296760 - Lapidi ai Caduti dell’eccidio di Strela – Compiano (PR)

Il 19 luglio 1944, nell’ambito dell’operazione antipartigiana denominata “Wallenstein II”, soldati tedeschi trucidarono a Strela, frazione del comune di Compiano, 2 religiosi, 3 partigiani e 12 civili. In loro memoria sono state realizzate due lapidi, una nell’immediato dopoguerra e l’altra il 19 luglio 1984, in occasione del 40° anniversario dell’eccidio. Entrambe si trovano affisse all’esterno del muro di cinta del locale cimitero: quella più vecchia a sinistra del cancello d’entrata e l’altra a destra dello stesso. La prima è una lastra rettangolare di marmo poggiante su due piedini trapezoidali dello stesso materiale e sostenuta nella sua parte superiore da due perni di ferro. L’epigrafe reca incisi la data dell’eccidio e i nominativi dei Caduti, seguiti dal loro luogo d’origine, prima quello del parroco, poi quello dell’altro sacerdote e, a seguire in ordine alfabetico, quelli delle altre vittime. La lapide è percorsa al suo interno da una cornice con scolpite in bassorilievo foglie di mirto, che si interrompe ai quattro angoli con altre incisioni di natura vegetale, realizzate in sempre in bassorilievo ed inscritte in un quadrato. Nella parte superiore della lapide, in posizione centrale, è incisa in bassorilievo una croce cristiana inscritta in un cerchio e avvolta dalle foglie di mirto della cornice che per circa metà della sua circonferenza fuoriesce dal bordo della lapide. Tutte le iscrizioni sono state riempite con vernice di colore nero. L’altra “memoria” è una lastra rettangolare di pietra levigata sostenuta da tre perni di ferro al muro del cimitero (due laterali ed uno superiore). L’epigrafe è stata realizzata mediante caratteri di bronzo in rilievo e ricalca la disposizione dei Caduti come nell’altra lapide. In più sono riportati gli Enti committenti (Comune ed Associazioni partigiane) e la data di posa.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Strela
Indirizzo:
Piazza Caduti di Strela
CAP:
43053
Latitudine:
44.51353129421
Longitudine:
9.6901734173298

Informazioni

Luogo di collocazione:
Ai lati dell'ingresso del locale cimitero.
Data di collocazione:
Una delle due lapidi è stata inaugurata il 19 Luglio 1984.
Materiali (Generico):
Bronzo, Marmo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Per la prima lapide: marmo per la realizzazione della stessa, compresi di due piedini di appoggio; ferro per i due perni di sostegno; vernice di colore nero a riempimento dei caratteri dell’epigrafe.
Per la seconda lapide: pietra levigata per la realizzazione della stessa; bronzo per i caratteri in rilievo che compongono la lapide; ferro per i tre perni di sostegno.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Compiano e Associazioni partigiane
Notizie e contestualizzazione storica:
Dal libro di Massimo Storchi “Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi” pagg. 196/98, 206 (le note tra parentesi e alcune correzioni sono mie).

Alla fine del giugno 1944 l’aumentata attività partigiana in montagna, che minacciava le linee strategiche di comunicazione attraverso l’Appennino (la Strada Statale 62 della Cisa, la 63 del Cerreto e la 12 dell’Abetone) spinse la Luftwaffe – che aveva il proprio comando a Salsomaggiore Terme (PR) – a progettare e mettere in pratica una serie di operazioni denominate “Wallenstein” (dal nome del condottiero delle armate cattoliche nella Guerra dei Trent’anni). Il comando fu assunto dal generale (generalmajor, NdS) Walter Von Hippel, comandante della contraerea (25a Flak-Division, NdS).
Le operazioni si svolsero in tre fasi distinte:
a) “Wallenstein I” (30 giugno – 7 luglio 1944) nel territorio tra la Statale 62 a ovest, la Via Emilia tra Parma e Reggio Emilia a nord, la Statale 63 a est e la strada Fivizzano-Pontremoli (in provincia di Massa-Carrara) a sud.
b) “Wallenstein II”, investì successivamente l’area intorno a Bardi, Borgo Val di Taro, Bedonia, Varsi, tutte in provincia di Parma.
c) “Wallenstein III” (30 luglio – 10 agosto 1944) colpì, nel Reggiano e nel Modenese, l’area della “Repubblica di Montefiorino”.
Si trattò di operazioni di grandi dimensioni, furono impiegate, secondo fonti tedesche, almeno 5000-6000 uomini: militari provenienti da reparti di retrovia, non necessari al fronte, in gran parte uomini dell’aviazione (antiaerea in particolare), ma anche di reparti delle trasmissioni e dei servizi logistici aeroportuali, inquadrati in reparti recuperati dall’Italia centrale o provenienti da Liguria, Piemonte e pianura padana. Fra essi anche reparti di polizia che presidiavano i passi appenninici e le truppe da fortezza della zona di La Spezia.
(…) La strategia offensiva tedesca non prevedeva più un’azione concentrata su singoli obiettivi ma l’attacco ad ampio raggio e ripetuto sui centri maggiori, il rastrellamento sistematico di civili maschi, il saccheggio di bestiame e la distruzione dei raccolti. Non si trattava di veloci puntate, come in primavera, ma di azioni condotte da truppe che si trattenevano sul territorio (nel caso della terza fase della “Wallenstein III” dal 30 luglio al 10 agosto 1944) dove gli obiettivi erano stati individuati con un preventivo lavoro di intelligence.
(…) Per raggiungere questi obiettivi le truppe tedesche non esitarono a replicare su ampia scala la tattica di guerra ai civili, e se non si verificarono eccidi concentrati di rilevanti proporzioni (…) nell’arco del mese durante il quale la montagna reggiana fu sotto attacco l’uccisione di civili fu una costante in tutto il teatro dell’operazione.
(…) La popolazione civile maschile era uno degli obiettivi e come tale veniva colpita, senza discriminazione di età o provenienza. Si fucilarono uomini a piccoli gruppi, colpiti singolarmente e a caso, configurando quella che può essere definita una strage diffusa.
(…) La strategia adottata dai tedeschi con le Operazioni “Wallenstein”, pur non concordata con le autorità fasciste, colse pienamente, anche se temporaneamente, gli obiettivi previsti: fu acquisita a forza una certa quantità di manodopera necessaria all’economia del Reich, fu interrotta l’esperienza della zona libera di Montefiorino, mentre le formazioni partigiane, dopo lo sbandamento, tornarono all’azione solo ai primi di Settembre dopo una completa riorganizzazione (…), dovendo oltretutto recuperare in buona parte il rapporto con la popolazione civile che vedeva nella presenza partigiana – e nella sua incapacità a resistere all’attacco tedesco e difendere i paesi – uno dei motivi della tragedia abbattutisi sull’Appennino.

In questo contesto si consumò la tragedia che investì Strela, una piccola frazione del Comune di Compiano. All’alba del 19 luglio 1944, infatti, un reparto tedesco giunse nel paese, nonostante le rassicurazioni che due ufficiali germanici avevano dato il giorno precedente al parroco don Alessandro Sozzi. I soldati si erano dati al saccheggio delle case ed al loro incendio. Furono date alle fiamme la canonica ed almeno 35 tra abitazioni e cascinali.
Il parroco don Alessandro Sozzi ed il padre missionario Umberto Bracchi, dopo essere stati prelevati dalla canonica, furono condotti presso il Cimitero e fucilati alla presenza della popolazione rastrellata. I partigiani Luigi Adetti, Mauro Mezzetta e Giovanni Tamiri, tutti appartenenti alla 32a Brigata Garibaldi “Monte Penna”, catturati nelle case dove si erano nascosti, furono condotti ad un crocicchio a circa 200 metri dalla Chiesa e fucilati insieme ai civili Pietro Bracchi, Giuseppe Dallafiora e Luigi Vincastri. Sotto gli occhi dei loro familiari furono fucilati anche i fratelli Paolo e Luigi Franchi, Antonio Gazzoli (padre di quattro figli) e Sergio Capitelli, quest’ultimo un giovane affetto da rachitismo. Giuseppe Feci fu trascinato fuori dalla propria abitazione e freddato con un colpo d’arma da fuoco alla nuca. Stessa sorte per Rodolfo Dallara. Luigi Gonzaga, sorpreso al capezzale del nonno infermo, fu ucciso con una raffica di mitra dopo averlo crudelmente illuso di essere stato rilasciato. Pio Camisa, catturato lo stesso giorno nella frazione di Costalta, fu condotto a Strela e qui ucciso. Infine, Enrico Del Grosso, di soli 15 anni, ferito alle gambe da una raffica di mitra mentre si trovava a pascolare le mucche, fu finito con un proiettile alla fronte.

I Caduti:

1) Luigi Adetti (“Gigi”), nato il 26 gennaio 1916 a Parma. Partigiano appartenente alla 32a Brig. Garibaldi “Monte Penna” (*).

2) Pietro Bracchi, di Borgo Val di Taro, 41 anni (*).

3) Umberto Bracchi, di Borgo Val di Taro, 47 anni, padre missionario (*).

4) Pio Camisa, di Compiano, 43 anni (*).

5) Sergio Capitelli, di Compiano, 20 anni (*).

6) Giuseppe Dallafiora (o Dalla Fiora), di Compiano, 33 anni (*).

7) Rodolfo Dallara, di Compiano 54 anni (*).

8) Enrico Delgrosso (o Del Grosso), di Compiano, 15 anni (*).

9) Giuseppe Feci, di Compiano, 52 anni (*).

10) Luigi Franchi, di Compiano, 39 anni, fratello di Paolo (*).

11) Paolo Franchi, di Compiano, 45 anni, fratello di Luigi (*).

12) Antonio Gazzoli, di Compiano, 40 anni (*).

13) Luigi Gonzaga, di Compiano, 42 anni (*).

14) Mauro Mezzetta, nato il 20 ottobre 1927 a Compiano. Partigiano appartenente alla 32a Brig. Garibaldi “Monte Penna” (*).

15) Sozzi don Alessandro, di Compiano, 58 anni, parroco di Strela (*).

16) Giovanni Tamiri, nato il 16 marzo 1912 a Parma. Partigiano appartenente alla 32a Brig. Garibaldi “Monte Penna” (*).

17) Luigi Vincastri, di Borgo Val di Taro, 57 anni (*).

Nella stessa piazza è presente un pannello facente parte dell’itinerario storico “Eppur bisogna andare. Partigiani e rastrellamenti nazifascisti nelle alte valli del Taro e del Ceno. Sentieri partigiani. Appennino di Parma”, 17 tappe suoi luoghi più significativi della Resistenza di questa zona, un’iniziativa promossa dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Provincia di Parma, dalla Comunità Montana Appennino Est, Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno, dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma e dal Soprip GAL. Quella di Strela è la n. 3.
Il pannello descrive il contesto in cui maturò l’eccidio, riportandone anche due testimonianze.

Strela rastrellamento d’estate
“I reparti tedeschi impegnati nell’operazione Wallenstein giunsero a Strela all’alba del 19 luglio 1944 dalla provinciale che collega Bedonia (Pr, Nds) a Bardi (Pr, NdS). Nulla lasciava presagire l’attacco perché gli abitanti erano stati tranquillizzati dalla visita al parroco effettuata, il giorno precedente, da parte di alcuni ufficiali tedeschi. Invece, quel mattino il paese fu circondato e assaltato: alcuni contadini furono uccisi nei campi al passaggio delle truppe, le vittime spogliate dei propri averi, le abitazioni saccheggiate e poi incendiate. La popolazione fu costretta a radunarsi nel centro dell’abitato, di fianco alla chiesa; tra i prigionieri, il parroco, don Alessandro Sozzi, e un padre missionario suo ospite furono scortati fino al muro del cimitero e fucilati.
Alla fine le vittime di questa azione furono diciassette e trentacinque le case e i cascinali distrutti o incendiati. Terminata la strage, i tedeschi obbligarono i superstiti a lasciare esposte le vittime per tre giorni e, dopo aver violato anche i luoghi sacri, la chiesa e il cimitero, si allontanarono dalle rovine di Strela in direzione di Bardi.
Seguendo la strada percorsa dalle truppe in rastrellamento ancora oggi è possibile compiere una agevole escursione che dal passo Colla arriva in circa un’ora al monte Pelpi, dalla cui sommità si può vedere l’intera area colpita dalle operazioni militari di quei giorni”.

La testimonianza
“Ci siamo svegliati quella mattina lì, era un giorno nuvoloso, triste ed abbiamo visto giù da Costa Alta, che sono delle case qua sotto, che sparavano. Si vedevano dei soldati che erano in terra con questo mitra che sparavano. Allora piano piano ci siamo alzati da letto e siamo scesi in cucina, perché noi abbiamo una casa a tre piani. Piano piano loro sono arrivati, da tutto attorno, ed hanno cominciato a sparare a sparare, poi se trovavano degli uomini, quelli li ammazzavano … hanno ammazzato diciassette persone … di fronte a tutto ciò noi siamo rimasti … sorpresi, a dir poco eravamo terrorizzati da quello che vedevamo … quando poi erano arrivati tutti, s’era formato un cordone di fascisti e di tedeschi su per il paese … stendevano i fili del telefono … bruciavano le case, portavano via tutto, noi cercavamo di accontentarli per tenerli buoni ma (…) Sono rimasti in paese per circa tre ore e poi sono andati via e abbiano scoperto cosa avevano combinato . La gente gridava, piangeva ed ognuno pensava ai propri cari”.
Testimonianza di Costantina Bertani in Guerra, guerriglia e comunità contadine in Emilia Romagna 1943-1945, Reggio Emilia 1999

“Istintivamente mi infilai nell’orto in un bel quadrato di fagioli. Da lì assistetti a tutti gli avvenimenti, non visto, ma con terrore. (…) Vedevo solo l’incendio dell’Oratorio. (…) La giornata mi lascio per ultimo un’amara e dolorosa sorpresa: mio padre Rodolfo giaceva morto in fondo alla scalinata insieme al suo fedele cane da caccia. Egli sapeva che ero nascosto nei fagioli, ma quella furiosa sparatoria e il correre dei tedeschi non lo lasciava tranquillo: continuava ad entrare e a uscire dalla casa, così che alcuni di essi lo videro e gli fecero cenno di avvicinarsi. Lui scese le scale verso la nuova carrozzabile e lì lo uccisero insieme al cane. Fu l’ultimo eccidio di Strela. Dopo questi fatti la mia adesione al movimento partigiano fu totale”.
Testimonianza di Lodovico Dallara in Quando s’erena fio, Parma 1996

(*) Ricordati anche nelle lapidi ai Caduti in Guerra di Compiano, in Piazza Marchi (vedi scheda 251331 di questo stesso sito).

FONTI:

• Aa.Vv. “Comando Militare Nord Emilia. Dizionario della Resistenza nell’Emilia occidentale” (a cura di Fabrizio Achilli, Marco Minardi e Massimo Storchi), progetto di ricerca curato dagli Istituti storici della Resistenza di Parma, Piacenza e Reggio Emilia e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. Pdf scaricabile dal sito www.900-er.it all’indirizzo: https://900-er.it/sites/default/images/articles/media/21/Dizionario-CNE.pdf

• Banca dati dei Caduti partigiani presente sul sito dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma (Isrec Parma).

• Marco Minardi, “Memorie di Pietra. Monumenti alla Resistenza, ai suoi caduti e alle vittime civili durante l’occupazione militare tedesca nella provincia di Parma”, Ass.ni Partigiane della Provincia di Parma ALPI-ANPI-APC, Com. di Parma, Amm. Prov. di Parma, Fond. Monte di Parma, Grafiche STEP, Parma 2002.

• Massimo Storchi, “Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi”, Imprimatur, Reggio Emilia 2016.

• www.straginazifasciste.it

Contenuti

Iscrizioni:
Lapide di dx:
SOZZI DON ALESSANDRO
PADRE BRACCHI UMBERTO
ADETTI LUIGI
BRACCHI PIETRO
CAMISA PIO
CAPITELLI SERGIO
DALLAFIORA GIUSEPPE
DALLARA RODOLFO
DELGROSSO ENRICO
FECI GIUSEPPE
FRANCHI LUIGI
FRANCHI PAOLO
GAZZOLI ANTONIO
GONZAGA LUIGI
MEZZETTA MAURO
TAMIRI GIOVANNI
VINCASTRI LUIGI

TRUCIDATI DALLA BARBARIE NAZISTA
IL COMUNE E LE ASSOCIAZIONI
PARTIGIANE NEL QUARANTESIMO
19 LUGLIO 1984


Lapide di sx:
IL 19 LUGLIO 1944
LA BARBARIE NAZI-FASCISTA
SI SFOGO’
SU STRELA INERME
VITTIME INNOCENTI
CADDERO
MARTIRI DELLA NUOVA ITALIA
LA POPOLAZIONE MEMORE
- POSE -

SOZZI DON ALESSANDRO – PREVOSTO
BRACCHI PADRE UMBERTO – MISSIONARIO
ADETTI LUIGI DI COMPIANO
BRACCHI PIETRO “ BORGOTARO
CAMISA PIO “ COMPIANO
CAPITELLI SERGIO “ STRELA
DALLAFIORA GIUSEPPE “ “
DALLARA RODOLFO “ “
DEL GROSSO ENRICO “ “
FECI GIUSEPPE “ “
FRANCHI LUIGI “ “
FRANCHI PAOLO “ “
GAZZOLI ANTONIO “ “
GONZAGA LUIGI “ COMPIANO
MEZZETTA MAURO “ “
TAMIRI GIOVANNI “ “
VINCASTRI LUIGI “ BORGOTARO
Simboli:
Croce cristiana inscritta in un cerchio, incisa in bassorilievo in testa alla prima lapide. La croce è percorsa da foglie di mirto, pianta che può rivelare un duplice significato: nel culto dei morti rappresenta il ciclo naturale della vita e la rinascita, mentre nell’antica Roma con il mirto si incoronavano poeti ed eroi.

Altro

Osservazioni personali:
Coordinate Google Maps:
44.513533, 9.690191

Le immagini risalgono al mese di settembre 2018.

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