole fasce tricolore al lato.
Stato di conservazione:
Sufficiente
Ente preposto alla conservazione:
Amministrazione comunale
Notizie e contestualizzazione storica:
Ancora il racconto di un evento tragico che ci toccò solo indirettamente. La notte tra il 4 e il 5 luglio a Cerreto d’Esi una pattuglia tedesca sorprese e catturò Renato Gionchetti ed Egidio Sassi. Il primo, un alpino di poco più di vent’anni che era al comando degli ultimi partigiani restati sul San Vicino, stranezze dalla sorte, era figlio di una signora di Sassoferrato che da giovane, al tempo della prima guerra mondiale, era stata fidanzata con Diego Boldrini. Poi s’erano persi di vista e entrambi s’erano sposati. Si rividero quando il comandante “Ferruccio” ritenne di doversi assumere personalmente l’onere di comunicare alla madre la tremenda notizia che il figlio, nato ad Albacina, era stato portato a morire proprio qui. Il secondo era uno studente fabrianese, appena diciassettenne, probabilmente alla sua prima “missione”, sulla carta poco più che una passeggiata…
I due ragazzi, con altri partigiani, erano scesi dalla montagna per ritirare dei materiali e s’erano intrattenuti fino a notte fonda a festeggiare la liberazione con alcuni componenti del CLN cerretano e con i soldati di una pattuglia inglese arrivata da Matelica, già liberata. Rientrati i soldati, si erano addormentati al riparo di un muretto che fiancheggiava l’ingresso al centro storico, sereni, per quella parentesi di ferro e di fuoco giunta ormai alla fine. Per tutti, purtroppo, ma non per loro, che si trovavano ancora, senza saperlo, in una terra di nessuno dove continuava a essere vigente la legge della sopraffazione e del più forte. Quasi certamente qualcuno li indicò o portò fin lì, in silenzio, la pattuglia tedesca, e furono presi con a fianco la loro arma: penso che, come tutti noi, avessero uno sten e qualche bomba a mano. Quando li vide portar via, Giuseppe Chillemi, un loro compagno che era restato di guardia sulla strada della stazione, invece di nascondersi o di fuggire, impegnò i soldati in uno scontro a fuoco nel quale ebbe la peggio: ferito, morì due ore dopo, sulla strada, perché, per pura e sadica azione terroristica, i nazisti impedirono che venisse soccorso. Qualche tempo dopo il comune di Cerreto d’Esi intitolò a questo eroe umile e poco conosciuto della nostra resistenza una strada, a pochi passi dal luogo del suo martirio. L’odissea di Egidio e Renato era invece solo all’inizio. I tedeschi che, appena catturati, li avevano sottratti alla immediata fucilazione richiesta da elementi fascisti del luogo, li trasportarono nella sede di un loro comando dalle parti di Cagli, dove subirono un processo farsa che terminò con la loro condanna a morte. A quel punto agli aguzzini non restava che scegliere il tempo e il luogo in cui eseguire la sentenza, in modo che avesse il massimo e più “utile” impatto, deprimendo le popolazioni ed inviando un monito ai patrioti e agli antifascisti, da cui avvertivano l’odio e la presenza. Dal Cagliese li riportarono a sud fino al Morello, dove i primi giorni del mese avevano collocato un comando di zona per il controllo di quel passo: il loro ultimo presidio sulla vallata del Sentino, prima di abbandonarla arretrando verso Pergola.
Arrivati il 7 o l’ 8, furono rinchiusi nella cantina di un’osteria dove, come mi raccontò l’oste, i tedeschi li malmenarono a lungo, cercando di avere da loro notizie sui partigiani della zona e sui loro comandanti. Poi li trasferirono in una capanna dove passarono gli ultimi cinque o sei giorni, nella crudele attesa che giungesse l’ora della esecuzione, in compagnia di altri due o tre ragazzi di Fabriano ai quali, più fortunati, toccò in sorte solo la deportazione.
Il 14 luglio varcarono per l’ultima volta la porticina della capanna, attraversarono la strada, furono sospinti nel campo sottostante, legati col filo di ferro a due alberi poco distanti uno dall’altro e un ufficiale sparò loro un colpo a distanza ravvicinata. Furono lasciati in vista per almeno due giorni, fino a che si acconsentì che venissero sciolti e seppelliti.
(Alvaro Rossi, Presidente ANPI Sassoferrato)

Contenuti

Iscrizioni:
testo epigrafe: IL / 14 - 7 - 1944 / QUI / PER LA LIBERTÀ / DELLA PATRIA / CADDERO / I PARTIGIANI / GIONCHETTI / RENATO / SASSI / EGIDIO
Simboli:
Informazione non reperita

Altro

Osservazioni personali:
Informazione non reperita

Gallery