Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Via Caduti per la Libertà
- CAP:
- Latitudine:
- 44.619101536236
- Longitudine:
- 10.60439762917
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- Nell'area verde di fronte alla scuola primaria "Renzo Pezzani", all'angolo con via Giotto.
- Data di collocazione:
- L’inaugurazione risale al 1946.
- Materiali (Generico):
- Pietra, Altro
- Materiali (Dettaglio):
- Il cippo è formato da una piccola colonna spezzata, in pietra gessosa, posta sopra un basamento quadrato. L’epigrafe è incisa e verniciata di nero. Sopra la dedica è posta la fotoceramica del partigiano.
- Stato di conservazione:
- Buono
- Ente preposto alla conservazione:
- Comune di Albinea
- Notizie e contestualizzazione storica:
- Mario Simonazzi nacque a Borzano d’Albinea l’8 settembre 1920 da Angelo e Paolina Schiatti. Dopo gli studi elementari, frequentò il collegio di San Rocco, centro di formazione cattolico. Durante quel periodo Simonazzi divenne socio della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC). Terminati gli studi ginnasiali, nel febbraio 1937 fu assunto alle Officine Meccaniche Reggiane. Durante la seconda guerra mondiale, nell’estate 1943, Simonazzi fu richiamato al servizio militare a Roma. Nel periodo trascorso nella capitale ci furono la caduta del regime fascista e l’armistizio dell’8 settembre 1943. Per non essere costretto a consegnarsi ai tedeschi abbandonò il proprio reparto e, rientrato a casa, riprese il lavoro presso le Officine fino all’8 gennaio 1944, allorquando lo stabilimento fu danneggiato da un bombardamento aereo alleato. Simonazzi, temendo di essere reclutato dalla RSI, si dette alla clandestinità raggiungendo le formazioni partigiane attive nella zona. Assunto il nome di battaglia di “Azor”, nell’agosto 1944 Simonazzi partecipò alla formazione della banda partigiana cattolica 284a brigata Fiamme Verdi. Divenne anche il comandante della 4a zona delle Squadre d’azione patriottica (SAP). Fu in questo ruolo che, nell’autunno 1944, il giovane si distinse in diverse azioni di sabotaggio e in operazioni per il reperimento di armi e munizioni. In queste azioni Azor iniziò a scontrarsi con alcuni elementi di formazioni partigiane comuniste sull’uso della violenza nella lotta armata: si scontravano opposte visioni, rifiutando Azor ogni azione diretta sul nemico che non fosse giustificata da esigenze militari. Nel gennaio 1945, Simonazzi fu nominato vicecomandante della 76a brigata “Angelo Zanti” e, cambiato il proprio nome di battaglia in “Salardi”, raggiunse la sua nuova zona di operazioni tra la via Emilia e la collina a ridosso dell’Appennino. Il 23 marzo 1945, durante un’operazione di rastrellamento delle forze nazifasciste, Simonazzi fu dichiarato disperso e il suo corpo ritrovato solo il 3 agosto, sepolto in un bosco in località Lupo, nel comune di Vezzano sul Crostolo. Nell’inverno 1945, l’amico Giorgio Morelli, partigiano con il nome “Il solitario”, portò alla ribalta il caso scrivendo tre articoli, usciti dal titolo “Chi ha ucciso Azor?” sul periodico “La nuova penna”, in cui esortava a fare chiarezza sulla possibilità che Simonazzi fosse caduto per mano di compagni partigiani. Nel 1951 i presunti responsabili, due partigiani comunisti, furono processati per l’uccisione del vicecomandante partigiano. Dichiaratisi innocenti, al termine del procedimento uno dei due fu assolto per insufficienza di prova, l’altro invece fu ritenuto colpevole dalla Corte d’Assise d’appello di Bologna e giudicato in contumacia.
Fonti:
https://www.treccani.it/enciclopedia/mario-simonazzi_(Dizionario-Biografico)/
https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/simonazzi-mario/
Contenuti
- Iscrizioni:
- IN MEMORIA
DI
MARIO SIMONAZZI
(AZOR)
V.COM. 76 BRIGATA
DI ANNI 24
ASSASSINATO
NEL MARZO 1945
GLI AMICI
- Simboli:
- Il simbolo della colonna spezzata rappresenta una vita interrotta bruscamente o prematuramente.
Altro
- Osservazioni personali:
- Informazione non reperita







