5174 - Cippo ai partigiani di Boccapignone (SP)

Il cippo in origine era collocato in luogo diverso da quello attuale, qualche chilometro più avanti in direzione Borghetto Vara e fu oggetto di atti vandalici e danneggiamenti (fonte orale del Sig. Mario Paganini, ex Sindaco di Riccò del Golfo e memoria storica vivente). Fu posizionato dove si trova oggi. Attualmente è collocato su un muretto a secco in posizione dominante in prossimità di un precipizio su un’ansa del fiume Vara ed è costituito da un unico blocco di pietra grezza, appositamente levigata nella parete frontale lato ovest per potervi incidere l’epigrafe e i nomi dei partigiani di Boccapignone caduti. Sulla parete laterale lato sud è invece inserita una lastra in marmo, fissata con quattro borchie in metallo brunito, nella quale è ricordato un altro partigiano, Colombo Zavarone il quale, nella confusione degli avvenimenti di quei giorni, non avendo notizie di Ermanno Gindoli e del suo gruppo andò a cercarli e fu quindi trucidato con loro.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Boccapignone
Indirizzo:
Strada Statale 1 Variante Aurelia di La Spezia
CAP:
19020
Latitudine:
44.2205197
Longitudine:
9.753822799999966

Informazioni

Luogo di collocazione:
Piazzuola lato Strada Statale Aurelia sul fiume Vara.
Data di collocazione:
Anni '50
Materiali (Generico):
Marmo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Basamento in pietra con materiale di riempimento, lastre in marmo.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Anpi
Notizie e contestualizzazione storica:
Ermanno Gindoli nasce a San Benedetto (Riccò del Golfo) da Sante e da Gianardi Gemma il 30 marzo 1919. La famiglia viene lasciata dal padre che emigra in America e che non si fa vivo per moltissimi anni, ritornando solo nel dopoguerra. Ermanno studia alla Scuola Elementare di S.Benedetto, quindi nel Collegio di padre Semeria a Monterosso, diplomandosi maestro e scegliendo la carriera militare nell’Esercito. Divenuto sottotenente di complemento presso S.A.U.C. di Rieti il 29 luglio 1944, l’8 settembre 1943 è in tale città. Fatto prigioniero dai tedeschi e collocato su un treno insieme ad altri per essere portato via, riesce fortunosamente a fuggire. Grazie alla gente del luogo viene rifornito di abiti civili, fra cui un mantello da pastore, e giunge infine alla Spezia. Da S.Benedetto, avendo già preso contatto con elementi di “Giustizia e Libertà”, nel marzo 1944 si porta con un nutrito gruppo di giovani a Valditermine (Zeri), dando avvio al movimento resistenziale. Quando nel mese di agosto la Colonna “Giustizia e Libertà” si articola in 6 Compagnie, Gindoli assume il comando della VI Compagnia a Montelama (Rossano). Durante il rastrellamento dei primi di agosto 1944 il suo reparto controlla il lato sud del monte Picchiara e opera in contrattacco spingendosi fino a Chiesa di Rossano. Dopo il rastrellamento è fra i responsabili del servizio d’ordine della vallata e il 28 ottobre 1944 gli è assegnato il comando del 2° Battaglione Zignago. Tra i compiti del Battaglione c’è il servizio di polizia a Pieve, il servizio al campo di lancio del Picchiara e il servizio di avvistamento a Rocchetta. Durante il rastrellamento del 20 gennaio 1945 (v. Scheda via XX Gennaio e Scheda via Monte Gottero nello Stradario del Comune della Spezia) si rifugia sotto il Picchiara, sganciandosi poi verso il basso e portandosi nella zona di Polverara. Fra febbraio e marzo è attivissimo nella ricostruzione del suo battaglione, senza tralasciare attacchi e sabotaggi contro il nemico. Ormai la Liberazione si avvicina: tra il 10 e l'11 aprile 1945 occupa con i suoi partigiani Brugnato e il giorno 12, aiutato anche da un piccolo nucleo del Progetto “Le vie della Resistenza (1943-1945)” Battaglione “Vanni”, attacca la caserma della G.N.R. di Borghetto, costringendola alla resa. Ma a questo punto (anche se ricostruire la fila degli avvenimenti convulsi di quelle giornate non è facile) decide di portarsi verso la curva della Rocchetta, un po’ oltre Borghetto, sul fiume Vara per far brillare le mine che consentano di interrompere la strada al transito dei Tedeschi in ritirata su Genova, obiettivo giudicato militarmente prioritario, come si evince da documenti coevi. La curva è stretta e accentuata, ai piedi di un'alta rupe, affacciandosi a precipizio su un'ansa del fiume Vara, lì profondo e rapido. Con Ermanno Gindoli ci sono il caposquadra dei sabotatori, Oronzo Chimenti, il comandante di compagnia Alfredo Oldoini ed altri due partigiani. Gli altri due partigiani non partecipano di fatto all’operazione perché all’inizio di essa c’è un piccolo incidente per cui un partigiano rimane ferito e viene fatto tornare indietro con l’altro compagno. Lo scopo di far brillare le mine e interrompere la strada è raggiunto, ma probabilmente una piccola sfasatura temporale fa sì che, a differenza delle altre autoblindo saltate per aria, quella di testa riesca a passare e spari contro i sabotatori usciti allo scoperto. Gindoli e Chimenti cadono subito. Oldoini, ferito e con una gamba spezzata, si porta sulla sponda opposta, ma il nemico lo incalza ed egli, cosciente di come ogni difesa sia ormai vana, si uccide. È il 12 aprile 1945. Il 19 aprile 1945 il comandante della colonna "Giustizia e Libertà", Stefano Colombo "Carli", comunicherà che il II battaglione della colonna si chiamerà "Gindoli" e che la VI compagnia prenderà il nome di Alfredo Oldoini. Un cippo è dedicato a A.Oldoini, E.Gindoli e Oronzo Chimenti alla curva della Rocchetta (Borghetto Vara-SP). In tale cippo è ricordato anche un partigiano, Colombo Zavarone, che nella confusione degli avvenimenti, mentre non si avevano più notizie di Ermanno e del suo gruppo era andato a cercarli. Il funerale di Ermanno Gindoli e dei suoi compagni avviene in prima battuta a Suvero. Dopo la Liberazione la bara è esposta nel Palazzo della Questura della Spezia e la cerimonia funebre si tiene nella Chiesa di piazza Brin. A Ermanno Gindoli è dedicata la Scuola Elementare di Riccò del Golfo.

Contenuti

Iscrizioni:
TRE GIOVANI PARTIGIANI
DELLA
COLONNA GIUSTIZIA E LIBERTA'
QUI COMBATTERONO
DRAMMATICAMENTE
INVOCANDO UNA NUOVA ITALIA
E MORIRONO DA CORAGGIOSI
ALLA VIGILIA DELLA FESTA D'APRILE

ERMANNO GINDOLI
COMANDANTE DEL BTG. ZIGNAGO
ALFREDO OLDOINI
COMANDANTE DI COMPAGNIA
ORONZO CHIMENTI
CAPO SQUADRA

COLOMBO ZAVARONE
PARTIGIANO GENEROSO
CADUTO PER SOCCORRERE
ALTRI COMPAGNI
Simboli:
Non sono presenti simboli

Altro

Osservazioni personali:
C'è un vaso portafiori al centro, nella parte bassa.

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