4994 - Cippo ai fucilati della Cannuccia – Jesi (AN)

Cippo in ricordo della fucilazione di sei civili, collocato sul lato destro della strada provinciale che collega Jesi a Santa Maria Nuova 50 metri dopo la scuola della Cannuccia. Il cippo presenta  un parallelepipedo in pietra sormontato da un altro parallelepipedo in marmo con fregi e recante i nomi dei sei fucilati ed infine,  come coronamento, una croce in cemento con frase dedicatoria sulla sua base.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
strada provinciale 362
CAP:
60035
Latitudine:
43.50139430163404
Longitudine:
13.267031250411037

Informazioni

Luogo di collocazione:
Scuola Cannuccia, Bivio per S. Maria Nuova
Data di collocazione:
26 Aprile 1946
Materiali (Generico):
Marmo, Pietra
Materiali (Dettaglio):
La base è in pietra. La struttura soprastante che reca scritti i nomi dei fucilati è stata realizzata in pietra/ marmo di colore leggermente scuro; sopra di essa è collocato un altro basamento con una croce, entrambi in cemento.
Stato di conservazione:
Buono
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Jesi
Notizie e contestualizzazione storica:
L'ultimo tratto della strada statale numero 362 che collega Filottrano a Jesi è la sede di un efferato episodio: la sera del 25 aprile vengono prelevati dalle loro case, nella zona di Castelrosino, da una pattuglia di nazi-fascisti cinque contadini, estranei ad ogni questione politica: i due fratelli Domenico e Luigi Nicoletti, e i tre fratelli Nazzareno, Manlio e Cesare Carbonari; in quanto durante un rastrellamento sono stati trovati nelle loro abitazioni alcuni fucili da caccia (il comando tedesco ha fatto obbligo a tutti i cittadini , pena la morte, di consegnare alle autorità militari qualsiasi arma da fuoco).
I cinque, fra la disperazione dei familiari, sono condotti in Contrada Cannuccia, dove, sempre sorvegliati dai fascisti, hanno trascorso la notte e le prime ore del mattino seguente presso la colonia Pellegrini, sperando fino all'ultimo nella salvezza.
Il 26 aprile, verso le ore 10 del mattino, vengono spinti sull'aia, dove li attende il plotone di esecuzione. In seguito all'intervento del "capoccia" della famiglia Pellegrini, che aveva fatto notare la presenza di donne e bambini in casa, l'esecuzione ha luogo qualche decina di metri più lontano, verso un fossato. Dopo essere stati uccisi a colpi di mitra, i loro corpi restano abbandonati sul posto per parecchie ore e vengono rimossi solo grazie all'intervento del parroco don Ezio Balestra.
Lo stesso giorno, in contrada Piandelmedico durante un rastrellamento, un giovane, Umberto Carletti, cerca di sottrarsi alla cattura dandosi alla fuga, ma viene ucciso da una pattuglia di fascisti.
Sul luogo dell'eccidio i familiari delle vittime fanno inizialmente erigere una stele, di cui oggi restano solo alcuni frammenti. Un altro cippo sarà eretto a cura del Comitato di Liberazione Nazionale di Jesi il 26 aprile del 1946 nel quale si ricordano tutte e sei le vittime del 26 aprile del 1944.
(Liberamente tratto da "Jesi dopo il suo contado" vol. 5 di Costantino Urieli)

Contenuti

Iscrizioni:
ISCRIZIONE A FRONTE SULLA BASE DELLA CROCE:
vissero e non fecero male;
ma il male li sfiorò e li perdette
gloria ad essi, esecrazione ai barbari!
ISCRIZIONE A FRONTE SUL PARALLELEPIPEDO:
CARBONARI CESARE
CARBONARI MANLIO
CARBONARI NAZZARENO
CARLETTI UMBERTO
NICOLETTI DOMENICO
NICOLETTI LUIGI

ISCRIZIONE SUL RETRO DELLA BASE DELLA CROCE:
fucilati dai nazi-fascisti
il 26 aprile 1944 alle ore 10
eretto a cura del C. L. Naz.
di Jesi
il 26-4-1946
Simboli:
non sono presenti simboli.

Altro

Osservazioni personali:
Il monumento è complessivamente ben tenuto.

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