Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Via G. Mazzini, 34
- CAP:
- 10123
- Latitudine:
- 45.061903041069
- Longitudine:
- 7.6867564660075
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- Sul marciapiede di fronte al portone di ingresso di via Mazzini, 34, Torino.
- Data di collocazione:
- 20 gennaio 2026
- Materiali (Generico):
- Ottone, Pietra
- Materiali (Dettaglio):
- Cubo di porfido ricoperto da una piastra di ottone sulla faccia superiore, su cui è incisa la dedica. Misura della piastra in ottone: 10x10 cm.
- Stato di conservazione:
- Ottimo
- Ente preposto alla conservazione:
- Museo Diffuso della Resistenza e Municipio di Torino
- Notizie e contestualizzazione storica:
- Giuseppe Jarach (Venezia, 6 marzo 1867) ed Emma Todesco (Venezia, 13 maggio 1873 - figlia di Elio Todesco e Anna Dallaniann) rappresentano una delle tante testimonianze del tragico destino delle famiglie ebree italiane durante l'occupazione nazifascista. La coppia, di origini veneziane, aveva scelto Torino come propria città, stabilendosi in via Mazzini 34.
La loro vita, in età ormai avanzata, subì una drammatica interruzione il 15 maggio 1944, quando furono arrestati a Torino. In quel periodo, la città era sotto il controllo della Repubblica Sociale Italiana e delle forze tedesche, che operavano sistematici rastrellamenti della popolazione ebraica. Dopo l'arresto, Giuseppe ed Emma furono inizialmente detenuti nelle carceri torinesi, per poi essere trasferiti al campo di transito di Fossoli, vicino a Carpi (MO), che fungeva da principale centro di raccolta per i deportati destinati ai campi di sterminio del Reich.
Il 26 giugno 1944, i coniugi furono caricati sul convoglio n. 13, uno dei numerosi treni della morte che partirono dall'Italia. Il viaggio verso la Polonia durò quattro giorni: il convoglio giunse al campo di sterminio di Auschwitz il 30 giugno 1944. All'arrivo, Giuseppe (che aveva 77 anni) ed Emma (71 anni) furono probabilmente selezionati immediatamente per le camere a gas, data la loro età avanzata. Nessuno dei due sopravvisse alla Shoah.
A distanza di oltre ottant'anni, la città di Torino ha voluto rendere omaggio alla loro memoria. Il 20 gennaio 2026, nell'ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria, sono state posate due pietre d'inciampo (Stolpersteine) davanti alla loro ultima residenza, in via Mazzini 34.
L'iniziativa è stata promossa dal Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, con l'obiettivo di restituire un nome e una storia individuale a chi fu vittima della ferocia nazifascista, incidendo nel tessuto urbano un monito perenne contro l'indifferenza.
Le pietre d'Inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono un'iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti e vittime del nazismo: un piccolo blocco quadrato di pietra (10×10 cm), ricoperto di ottone lucente, posto davanti alla porta della casa nella quale il deportato ebbe ultima residenza. Ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte.
Contenuti
- Iscrizioni:
- QUI ABITAVA
GIUSEPPE
JARÀCH
NATO 1867
ARRESTATO 15. 5. 1944
DEPORTATO 26. 6. 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATO 30. 6. 1944
QUI ABITAVA
EMMA
TODESCO
NATO 1873
ARRESTATA 15. 5. 1944
DEPORTATA 26. 6. 1944
AUSCHWITZ
ASSASSINATA 30. 6. 1944
- Simboli:
- Le pietre d’inciampo restituiscono la storia individuale e ridanno identità a chi fu privato del proprio nome a causa dell’ideologia nazifascista. Allo stesso tempo, ricostruiscono la memoria delle città attraverso i luoghi da cui le persone furono costrette a fuggire, quelli in cui furono arrestate o dove abitavano prima di unirsi alla lotta partigiana, così come i deportati nei campi di concentramento nazisti.




