288074 - Lastra a ricordo del sabotaggio dell’Arnodera – Gravere (TO)

Lastra posta dal Comune di Gravere, dall’A.N.P.I. e dalle Comunità Montane Alta e Bassa Valle di Susa e Val Cenischia su un pilone del viadotto ferroviario dell’Arnodera. Essa ricorda l’azione sabotatrice dei partigiani che lo fecero crollare durante la seconda guerra mondiale per ostacolare i trasporti dei tedeschi tra la Francia e l’Italia. Una piccola targa metallica ricorda che la lastra fu inaugurata nel 1997 alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Frazione Arnodera
Indirizzo:
Via Susa
CAP:
10050
Latitudine:
45.124996555651
Longitudine:
7.0458803792469

Informazioni

Luogo di collocazione:
Su un pilone del ponte ferroviario a bordo della strada.
Data di collocazione:
Ottobre 1997
Materiali (Generico):
Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Lastra di pietra grigia. Iscrizioni incise e verniciate di rosso. Targa di metallo.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Gravere, ANPI, Comunità montane alta e bassa Valle di Susa e Val Cenischia.
Notizie e contestualizzazione storica:
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la Val Susa e la linea ferroviaria Torino-Modane divenne di importanza strategica poiché rappresentò per il comando tedesco una fondamentale via di comunicazione tra le zone occupate dell’Italia settentrionale e il resto d’Europa. Per tale motivo i tedeschi si preoccuparono costantemente di mantenere in funzione la ferrovia sulla quale ogni giorno facevano transitare molti treni merci diretti in Francia (carichi di deportati, macchinari, bestiame, risultati di rastrellamenti e razzie nell’Italia occupata) ed altrettanti ne facevano arrivare (carichi di carri armati, cannoni, munizioni e truppe).
Poiché l’intenso traffico ferroviario nemico aggravava sempre più la situazione economica e militare italiana, le forze alleate e partigiane ritennero indispensabile interromperlo ad ogni costo.
A tale scopo ci furono vari tentativi sia con sabotaggi che con bombardamenti dell’aviazione alleata senza però raggiungere gli scopi prefissati. Infatti i tedeschi ponevano celermente rimedio ai danni subiti.
Occorreva quindi procedere ad un sabotaggio in grande stile, tale da fermare i tedeschi per lungo tempo. Per il colpo decisivo fu scelto il viadotto dell’Arnodera, costruito su un profondo torrente all’uscita di una galleria poco a monte di Meana: era a unico binario, in muratura, lungo circa 80 metri, a quasi cinque arcate poggiate su quattro pilastri, di cui quello centrale alto quasi 30 metri.
L’ing. Bellone compilò un progetto tecnico di distruzione. L’operazione ebbe inizio a Villar Dora. Il primo problema da risolvere fu quello di riuscire a portare fino al ponte dell’Arnodera il micidiale carico di esplosivo: i vari presidi nazifascisti in zona, i movimenti continui di blindati, la presenza di spie locali ponevano seri intoppi. Infatti ci furono tre tentativi che andarono falliti.
Alla fine l’esplosivo fu trasportato verso Mompantero con un ingegnoso stratagemma: a Villar Dora ben otto quintali di dinamite sciolta furono collocati in una botte destinata al trasporto dei liquami. L’esterno della botte fu letteralmente coperto di liquame da pozzo nero, con un odore fortemente nauseante. L’incarico di trasportare il carico fu affidato a Vittorio Blandino che arrivò sino a Caprie senza inconvenienti. A Borgone Vittorio riuscì, grazie alla puzza emanata dal carro, a superare il presidio tedesco. A Bruzolo il carro si trovò nel mezzo di due colonne tedesche in procinto di incrociarsi. Una serie di incomprensioni creò una tale confusione che qualche tedesco ebbe l’impressione che fosse in corso un attacco partigiano. Ci furono quindi vari colpi e alcuni raggiunsero la botte piena di dinamite senza per fortuna perforarla. Quando i colpi cessarono Vittorio riuscì a riprendere il viaggio. A Foresto i tedeschi fecero accostare Vittorio per non interferire con i movimenti di un’altra loro colonna che transitava in zona. Passata la colonna, il carro ripartì e raggiunse Mompantero. Lì diversi partigiani attendevano Vittorio e il suo micidiale carico.
Nei due giorni successivi all’arrivo, il 27 e 28 dicembre 1943, l’esplosivo fu trasportato da Remo Favro e Battista Bianco Dolino da Mompantero alla chiesa di S. Saturnino, che è molto vicina al ponte dell’Arnodera, e fu nascosto nella boscaglia. La sera del 28, Vittorio Blandino, Remo Bugnone, l’ing. Bellone e don Francesco Foglia si unirono alla squadra di partigiani composta di diciotto uomini. I partigiani lavorarono intensamente per tre ore per scavare le buche nelle quali collocare le cassette di esplosivo. Sulla massicciata stradale furono aperte sette profonde camere, sino a scalfire la muratura del ponte, disposte nei punti prestabiliti delle quattro arcate a monte. Un’ottava camera, più profonda delle precedenti, fu ricavata al piede dei pilastro centrale entro il greto del torrente. In ogni camera fu deposta una carica di dinamite, che venne poi intasata accuratamente con della terra mista a neve e pietrame. Terminate le operazioni di scavo, i partigiani di Mompantero ritornarono alle loro basi lasciando sul posto quattro uomini (don Foglia, l’ing. Bellone, Vittorio Blandino e Remo Bugnone) che dovevano far brillare le mine. Essi munirono ogni cassetta già innestata con due detonatori e di due spezzoni di miccia. Quindi, all’una del 29 dicembre, accesero le sedici micce che esplosero tutte regolarmente a ritmo serrato, distruggendo il ponte per una lunghezza di oltre 62 metri, mentre il pilastro centrale fu letteralmente polverizzato. I materiali furono lanciati a notevole distanza, mentre il rumore dell’esplosione si propagò nella valle sino a 15 chilometri di distanza.
Il risultato, ottenuto grazie alla scrupolosa organizzazione, fu davvero eccellente: sia il comando tedesco di Torino che gli alleati riconobbero l’eccezionale importanza dell’azione che fu il più importante sabotaggio ferroviario sino allora compiuto dai partigiani nell’Europa occupata.
Per circa tre mesi tutto il traffico ferroviario dei tedeschi fu interrotto sulla linea Torino-Modane, perché la ricostruzione del ponte, intrapresa dal Genio militare tedesco, si protrasse fino al mese di marzo 1944. Tre mesi di totale interruzione della linea significarono un notevole respiro per il movimento partigiano almeno sul fronte ferroviario, la possibilità di riorganizzare le strutture del movimento e l’attivazione di azioni di guerriglia diversificate sul territorio, oltre alla salvezza di migliaia di persone.
Per rendersi conto dell’importanza dell’operazione Arnodera, sotto l’aspetto logistico basti pensare che ogni giorno in Italia entravano, su quella linea ferroviaria, da 3.500 a 4.000 soldati tedeschi, centinaia di carri armati e mezzi pesanti. Per capire la difficoltà enorme di portarla a termine, si tenga a mente che tutte le stazioni ferroviarie da Collegno a Bardonecchia erano occupate e controllate dai tedeschi e soltanto a Susa, a pochissima distanza dal Ponte, stazionavano 800 tedeschi e trenta carri armati.

Fonte: https://www.anpi.it/patria-indipendente/media/uploads/patria/2010/5/19-22_PONTE_ARNODERA.pdf

Contenuti

Iscrizioni:
COMUNE DI GRAVERE
A.N.P.I.
COMUNITÀ MONTANE
ALTA E BASSA VALLE DI SUSA
E VAL CENISCHIA

NELLA NOTTE DEL
29 DICEMBRE 1943
I PARTIGIANI DELLA VALLE
DI SUSA DISTRUSSERO QUESTO PONTE
INTERROMPENDO
LE COMUNICAZIONI MILITARI
DEI NAZI-FASCISTI
TRA L'ITALIA E LA FRANCIA

GLORIA AI COMBATTENTI
DELLA LIBERTÀ

PONTE DELL'ARNODERA
25 OTTOBRE 1997


Sulla piccola targa metallica:
Lo scoprimento di questa lapide
è stato fatto il 18 ottobre 1997
dal Presidente della Repubblica
On. Oscar Luigi Scalfaro

Simboli:
Informazione non reperita

Altro

Osservazioni personali:
Scheda completata da Staff Pietre.

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