290785 - Lapide ai partigiani Mario Barbieri e Federico Martini – Pione di Bardi (PR)

La lapide è posta nella frazione di Pione per ricordare i due partigiani che furono fucilati dai tedeschi il 14 luglio 1944. E’ stata realizzata nel 40° Anniversario del loro sacrificio per volontà degli ex partigiani di Mezzani (PR). Si tratta di una lastra rettangolare di marmo collocata ai piedi del campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta, sostenuta ad ogni angolo da un perno di bronzo a forma di croce. L’epigrafe è formata da caratteri di bronzo in rilievo e riporta i nomi dei due Caduti (in ordine di data di nascita), la sigla della provincia di provenienza di ciascuno, la data di fucilazione, quella di riesumazione dei loro corpi e quella di posa della lapide. L’epigrafe ricorda, inoltre, anche un altro partigiano, Bruno Pelizzi, caduto in combattimento lo stesso giorno in località Cremadasca (Bardi), riportandone oltre al nome, la provincia di provenienza e l’onorificenza conseguita, ovvero la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Frazione Pione
Indirizzo:
CAP:
43032
Latitudine:
44.617660393077
Longitudine:
9.6319674357546

Informazioni

Luogo di collocazione:
Alla base del campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta.
Data di collocazione:
25 aprile 1984
Materiali (Generico):
Bronzo, Marmo
Materiali (Dettaglio):
Marmo per la lapide. Bronzo per i caratteri in rilievo che formano l’epigrafe, per la stella a cinque punte, per i quattro perni di sostegno e per il listello con incisi motivi decorativi che divide le due parti dell’epigrafe.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Bardi
Notizie e contestualizzazione storica:
Dal libro di Massimo Storchi “Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi” pagg. 196/98, 206 (le note tra parentesi e alcune correzioni sono mie).

Alla fine del Giugno 1944 l’aumentata attività partigiana in montagna, che minacciava le linee strategiche di comunicazione attraverso l’Appennino (la Strada Statale 62 della Cisa, la 63 del Cerreto e la 12 dell’Abetone) spinse la Luftwaffe – che aveva il proprio comando a Salsomaggiore Terme (PR) – a progettare e mettere in pratica una serie di operazioni denominate “Wallenstein” (dal nome del condottiero delle armate cattoliche nella Guerra dei Trent’anni). Il comando fu assunto dal generale (generalmajor, NdS) Walter Von Hippel, comandante della contraerea (25a Flak-Division, NdS).
Le operazioni si svolsero in tre fasi distinte:
a) Wallenstein I (30 Giugno – 7 Luglio 1944) nel territorio tra la Statale 62 a ovest, la Via Emilia tra Parma e Reggio Emilia a nord, la Statale 63 a est e la strada Fivizzano-Pontremoli (in provincia di Massa-Carrara) a sud.
b) Wallenstein II, investì successivamente l’area intorno a Bardi, Borgo Val di Taro, Bedonia, Varsi, tutte in provincia di Parma.
c) Wallenstein III (30 Luglio – 10 Agosto 1944) colpì, nel Reggiano e nel Modenese, l’area della “Repubblica di Montefiorino”.
Si trattò di operazioni di grandi dimensioni, furono impiegate, secondo fonti tedesche, almeno 5000-6000 uomini: militari provenienti da reparti di retrovia, non necessari al fronte, in gran parte uomini dell’aviazione (antiaerea in particolare), ma anche di reparti delle trasmissioni e dei servizi logistici aeroportuali, inquadrati in reparti recuperati dall’Italia centrale o provenienti da Liguria, Piemonte e pianura Padana. Fra essi anche reparti di polizia che presidiavano i passi appenninici e le truppe da fortezza della zona di La Spezia.
(…) La strategia offensiva tedesca non prevedeva più un’azione concentrata su singoli obiettivi ma l’attacco ad ampio raggio e ripetuto sui centri maggiori, il rastrellamento sistematico di civili maschi, il saccheggio di bestiame e la distruzione dei raccolti. Non si trattava di veloci puntate, come in primavera, ma di azioni condotte da truppe che si trattenevano sul territorio (nel caso della terza fase della “Wallenstein III” dal 30 Luglio al 10 Agosto 1944) dove gli obiettivi erano stati individuati con un preventivo lavoro di intelligence.
(…) Per raggiungere questi obiettivi le truppe tedesche non esitarono a replicare su ampia scala la tattica di guerra ai civili, e se non si verificarono eccidi concentrati di rilevanti proporzioni (…) nell’arco del mese durante il quale la montagna reggiana fu sotto attacco l’uccisione di civili fu una costante in tutto il teatro dell’operazione.
(…) La popolazione civile maschile era uno degli obiettivi e come tale veniva colpita, senza discriminazione di età o provenienza. Si fucilarono uomini a piccoli gruppi, colpiti singolarmente e a caso, configurando quella che può essere definita una strage diffusa.
(…) La strategia adottata dai tedeschi con le Operazioni Wallenstein, pur non concordata con le autorità fasciste, colse pienamente, anche se temporaneamente, gli obiettivi previsti: fu acquisita a forza una certa quantità di manodopera necessaria all’economia del Reich, fu interrotta l’esperienza della zona libera di Montefiorino, mentre le formazioni partigiane, dopo lo sbandamento, tornarono all’azione solo ai primi di Settembre dopo una completa riorganizzazione (…), dovendo oltretutto recuperare in buona parte il rapporto con la popolazione civile che vedeva nella presenza partigiana – e nella sua incapacità a resistere all’attacco tedesco e difendere i paesi – uno dei motivi della tragedia abbattutasi sull’Appennino.

In questo contesto, il 14 Luglio 1944, i tedeschi fucilarono dinanzi alla Chiesa di Santa Maria Assunta, a Pione di Bardi, due partigiani appartenenti alla 12a Brigata Garibaldi “Fermo Ognibene”: Mario Barbieri (“Manzo”) e Federico Martini.

I Caduti:
1. Mario Barbieri (“Manzo”), nato il 27 Maggio 1924 a Crevalcore (Bo), ivi residente; bracciante. Il suo nome compare nella stele ai Caduti della II Guerra Mondiale di Crevalcore, in Via G. Matteotti (vedi scheda 95607 di questo stesso sito) ed è ricordato anche nel Sacrario dei Caduti per la Libertà di Piazza del Nettuno, a Bologna (nel sito “Storia e Memoria di Bologna” la data di nascita è fatta risalire al 27 Aprile 1924).
2. Federico Martini (“Mina”), nato 10 Gennaio 1923 a Castelbelforte (Mn).
3. Bruno Pelizzi (“Dena”), nato il 17 Settembre 1924 a Parma, nel popolare quartiere dell’Oltretorrente; meccanico. Partigiano appartenente alla 31a Brig. Garibaldi “Eugenio Copelli” (nella banca dati dei Caduti della Resistenza parmense presente sul sito dell’Istituto Storico della Resistenza di Parma la formazione di appartenenza risulterebbe la 12a Brig. Garibaldi “F. Ognibene”). Proveniente da una famiglia antifascista, già da giovanissimo era entrato a far parte delle organizzazioni clandestine. Prima dell’armistizio dell’8 Settembre si trovava militare a Belluno, presso il Deposito del 14° Reggimento del Genio. Sfuggito alla cattura dei tedeschi e ritornato a casa, conseguentemente alle sue idee, entrò a far parte del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Partito comunista. Rispose ai bandi di reclutamento emessi dalla Repubblica Sociale Italiana con lo scopo di fare propaganda antifascista fra le reclute e per sottrarre armi da portare ai partigiani in montagna. Sospettando di essere stato scoperto, raggiunse i compagni entrando nel Distaccamento garibaldino “Griffith”. Il 14 Luglio 1944, a Cremadasca, nel territorio di Bardi, vicino a Pione, il suo gruppo si trovò accerchiato dai tedeschi impiegati in una vasta operazione di rastrellamento, denominata “Wallenstein II”. Per permettere ai compagni di sganciarsi, Pelizzi assaltò da solo con bombe a mano la postazione di mitragliatrice che ne impediva il ripiegamento. Riuscì nell’intento, ma fu a sua volta colpito ed ucciso. Per questo suo generoso gesto, verrà insignito della medaglia d’Oro al Valor Militare “alla Memoria”. E’ ricordato da una lapide sul luogo della sua morte, a Cremadasca ed il suo nome figura anche nella lapide dedicata agli antifascisti ed ai partigiani dell’Oltretorrente caduti per la Libertà, in Borgo Pier Antonio Bernabei, a Parma (vedi scheda 5545 di questo stesso sito).

FONTI:
• Marco Minardi, “Memorie di Pietra. Monumenti alla Resistenza, ai suoi caduti e alle vittime civili durante l’occupazione militare tedesca nella provincia di Parma”, Ass.ni Partigiane della Provincia di Parma ALPI-ANPI-APC, Com. di Parma, Amm. Prov. di Parma, Fond. Monte di Parma, Grafiche STEP, Parma 2002.
• Massimo Storchi, “Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi”, Imprimatur, Reggio Emilia 2016.
• www.storiaememoriadibologna.it

Contenuti

Iscrizioni:
NEL 40° ANNIVERSARIO
DELLA FUCILAZIONE DEI PARTIGIANI
MARTINI FEDERICO MN
BARBIERI MARIO BO
QUI COMPIUTA IL 14 7 1944 DAI NAZISTI
IL DISTACCAMENTO PO
PARTIGIANI DI MEZZANI PR
A RICORDO POSE
PER AVERNE RIESUMATO I RESTI IL 15 8 1944

UNENDOLI AL CADUTO MED. D’ORO
BRUNO PELIZZI PR

PIONE 25 4 1984
Simboli:
Sopra l’epigrafe, in posizione centrale, è applicata una stella a cinque punte in rilievo realizzata in bronzo. Essa è il simbolo delle Brigate Garibaldi, le formazioni organizzate dal Partito comunista a cui appartenevano questi tre caduti.
Le due parti dell’epigrafe sono divise da un listello di bronzo con incisi motivi decorativi.
I perni di sostegno della lapide sono a forma di croce.

Altro

Osservazioni personali:
Le immagini risalgono al mese di settembre 2018.

Coordinate Google Maps:
44.6175423, 9.6320468

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