Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Piazza Roberto Lepetit, 1
- CAP:
- 22037
- Latitudine:
- 45.82400959877
- Longitudine:
- 9.2204337356672
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- Muro esterno di un palazzo signorile che affaccia su Piazza Lepetit, a Lezza.
- Data di collocazione:
- Informazione non reperita
- Materiali (Generico):
- Marmo
- Materiali (Dettaglio):
- La lastra è in marmo chiaro. Le scritte, incise nella pietra, sono ripassate in nero.
- Stato di conservazione:
- Ottimo
- Ente preposto alla conservazione:
- Ente municipale
- Notizie e contestualizzazione storica:
- La Storia della Liberazione dall'occupante nazista e da quei fascisti che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, decisero di andare avanti al fianco dell'invasore, delinea l'evoluzione storica e l'impegno civile di tutto il Triangolo Lariano, area che si incunea nel lago omonimo a separare i rami di Como e di Lecco. In quest'area, il comune di Ponte Lambro (CO), nacque dall'unificazione di antichi nuclei (Ponte, Busnigallo, Fucina, Lezza e Mazzonio) dopo la costruzione di un ponte sul fiume Lambro, che finalmente ne permetteva un facile attraversamento.
La popolazione locale e i militari ribellatisi al regime si organizzarono in bande partigiane, tra le prime in Italia a combattere per la liberazione. La Resistenza locale si identifica principalmente con la Brigata Puecher, intitolata a Giancarlo Puecher Passavalli: il primo partigiano in Italia a essere insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Altra figura di spicco di questo territorio fu Roberto Enea Lepetit, detto “Roby”, nato a Lezza (Como) il 29 agosto 1906, figlio di Emilio Lepetit e di Bianca Moretti. Il padre Emilio, nato a Milano nel 1869, si occupò assieme al fratello Roberto dell’impresa chimico-farmaceutica di famiglia, la “Lepetit”.
Alla morte del genitore, il giovane Roberto fu obbligato a lasciare gli studi classici e ad affiancare lo zio omonimo nella conduzione della ditta, finché gli succedette nel 1928.
Per necessità professionali, nel 1930 si iscrisse al Partito nazionale fascista, sebbene da sempre fosse stato di ideali antifascisti, criticando spesso la politica del regime mussoliniano. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì convintamente al Partito d’azione (del quale da mesi già leggeva e diffondeva tra i più stretti collaboratori il giornale pubblicato clandestinamente, Italia Libera): da quel momento, prese parte attivamente alla Resistenza. Entrato in contatto con il Comitato di liberazione nazionale milanese, iniziò a sovvenzionarlo economicamente e a fornire medicinali.
Lepetit in breve tempo maturò una tale avversione al fascismo, e in modo così poco nascosto, che nel 1942 fu espulso dai Fasci. In quell’anno ebbe i primi contatti clandestini con esponenti del Comitato di Liberazione Alta Italia, e si avvicinò al Partito d’Azione. Alla fine del 1942, come tanti, fu costretto dalla guerra a sfollare da Milano. Si trasferì a Garessio, nel cuneese, dove già era attivo un centro di produzione della Lepetit, con la famiglia e il personale dell’Azienda milanese, che fino alla fine cercò di sostenere con interventi concreti. Ma mentre si allontanava dai bombardamenti alleati, si venne a trovare nel bel mezzo di una durissima guerriglia partigiana. In Piemonte, Lepetit appoggiò la Resistenza locale con svariati interventi. La sede di Garessio della Lepetit divenne un punto di appoggio fondamentale per i combattenti della Liberazione.
Alla fine di novembre 1943 i tedeschi arrivarono in forze e occuparono il paese. Lepetit dal suo arrivo aveva già dato il suo contributo: nascose ed aiutò a fuggire un gruppo di ben 360 jugoslavi, prigionieri in un campo di concentramento nella valle, ed aveva stretto rapporti con i partigiani della Val Casotto.
Nel maggio del 1944 si trasferì a Rho (Milano), e sostenne il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia, elargendo importanti sovvenzioni in denaro; in quel periodo conobbe Ferruccio Parri, capo del primo governo italiano del dopoguerra ispirato dai movimenti della Resistenza, e con lui ebbe rapporti di reciproca stima.
La sera del 24 maggio creò una squadra interna all’impresa di famiglia, con due nuclei di volontari addestrati, l’uno di operai e l’altro di impiegati, la SAP “Roberti”, che prenderà successivamente parte alle insurrezioni dell’aprile 1945.
Roberto Lepetit non fu il solo membro dell’alta borghesia milanese e lombarda che presero parte in vario modo alla lotta di liberazione: si pensi al ruolo di primo piano che ebbero moltissimi, come Giustino Arpesani, Cesare Merzagora, Enrico Falck, Aldo Borletti, o i più giovani Paolo Brichetto, Leopoldo Zambeletti e Guglielmo Mozzoni e tanti altri che portarono all’interno del movimento il proprio contributo. […] È soprattutto attraverso la mediazione liberale, oltre a quella democristiana, che confluirono temporaneamente nella Resistenza anche taluni esponenti e gruppi della grossa borghesia: uomini come Alfredo Pizzoni, Cesare Merzagora, Enrico Falck e Aldo Borletti non solo finanziarono la lotta, ma partecipano direttamente al moto cospirativo. Tra essi, Roberto Lepetit pagherà con la vita la sua adesione alla Resistenza.
Il 29 settembre 1944 su delazione venne arrestato dai nazifascisti: fu prelevato direttamente dall'ufficio e trasportato prima all’Hotel Regina a Milano, quartier generale delle SS, poi al carcere di San Vittore, dove venne sottoposto a estenuanti interrogatori e torture. A metà ottobre fu trasferito nel campo di transito di Bolzano, un mese dopo venne deportato nel lager di Mauthausen, con il numero di matricola 110300. Dalla prigionia a Bolzano, Roberto Lepetit scrisse numerose lettere alla moglie Hilda; inoltre, riuscì a organizzare una farmacia interna clandestina e a mantenere contatti con i referenti milanesi della Resistenza. Spostato nel sottocampo di Melk e ricoverato per tubercolosi, ad aprile del 1945 venne traslocato nel campo di concentramento di Ebensee, dove morì di stenti, probabilmente il 4 maggio 1945: all’epoca, non aveva ancora compiuto trentanove anni.
Nel 1948 a Ebensee, sopra la fossa comune nella quale vennero gettati i corpi di 1179 vittime (tra questi, verosimilmente, pure quello di Roberto Lepetit), fu inaugurato un monumento progettato dall’architetto e designer Gio Ponti (1891-1979), fortemente voluto dalla vedova di Roberto, Hilda; la monumentale croce reca incisa, in tre lingue, la frase “AL MARITO QUI SEPOLTO / COMPAGNO EROICO DEI MILLE MORTI CHE INSIEME RIPOSANO / E DEI MILIONI DI ALTRI MARTIRI DI OGNI TERRA E DI OGNI FEDE / AFFRATELLATI DALLO STESSO TRAGICO DESTINO / UNA DONNA ITALIANA DEDICA / PREGANDO PERCHÉ COSÌ IMMANE SACRIFICIO / PORTI BONTÀ NELL’ANIMO DEGLI UOMINI”.
A Roberto Lepetit è dedicata una lastra commemorativa a Milano, in Via Roberto Lepetit 8, la sede del suo lavoro dove fu arrestato. Sempre a Milano, in via Benedetto Marcello, è stata posta una Pietra d'Inciampo in memoria della sua deportazione e morte nei campi di concentramento nazisti. Con lo stesso intento, il 28 gennaio 2026 una Pietra d'Inciampo è stata posta a Ponte Lambro, nel cortile dell'Istituto Comprensivo Statale (in Via Roma 25).
Contenuti
- Iscrizioni:
- ROBERTO LEPETIT
PATRIOTA, MEDAGLIA D'ARGENTO.
NACQUE A LEZZA IL 29 · 8 · 1896
FU UOMO E CITTADINO ESEMPLARE
MORI' PER L'ITALIA E LA LIBERTA'
IL 4 · 5 · 1945 AD EBENSEE
NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO
- Simboli:
- Informazione non reperita
Altro
- Osservazioni personali:
- Nonostante l'iscrizione riporti la dicitura Medaglia d'Argento, non ci sono ad oggi riscontri ufficiali nei decreti ministeriali o nei registri dell'Istituto del Nastro Azzurro. È ipotizzabile che la dicitura si riferisca a un riconoscimento alla memoria attribuito in sede locale dai comandi partigiani o dal CLN nell'immediato dopoguerra, non formalizzato successivamente a livello ministeriale. Di questo si trova conferma nella Scheda Biografica redatta dal Comitato Provinciale di Milano dell’ANPI, che riporta: "[Roberto Lepetit] E' stato proposto per la medaglia d'argento al V.M. sul campo".
FONTI Principali
Susanna Sala Massari: Roberto Lepetit. Un industriale nella Resistenza, Archinto Editore, 2015RCS Libri S.p.A., Milano
T. Piffer: Il Banchiere nella Resistenza, Alfredo Pizzoni il protagonista cancellato della Guerra di Liberazione. Cit. in: Susanna Sala Massari: Roberto Lepetit. Un industriale nella Resistenza, pag. 81.
A.N.P.I. Comitato Provinciale di Milano – Roberto Lepetit
Terra di Memorie: Lapide in memoria di Roberto Lepetit a Milano
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato Provinciale di Milano: Scheda Biografica del Caduto Partigiano Lepetit Roberto
ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi Nazisti): Breve Storia del “Monumento Lepetit”
ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi Nazisti): Roberto Lepetit, Industriale, Partigiano, Deportato
Roberto Lepetit è anche ricordato nelle pietre:
- 282816 - Lapide a ricordo dei Caduti in Zona 3 – Milano
- 187463 - Ai Caduti per la Libertà – Loggia dei Mercanti – Milano
- 121258 - Monumento ai Caduti nei Lager in Germania – Milano



