Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Corso Antonio De Tullio
- CAP:
- 70122
- Latitudine:
- 41.13197018185
- Longitudine:
- 16.868108169332
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- Palazzo della vecchia dogana, sulle mura del porto.
- Data di collocazione:
- Gennaio 1974
- Materiali (Generico):
- Bronzo, Marmo
- Materiali (Dettaglio):
- Lastra in marmo con iscrizioni bronzee in rilievo.
- Stato di conservazione:
- Ottimo
- Ente preposto alla conservazione:
- Comune di Bari
- Notizie e contestualizzazione storica:
- La pietra ricorda la liberazione della città di Bari dai nazisti che avvenne il 9 settembre 1943. Bari è stata la prima città in Italia a liberarsi da sola dai tedeschi, prima di Napoli, prima di Roma, prima dell’arrivo degli Alleati. 9 settembre 1943 è la data chiave in cui Bari visse una resistenza contro l’occupazione nazista dopo l’armistizio di Cassibile. In quella giornata, civili e militari italiani difesero il porto e impedirono ai tedeschi di distruggere infrastrutture strategiche, sotto la guida di figure come il generale Nicola Bellomo e anche con l’azione di giovani cittadini come Michele Romito. Si è tenuta il 9 settembre 2025, nell’81.mo anniversario, la commemorazione della battaglia di Bari che vide insieme, militari e civili, difendere il Porto e le infrastrutture di comunicazione dal sabotaggio nazista. Quella mattina alla Dogana Vecchia, ai piedi delle lapidi che ricordano i caduti, il sindaco di Bari Vito Leccese ha deposto una corona d’alloro. Alla manifestazione hanno poi preso la parola il prefetto di Bari, Francesco Russo, e Fiorenza Pascazio, sindaca di Bitetto, città insignita della medaglia d’oro al valore civile per la resistenza opposta ai tedeschi, nello stesso giorno. Erano presenti anche il gonfalone della Città di Barletta e il medagliere dell’Anpi provinciale di Bari. A seguire, i partecipanti hanno fatto tappa sulla Muraglia, nel luogo in cui una pietra di inciampo ricorda l’azione dei ragazzi di Bari vecchia e in particolare Michele Romito che lanciando una bomba a mano – fornita dai militari -, riuscì a fermare una autocolonna corazzata della Wehrmacht all’ingresso della città vecchia. Qui l’episodio è stato rammentato da Rosaria Lopedote, presidente della sezione Anpi “Arturo Cucciolla” di Bari, insieme alla assessora alla Cultura di Bari, Paola Romano.
Il coraggio del quindicenne Romito, il coraggio della diciottenne Adriana Di Donato e il coraggio del generale Nicola Bellomo, che organizzò e guidò in prima persona la resistenza, armando anche la popolazione civile, sono stati poi ricordati – con la lettura di tre personali testimonianze – al termine della terza tappa del programma di commemorazione, che si è svolta nel salone del Palazzo delle ex Poste centrali, luogo di un altro episodio di resistenza armata, guidato dal sindacalista dei postelegrafonici Pietro Stallone. Hanno letto i brani tre giovani donne del Coordinamento antifascista di Bari, dopo i saluti del rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini, della vice-sindaca di Bari, Giovanna Iacovone, della rappresentate del Coordinamento antifascista, Susi Locaputo, e di Vito Piazza, della segreteria della Camera metropolitana del Lavoro di Bari. «Noi proseguimmo dal vecchio fortino scavalcando terrazze e precisamente sopra il ponte di S. Nicola, e mentre un camion (tedesco) attraversava detto ponte i sottoscritti lo attaccavano in pieno e poiché vedemmo tanti ragazzi volenterosi di scagliarsi contro incitammo questi a lanciare bombe a mano da noi fornite tanto che il piccolo quattordicenne a nome di Romito Michele abitante in via San Marco 50, con un lancio di una bomba incendiò il camion». Così Mario Trani (Marina militare) in una relazione del 1945, recuperata negli archivi dell’Anpi di Bari, metteva in luce il ruolo di primo piano dei ragazzi della città vecchia nella resistenza antinazista del 9 settembre 1943.
In quella significativa testimonianza si indicavano anche altri luoghi degli scontri tra italiani e tedeschi, il giorno seguente alla firma dell’armistizio con gli Alleati. Nel centro di Bari in via Cairoli, angolo Roberto da Bari, diversi marinai riuscirono a catturare cinque ufficiali e sette militari tedeschi, che furono trasferiti immediatamente al campo di concentramento di via Bitritto nei pressi di Santa Fara.
La reazione popolare al nuovo volto assunto dalla guerra in Italia con la violenta occupazione tedesca, è uno degli aspetti ancora poco conosciuti soprattutto al Sud, della storia della Resistenza. A Bari si registrò una delle prime ribellioni alla strategia nazista di disarmo degli italiani, di distruzione delle più importanti strutture logistiche, porti, apparati di telecomunicazioni, depositi di viveri ed armi e di violenta intimidazione nei confronti dei civili.
Reparti scelti della Wehrmacht, specialisti nelle operazioni di guerriglia nei Balcani furono trasferiti in Puglia nel corso dell’estate ’43 per ostacolare un eventuale sbarco anglo-americano.
L’opera distruttiva dei nazisti nel capoluogo pugliese si dispiegò, nella tarda mattinata del 9 settembre, non solo al porto, dove riuscirono tra l’altro a colpire ed affondare alcune navi (il Genepesca II, il piroscafo Frosinone e la motonave Vanda M9), ma anche in altri punti della città.
Un duro scontro a fuoco si svolse, infatti, al Deposito Genio Militare di via Napoli, ben difeso dai soldati italiani che catturarono quattro militari tedeschi, poi consegnati alla Stazione dei carabinieri di via Mazzini.
Nelle stesse ore della battaglia al porto, guidata dal generale Nicola Bellomo che non esitò ad armare anche la popolazione civile di Bari vecchia, una colonna composta da sette-otto autocarri carichi di truppa tedesca si diresse verso il palazzo delle poste, affianco all’allora Palazzo di Giustizia, in piazza Cesare Battisti. In una relazione della Sezione Militare Censura di guerra si legge che i militari della Wehrmacht attaccarono l’edifico postale, sparando all’impazzata contro l’ingresso di via Nicolai, con l’intento di distruggere «l’amplificatore telefonico» e forse anche la sede di Radio Bari, distante pochi isolati, in via Putignani. Nello scontro assieme alla pattuglia dei carabinieri ed ai militi postali parteciparono circa quindici giovani impiegati che tutti insieme, rispondendo al fuoco, riuscirono a neutralizzare gli aggressori.
Sette militari tedeschi di uno dei camion bloccati, furono catturati e trasferiti al Comando Presidio. Il resto della autocolonna a grande velocità si diresse verso la periferia a Nord di Bari.
Per lungo tempo nel dopoguerra si è tentato di stendere una densa corte di silenzio sulle vicende del 9 settembre 1943 e più in generale sulla guerra disastrosa voluta dal fascismo. Solo nei primi anni Sessanta, Tommaso Fiore e Fabrizio Canfora riuscirono nel Consiglio Comunale di Bari a far approvare la decisione di apporre delle lapidi al palazzo della Dogana, a riconoscimento delle resistenza militare e civile del 9 settembre 1943. Poi di nuovo il silenzio, interrotto nel 2006 dalla decisione dell’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di conferire al capoluogo pugliese la medaglia d’oro al merito civile per il contributo prestato alla lotta di liberazione nazionale.
Le notizie storiche relative alla liberazione di Bari sono tratte dagli articoli “Bari, 9 settembre 1943. La prima città in Italia a liberarsi da sola dai tedeschi”, dal sito http://www.anpi-bari.it/bari-9-settembre-1943-la-prima-citta-in-italia-a-liberarsi-da-sola-dai-tedeschi/ e “Bari, 9 settembre 1943 «Bombe dalla muraglia per cacciare i nazisti» di Vito Antonio Leuzzi, dal sito https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/301280/bari-9-settembre-1943-bombe-dalla-muraglia-per-cacciare-i-nazisti.html.
Contenuti
- Iscrizioni:
- ALL’INDOMANI DELL’ARMISTIZIO LIBERATORE
IL NOVE SETTEMBRE DEL MILLENOVECENTOQUARANTATRE
UN POPOLO DIVISO E SFIDUCIATO
RITROVATA LA SUA UNITA’
NELLA DIFESA DEL PROPRIO SUOLO E DEI PROPRI BENI
DALLA FURIA DISTRUTTRICE
DEL SOLDATO NAZISTA
NON ESITO’
AD AFFRONTARE LA LOTTA
AD ARMI IMPARI
QUANDO DI QUI
DAI CANCELLI DEL PORTO ALLA DOGANA
DALLA CHIESA DI SANTA CHIARA ALL’ARCO DI SAN NICOLA
NEL CUORE
DI BARI VECCHIA PROIETTATA SUL MARE
UN PUGNO DI ARDIMENTOSI
RAGAZZI SOLDATI MARINAI E VIGILI URBANI
COSTRINSE
IL GIA’ TRACOTANTE NAZISTA
A RIPIEGARE
ACCENDENDO
COI SUOI MORTI E I SUOI FERITI
PRIMA SCINTILLA
DI UNA GRANDE FIAMMATA
NEL GENNAIO DEL MILLENOVECENTO SETTANTAQUATTRO
A TRENTUNO ANNI
DALL’EVENTO
I CONCITTADINI MEMORI
POSERO
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- Non sono presenti simboli.
Altro
- Osservazioni personali:
- Informazione non reperita









