10190 - Lapide a ricordo ingresso Alleati e Liberazione – Perugia

Lapide in marmo, posta dal Comitato costituito per il  75° anniversario della Liberazione della città di Perugia dal nazifascismo, in corrispondenza del punto in cui fecero ingresso le truppe dell’8a armata britannica, il 20 giugno 1944.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
Borgo XX Giugno
CAP:
06126
Latitudine:
43.101658
Longitudine:
12.39489

Informazioni

Luogo di collocazione:
Muro di cinta sede Fondazione per l'istruzione agraria della Univesità degli Studi di Perugia
Data di collocazione:
19/06/2019 (collocazione) 20/06/2019 (inaugurazione)
Materiali (Generico):
Marmo
Materiali (Dettaglio):
Interamente in marmo, inciso con caratteri colorati in nero e successivamente levigato. Misure: 100x50 centimetri.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Perugia
Notizie e contestualizzazione storica:
Le truppe dell’8a armata britannica, fecero ingresso in Perugia il 20 giugno 1944. Nonostante i tedeschi, in procinto di ritirarsi, avessero il giorno prima minato e distrutto il crocevia dei Tre Archi, ciò che poteva rappresentare un ostacolo a questo passaggio in direzione dell’Acropoli, una serie di considerazioni tattiche, insieme all’impossibilità di percorrere altre direttrici (come la via che sale da Fontivegge, per giorni battuta dall’artiglieria della Wehrmacht), fecero preferire questo varco. In contemporanea le forze partigiane cittadine, costituite in previsione dell’ingresso alleato a seguito anche di accordi con quei comandi, attingendo fra giovani già in precedenza alla macchia e fra coloro che erano rimasti a dedicarsi all’attività clandestina in città, si davano da fare per scongiurare ulteriori distruzioni da parte dei guastatori tedeschi. Almeno in un caso ci riuscirono, come accaduto con il ponte lungo via Cesare Battisti, che, grazie al loro intervento armato dalla prospiciente piazza Cavallotti, venne soltanto danneggiato.
La pregnanza del luogo proposto per il posizionamento della lapide, nella storia di Perugia e ancora oggi per la cittadinanza tutta, non necessita di ulteriori digressioni; altrettanto superfluo si ritiene sottolineare come per la Liberazione del nostro Paese sia stato imprescindibile l’apporto delle truppe alleate; qualcosa che la storiografia, tutta, anche quella più datata e di matrice resistenziale, non si è mai sognata di sottovalutare.
È stata tuttavia ravvisata, e ciò rappresenta uno dei motivi costitutivi del suddetto Comitato, la mancanza di un segno tangibile che sancisca la straordinaria coincidenza che la Storia ha voluto riservare alla nostra città, facendo corrispondere in data e luogo due eventi cruciali: la ribellione del 1859 e la liberazione dal nazifascismo. Ecco perché si sottolinea la particolare opportunità che la lapide in memoria dell’ingresso delle truppe dell’Impero britannico (forti in quello specifico frangente anche di un corposo contingente indiano) “guardi” idealmente, e a breve distanza, il monumento che celebra l’affrancamento di Perugia e dei perugini dal dominio pontificio. La concomitanza insiste anche sul fatto che entrambi gli episodi hanno rappresentato una conclusione, di fatto, solo parziale: così come il 20 giugno 1859, quando la sollevazione perugina viene stroncata, è solo un preludio all’immissione nel nascente Regno d’Italia, il 20 giugno 1944 si colloca a metà del percorso esaurito solo a fine aprile del 1945. La città da quel giorno fu libera, ma, come accaduto sempre in quei casi, i mesi di lì a venire avrebbero riservato ancora sofferenze e privazioni anche vitali, tali da permanere ancora fortemente impresse nei pochi testimoni rimasti. Non ultimo, sarebbero stati segnati da ulteriori lutti: per altri giorni, le artiglierie tedesche in ripiegamento verso nord avrebbero battuto la città e le immediate vicinanze, per inibire l’avanzamento britannico; nelle settimane e nei mesi successivi, infine, i segni lasciati dalla guerra, sopra e sotto la terra, avrebbero mietuto altre innocenti e inconsapevoli vittime, di ogni età.
Il testo prescelto per la lapide, nella sua prima parte, intende appunto valorizzare il dato storico dell’ingresso delle truppe alleate, sorvolando sulla sovrapposizione di luogo con il 20 giugno 1859 perché è innanzitutto la dimensione spaziale a garantirla. Con la fase conclusiva, come si ritiene altrettanto essenziale, si intende invece porre tale accadimento nel debito rapporto con i precedenti mesi e anni di Resistenza e di azione antifascista.
Sin dagli albori del Ventennio, l’antifascismo militante si mostra a Perugia, priva com’era già allora di una consistente classe operaia, con una duplice anima: quella popolare, dei “borghi” urbani, e quella intellettuale, che faceva riferimento – in genere – alla borghesia e al mondo delle professioni (compreso l’insegnamento scolastico e universitario). Sin da quella fase, come poi sarebbe emerso in maniera palese, e si sarebbe concretizzato, nei mesi della Resistenza, risulta diversificata la connotazione politica, in un amalgama paritetico di più forze che operano non per la propria singola causa, ma per un unico fine comune. È nell’incontro, nel dialogo e nella sintesi fra le due anime dell’antifascismo perugino, capace di attrarre a fine anni Trenta anche i giovanissimi, che si materializza la sua forza. Lo dimostrano, innanzitutto, le scritte murali che coprirono i muri di alcuni luoghi simbolici della città il 6 giugno 1941, con la conseguente feroce e sconclusionata repressione.
Gli eventi tra il luglio e il settembre 1943 chiamano l’antifascismo perugino ad una rapida presa d’atto della situazione, con la necessità di una ri-organizzazione politica clandestina e l’avvio dell’impegno armato. In ciò si concretizza innanzitutto l’opera del CLN provinciale, in essere a partire da inizio ottobre 1943, che vede al suo interno – a differenza del piano nazionale – anche esponenti del Partito repubblicano, elevando così a sette la tradizionale “esarchia” delle forze politiche rappresentate nel Comitato (comunisti, socialisti, azionisti, democristiani, liberali e demolaburisti). In questo consesso, venendo anche incontro ad un’innata e atavica tendenza dei circostanti territori della provincia, si elabora (come in tanti casi in Italia) l’opzione di tenere l’attività armata fuori dalle mura urbiche, riservando a Perugia il ruolo di propulsione e direzione politica. Fra le ragioni che hanno portato all’assunzione di tale decisione, non va sottovalutata la particolare intensità dell’azione delle autorità politiche, amministrative e repressive messa in campo a Perugia dalla RSI e dall’occupante tedesco. In particolare questi ultimi, sin da fine settembre impiantano organismi di Polizia (Aussenkommando) con competenza anche su alcune province vicine e, da inizio aprile 1944, scelgono Perugia come sede per la massima struttura repressiva antipartigiana competente per l’Italia centrale (SS-und Polizeifürer “Mittelitalien”). La capillarità e pericolosità di questi sistemi di controllo e repressione ci è testimoniata, anche, dai numerosi antifascisti militanti e dirigenti politici della Resistenza, costretti a mesi di clandestinità e continui spostamenti fra le nostre campagne e colline, fino all’Appennino.
La suindicata posizione del CLN perugino non significa che di Resistenza, anche in senso armato, non si possa però parlare – a pieno titolo – anche all’interno delle mura urbiche, sebbene a Perugia non si realizzino mai strutture assimilabili ai GAP, come tali pienamente operativi solo nelle maggiori città italiane. Al netto della continua azione politica e organizzativa clandestina, alcuni episodi valgano a chiarire la situazione. A metà ottobre 1943 una retata della rinata polizia fascista al caffè Turreno porta ad arresti e conseguenti, reiterate torture, con – fra l’altro – la morte in carcere di Lucio Passini, non ancora diciassettenne. Ulteriori catture, eseguite pressoché in contemporanea, conducono anche a deportazioni in Germania; poi tutte, fortunosamente, risoltesi per il meglio con il rientro. Altri episodi, anche mortali, di retate o singoli arresti, culminano – anche simbolicamente – ad inizio aprile 1944 con l’arresto in corso Vannucci di Vittorio Bindocci ed Eglo Tenerini, quest’ultimo già partigiano nei mesi precedenti con la “Francesco Innamorati” (formazione nata per volontà del CLN di Perugia, in particolare della sua componente comunista). Condotti in questura per i primi interrogatori, cercano entrambi di fuggire, ma vengono raggiunti da vari colpi di pistola, che risultano mortali per Tenerini, spentosi dopo un mese di agonia in ospedale. Il rastrellamento tedesco del 6 marzo 1944 sulle colline sopra Deruta, a cui Eglo Tenerini era riuscito a sfuggire, era invece costato (oltre a qualche vittima fra i partigiani negli scontri) l’arresto di nove partigiani delle brigate “Leoni” e “Innamorati”, lì operanti: sono quei nomi, fra cui la Medaglia d’oro al Valore militare Mario Grecchi, incisi sulla lapide al Poligono di Tiro in Borgo XX giugno, dove sono stati fucilati. È in quello stesso luogo che, da sempre, il Comune di Perugia concentra la fase conclusiva e più solenne delle celebrazioni del 25 Aprile. A Perugia, giova non dimenticarlo, cresce e forma la sua coscienza politica antifascista, partendo dal magistero di Aldo Capitini, anche Primo Ciabatti, catturato e fucilato dai tedeschi nei pressi di Cagli ad inizio maggio 1944. Ancora: Perugia, come fulcro direzionale dell’attività repressiva del fascismo repubblicano e dell’occupante tedesco, assiste il 28 marzo 1944 alla fucilazione di otto giovani (uno dei quali tuttora non identificato), renitenti e disertori, catturati da truppe della Wehrmacht impegnate non in combattimento, ma in un rastrellamento che aveva investito i territori di Scheggia, Gubbio, Sigillo e Costacciaro il giorno precedente (oltre trenta le vittime, fra inermi civili ed altri più o meno attivamente impegnati nella Resistenza). Accadde in quella che allora era aperta campagna, nei pressi di una villa signorile, a pochi passi da dove oggi sorge il nostro Policlinico. All’edicola che segna il luogo di questa fucilazione, conduce una strada qualche anno fa intitolata proprio ai “Martiri 28 marzo 1944”. Infine, sono le mura perimetrali del nostro cimitero civico ad assistere a due fucilazioni: una a metà febbraio 1944 (un giovane derutese, catturato a Perugia, disertore della GNR), l’altra dieci giorni prima dell’arrivo degli inglesi (un partigiano sloveno, già internato in Umbria, attivo con la formazione operante sulle colline fra Spello e Foligno).
Varie sono le forme in cui, anche la città, è stata coinvolta nella Resistenza; altrettante le storie personali e le motivazioni di coloro che vi hanno preso parte. La gran parte dei luoghi più significativi per l’Antifascismo e la Resistenza da noi ha già avuto una segnatura e riteniamo che sia doveroso attribuirla anche all’elemento che ne ha sancito la sublimazione. Ricordare, cioè, che per la liberazione della nostra città si è sacrificata una seppur minima parte delle decine di migliaia di soldati britannici e di quell’impero, francesi e di quelle colonie, statunitensi, sudamericani e polacchi (al pari di loro coetanei, sempre stranieri, connazionali e non, attivi come partigiani in Umbria e nel resto d’Italia), che hanno dato la loro vita per liberare l’Italia dal nazifascismo.
Un impegno che anche a Perugia non si è concluso con l’ingresso delle truppe alleate, ma è proseguito dal dicembre 1944 nel Gruppo di combattimento “Cremona”, uno dei sei reparti del Regio Esercito ricostruiti e aggregati alle armate angloamericane in Italia negli ultimi mesi di guerra: dei circa cinquecento volontari partiti dall’Umbria, oltre trenta provenivano dalla città di Perugia. Due di loro, i nostri concittadini Valeriano Cucchi ed Enzo Comparozzi, riposano nel cimitero di Camerlona (Ravenna) vicino a tifernati, gualdesi, spellani, folignati e ternani, caduti al fronte con il “Cremona” tra il gennaio e l’aprile 1945.
Tommaso Rossi - ISUC Istituto per la Storia dell'Umbria Contemporanea

Contenuti

Iscrizioni:
20 GIUGNO 1944
LE TRUPPE ALLEATE, ENTRANDO PER QUESTA VIA A PERUGIA
LIBERARONO LA CITTÀ DAL NAZIFASCISMO
COMPLETANDO IL PROCESSO INTRAPRESO DALLA RESISTENZA

ALLIED TROOPS ENTERING PERUGIA ALONG THIS ROUTE LIBERATED THE TOWN FROM
THE NAZI-FASCISTS COMPLETING THE ACTION INITIATED BY THE ITALIAN
RESISRENCE

NEL 75° ANNIVERSARIO, IL COMUNE DI PERUGIA APPOSE

20 GIUGNO MMXIX
Simboli:
Non sono presenti simboli

Altro

Osservazioni personali:
Il Comitato promotore per il  75° anniversario della liberazione della città di Perugia è composto da: Ruggero Ranieri (Fondazione Ranieri di Sorbello), Paolo Augusto Guerri (Unione Modellisti Perugini), Mari Franceschini (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Tommaso Rossi (Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea), Primo Tenca (Società Generale di Mutuo Soccorso), Marco Terzetti (Associazione Nazionale Ex Internati, Sezione Provinciale di Perugia), Gabriela Sabatini (Associazione Italia-Israele di Perugia), Remo Gasperini (Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra e Fondazione ).
La Pietra è stata collocata il 19 giugno 2019 a cura della impresa funebre Ifa Passeri, che si è anche occupata della sua realizzazione. Il 20 giugno 2019 l'inaugurazione alla presenza, fra gli altri, del sindaco Andrea Romizi e del prefetto Claudio Sgaraglia.

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