Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Strada Cascinare
- CAP:
- 63811
- Latitudine:
- 43.267165211153
- Longitudine:
- 13.714824031721
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- Poco fuori l'abitato di Cascinare, lungo la strada che scende verso la frazione di Bivio Cascinare.
- Data di collocazione:
- 1945 circa
- Materiali (Generico):
- Laterizio, Marmo, Pietra, Altro
- Materiali (Dettaglio):
- La lastra con l’iscrizione è di marmo. La struttura è in parte di laterizio e in parte di cemento. La base è costituita da lastre di pietra.
- Stato di conservazione:
- Buono
- Ente preposto alla conservazione:
- Comune di Sant'Elpidio a Mare. Il monumento presenta delle crepe, tra le quali è decisamente visibile quella che percorre in verticale una delle due semicolonnine. La struttura è circondata da un po’ di sporcizia e rischia di essere sommersa dalla vegetazione.
- Notizie e contestualizzazione storica:
- Il 20 giugno del 1944 la città di Fermo e il Fermano vennero finalmente liberati dall’occupazione nazifascista. Non cessarono tuttavia i fatti di sangue causati dai tedeschi in ritirata.
A Cascinare, frazione di Sant’Elpidio a Mare, tre giovani antifascisti, a quanto pare disarmati, si fecero incontro ai soldati tedeschi. Erano Vincenzo Borraccetti di Cascinare e i due fratelli civitanovesi Silvano e Natalino Mecozzi. Vincenzo e Silvano rimasero uccisi, mentre Natalino, pur colpito alle spalle e ai polmoni, riuscì a sopravvivere.
Lo storico Giacomini, in una delle più importanti opere dedicate alla Resistenza marchigiana, colloca la morte dei due partigiani nell'ambito di un’azione volta a salvare un ponte sull’Ete Morto tra Massa e Mogliano. L’informazione è probabilmente frutto di un errore, perché il fatto avvenne a Cascinare, località non esattamente collocata in prossimità dei paesi citati dallo storico, il cui territorio è attraversato dall’Ete Morto molto più ad ovest rispetto alla zona di Sant’Elpidio a Mare.
A Vincenzo e Silvano fu conferita la qualifica di “Partigiano caduto” il 7 maggio del 1946 ad Ancona. Il primo risulta inquadrato nei GAP di Sant’Elpidio a Mare e il secondo nei GAP di Macerata. A Natale venne riconosciuta la qualifica di “Partigiano ferito” dei GAP di Cascinare il 24 settembre del 1946 a Macerata.
Fonti
Fondo Ricompart - https://partigianiditalia.cultura.gov.it/
Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia, banca dati on-line.
“Luoghi di memoria nelle Marche”, a cura di Carla Marcellini e Chiara Donati, nel sito dell’Istituto Storia Marche.
“Storia della Resistenza nelle Marche”, di Ruggero Giacomini, Affinità Elettive e Centro culturale “La città futura”, 2020.
“L'eccidio di Montalto di Cessapalombo” di Enio Santecchia, per alcuni riferimenti alla vicenda di Cascinare, nel sito di “Patria Indipendente”, giornale on-line dell’ANPI.
Contenuti
- Iscrizioni:
- PER LA LIBERAZIONE DELLA PATRIA
QUI CADDERO IL 20 GIUGNO 1944
BORRACCETTI VINCENZO DI MARIANO
S.ELPIDIO 8 11 1924
MECOZZI SILVANO DI ATTILIO
P.CIVITANOVA 23 12 1925
- Simboli:
- Sulle semicolonne è presente la croce che allude alla resurrezione dell’anima.
Altro
- Osservazioni personali:
- Riportiamo l’intervista a Irene Borraccetti, figlia del fratello di Vincenzo Borraccetti, effettuata e rielaborata dagli studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di primo grado di Casette d’Ete nell’anno scolastico 2023-2024.
- Quali erano le caratteristiche fisiche e caratteriali di Vincenzo?
Bel ragazzo, altezza media (m 1,70); era intraprendente (“se dava da fa’”) come si vede dal gesto che ha compiuto.
- Quanti fratelli aveva?
Aveva quattro fratelli e altrettante sorelle (lui era il terzogenito).
- Che lavoro faceva la sua famiglia? In quale situazione economica si trovavano?
Il padre aveva una piccola cantina/osteria in cui la gente di Cascinare andava a bere e comprare vino (oggi sarebbe un bar). Non erano poveri, ma le bocche da sfamare erano molte. La mamma si occupava dei figli e della casa ed era molto attiva per reperire cibo (farina, latte, uova), soprattutto durante la guerra quando scarseggiava. Anche lei si dava molto da fare dentro o fuori casa (Vincenzo avrà preso da lei?).
- A che età ha smesso di andare a scuola? Che mestiere faceva?
Irene non sa rispondere con precisione. A quell’epoca si arrivava alla terza elementare. Vincenzo avrà terminato l’obbligo scolastico e poi, probabilmente, si sarà messo a dare una una mano nell’attività del padre.
- Che vita faceva? Quali erano i suoi interessi e le sue passioni?
A quell’epoca era tutto diverso da oggi, non c’era tempo per passioni e interessi, bisognava sopravvivere, soprattutto durante la guerra. Sicuramente si interessava alla situazione politica determinata dalla guerra.
- Aveva una fidanzata?
Una ufficiale sicuramente no, ma non si può escludere gli interessasse qualche ragazza di Cascinare.
- Come e perché è diventato partigiano? Aveva un ritrovo con altri partigiani?
In realtà non era un vero e proprio partigiano, non apparteneva ad una banda come altri; a Cascinare c’era la fazione che simpatizzava per i partigiani e quella che stava con nazisti e fascisti. Lui sicuramente stava con i primi. Dove oggi c’è la lapide c’era un rifugio per nascondersi dai bombardamenti (anni dopo i bambini andavano a giocare là dentro); spesso Vincenzo si ritrovava lì con gli amici che la pensavano come lui, come Silvano Mecozzi (l’altra vittima di quel giorno, uno sfollato da Civitanova Marche dove i bombardamenti erano più frequenti e intensi). Quel giorno, sapendo che i tedeschi erano vicini, in uno slancio di entusiasmo giovanile, generoso ma anche poco prudente, si sono avvicinati ai nemici senza armi, nel tentativo di fermarli o rallentarne la fuga, chi lo sa… Furono subito falciati dalle loro mitragliatrici.
- Come e quando hanno ritrovato il suo corpo?
Fu la madre di Vincenzo che fece la scoperta, forse conosceva le intenzioni del figlio e, dopo aver sentito gli spari, si precipitò lì e lo trovò morto. Se lo caricò sulle spalle e lo riportò a casa a qualche centinaio di metri verso Cascinare da dove era accaduto l’eccidio.
- Quando è stato fatto il monumento e chi se ne occupa?
Il monumento fu costruito subito dopo la guerra nel punto dove avvennero i fatti; poi fu spostato un po’, perché la strada che da Bivio va verso Cascinare, divenendo molto più trafficata, venne allargata e asfaltata. All’inizio, la sera del 24 aprile venivano i parenti di Mecozzi da Civitanova per portare una corona di fiori e il giorno dopo lo facevano quelli di Borraccetti; poi durante il mandato del Sindaco Martinelli si decise di fare un’unica manifestazione tutti insieme il 25 aprile. Per quel giorno il Comune si occupa di ripulire e portare i fiori. Per il resto dell’anno se ne occupa Irene con l’aiuto del figlio (i fratelli e le sorelle di Vincenzo ormai non ci sono più o sono molto vecchi).




