3763 - Lapide a Nicastro al soldato Elvidio Borelli

La lapide è dedicata al soldato Nicastrese Elvidio Borelli, morto il 23 luglio 1916, durante la battaglia sul Monte Mosciagh nella prima guerra mondiale.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Nicastro
Indirizzo:
Piazza Capitano Giorgio Feroleto
CAP:
88046
Latitudine:
38.974701350087805
Longitudine:
16.31898276049651

Informazioni

Luogo di collocazione:
Posta sulla facciata esterna del Museo Archeologico Lametino, un tempo caserma sede del 19° reggimento fanteria, dedicata allo stesso Borelli.
Data di collocazione:
Informazione non reperita
Materiali (Generico):
Laterizio, Marmo
Materiali (Dettaglio):
Informazione non reperita
Stato di conservazione:
Sufficiente
Ente preposto alla conservazione:
Informazione non reperita
Notizie e contestualizzazione storica:
Fonti: Elvido Borelli da Nicastro, intrepida medaglia d'oro della Grande Guerra di Mario Saccà; articolo pubblicato su " Storicittà - rivista d'altri tempi - Calabria Antica" Dicembre 2007 http://www.cimeetrincee.it/borelli.htm

Entrando nel museo interno al sacrario di Asiago si nota subito l’immagine della Medaglia d’ oro Elvidio Borelli, nato a Nicastro nel 1892, morto sul Monte Mosciagh il 23 Luglio 1916. Egli riposa assieme ad altri undici decorati con la massima onorificenza alla memoria. Nel grande sacrario, che si erge imponente sul panorama dei monti dell’ Altopiano, sono custoditi i resti di 12.795caduti italiani noti e di 21.491 ignoti più tre della II Guerra Mondiale. Provenienti dai piccoli cimiteri di guerra sparsi nelle diverse zone della Grande Guerra sono state tumulate anche 20.000 salme di soldati austro ungarici dei quali 8.238 noti. Gli epici e sanguinosi scontri del 1915-1918 appartengono al racconto, agli studi storici e militari ma non al senso di raccoglimento e di pace che investono chi percorre i lunghi corridoi senza badare più alle nazionalità degli antichi avversari che accomuna in un unico sentimento di pietà per la sorte subita. Qualche tomba , italiana o austro ungarica, ha dei fiori che qualcuno ha posato dimostrando che dopo 90 anni la memoria non è scomparsa nelle generazione successive. Nelle manifestazioni che in questi anni propongono la riflessione sulla Grande Guerra, è molto frequente la presenza di studiosi d’entrambe le parti a suo tempo avverse. E’ un dato che si può constatare nel Nord ma che nel Sud è assente, nonostante i tributi che la nostra gente ha dato per difendere il Paese nella IV guerra risorgimentale. Elvidio Borelli ( appartenente alla Brigata Piacenza ndr) fu uno di loro e rese onore alla sua terra, alla Patria alla città, ai calabresi. Erano i giorni finale dello scontro fra l’esercito italiano e quello austriaco sull’Altopiano di Asiago. La Strafexpedition ideata dal generale Conrad, era terminata impedendo ai nostri nemici di sfondare il fronte del Trentino ed invadere la pianura veneta. Tutto aveva avuto inizio il 15 Maggio 1916. Gli ultimi episodi della lotta gigantesca, durata due mesi e mezzo, si erano svolti nella notte fra il 23 e il 24 Luglio. I nostri reparti avevano inseguito gli austro ungarici fino alle posizioni nelle quali si erano attestati dopo la ritirata iniziata verso la metà di Giugno. Obiettivi prescelti per le operazioni erano la Bocchetta di Portule e il Cimone d’ Arsiero. La prima, dopo due giorni di scontri sanguinosi, rimase in mani avverse. Una sorte migliore toccò agli attaccanti del Cimone: il II battaglione e la 10.a compagnia del 154° della Brigata Novara e il battaglione alpino Val Leogra dopo una marcia notturna piombarono nelle trincee austriache conquistandole. La controffensiva vide protagoniste la Brigata Milano( 159° e 160° RF) il cui comandante maggior generale Luigi Francesco Berardi cadde il 6 Luglio e fu decorato con la medaglia d’oro alla memoria. La Brigata Piacenza ( 111° e 112° RF) ,era stata inviata sull’ Altopiano il 9 Giugno e si era schierata nella zona di Val Frenzela- Val Gadena sulle posizioni di Monte Miela – Monte Tondecar alle dipendenze della 25.a Divisione. Il 15 dopo l’offensiva italiana contro Monte Castelgomberto – Monte Fior ( quello del film Uomini Contro di F.Rosi ndr), la Brigata dopo grandi sforzi e moltissime perdite aveva superato di slancio gli obiettivi fissati andando ad occupare Monte Longara, Colle Meletta ,davanti a Meletta di Gallio, occupando le falde di Monte Baldo e Monte Nos. Il 26 Giugno si diresse su Monte Mosciagh e Colle Zebio che attaccò ripetutamente il 30 Giugno, il 6, il 22 e il 23 Luglio con terribili perdite e scarsi risultati. In uno degli scontri del 23 cadde Elvidio Borelli. Il racconto del suo gesto valoroso lo lascio al Capitano Roberto Mandel, autore de “Storia popolare Illustrata della Grande Guerra”: “L’eroismo non distingue età e gradi.A fianco del vecchio generale ( Berardi ndr) la gloria ha posto un giovane caporalmaggiore del 112°: Elvidio Borelli ( medaglia d’ oro). Nato a Nicastro nel 1892, emigrato a Buenos Aires, tornato al primo appello della Patria in armi, in un anno intero di guerra combattuta in prima linea, Elvidio Borelli, sempre primo negli assalti ed alla distruzione e delle formidabili difese avversarie, s’era dimostrato anche esploratore arditissimo e intelligente informatore. Il 23 Luglio, durante un’ azione sul Mosciacche ( Mosciagh) quel magnifico “proiettile umano” sollecitato da un’ irruenza che nessuna considerazione del pericolo mortale poteva trattenere, si gettava framezzo al reticolato austriaco, tentando d’ aprirvi una breccia. Ma venne ferito a morte. Malgrado la vita lo stesse lasciando Elvidio Borelli incitava fino all’ ultimo i camerati, rivolgendo loro semplici e grandi parole spezzate dalla morte”. Nessuna parola , forse solo la nostra coscienza,può esprimere significati più alti del suo gesto. Elvidio Borelli era nato, unico figlio maschio, il 21 settembre del 1892 da una umile famiglia, in via Vignola Stella, uno dei vecchi rioni di Nicastro. Il padre ,muratore, dopo le prime classi elementari l'avviò al suo stesso mestiere, per arrotondare le magre entrate familiari. Con Elvidio e i genitori viveva la sorella Maria. Nel 1913, rimasto orfano di padre e divenuto maggiorenne, decise a malincuore di emigrare in Argentina, alla ricerca di migliori condizioni di vita e per aiutare i suoi familiari rimasti a Nicastro. Allo scoppio della guerra fu chiamato alle armi ed egli rispose all'appello per amor patrio e soprattutto per la gran nostalgia della sua terra natale. Il 17 luglio del 1915 rientrò in Italia e si presentò al distretto di Catanzaro: fu assegnato inizialmente al 29° reggimento fanteria. Della sua permanenza sotto le armi rimangono solo alcuni brani tratti dalle lettere inviate alla madre dal fronte. In una di queste egli conferma il suo grande attaccamento alla Patria: "Mi dispiace che ad Antonio (suo cognato, marito della sorella) l'hanno fatto rivedibile". In uno scritto successivo aggiunge: "mi dispiace della partenza di mio cognato, ma questa è una guerra che la dobbiamo fare tutti se vogliamo vincere". Il suo ardimento fu tale da fargli meritare la promozione sul campo a caporale ed una medaglia di bronzo al V.M. con la seguente motivazione: "Incaricato più volte di portare ordini sulla linea del fuoco, sotto viva azione di fucileria e d'artiglieria nemiche, adempiva con calma e con serenità il proprio compito assicurando sempre le comunicazioni fra il comando ed i reparti dipendenti. Monte San Michele 15 ottobre - 5 novembre 1915".( IV battaglia dell’ Isonzo n.d.r.). Era sempre presente là dove infuriava la battaglia e quando rimaneva privo di ordini, egli si affidava alla sua coraggiosa iniziativa per riconquistare i cannoni perduti, dando vita ad azioni esaltanti per ardimento e coraggio. Tale condotta gli procurò la promozione sul campo per meriti eccezionali a caporal maggiore. L'ultima sua missiva indirizzata alla madre porta la data dell'11 maggio 1916 ed in essa manifesta tutta la sua serenità e fiducia nell'esito del conflitto da parte dell'Italia. Così descrive il suo estremo sacrificio il colonnello Salvatore Pagano nel volume Le medaglie d'oro calabresi : "Tra le fila del112° reggimento fanteria, il prode Borelli moltiplica i suoi sforzi, dà tutta la sua energia e la sua ostinata volontà di calabrese quasi volesse, lui solo, infrangere con indomabile dissolutezza, la resistenza del nemico, forte di numero e di mezzi." Quella notte del fatidico 23 luglio, in cui Elvidio Borelli perse la vita a soli 24 anni, la madre – racconterà in seguito - non poté prendere sonno vegliando per tutto il tempo, quasi come un segno premonitore dell'infausto destino. Per ricordare il suo Elvidio negli anni a seguire era solita prendere parte alle cerimonie patriottiche ed alle celebrazioni militari, sfilando in corteo vestita a lutto, che osserverà fino al termine della sua vita, con le medaglie di suo figlio appuntate al petto. Nonostante le ricerche fino ad oggi effettuate, non è stato possibile sapere dove sono finite le lettere, gli oggetti personali e le medaglie appartenute a Borelli. Sarebbe auspicabile recuperarli e donarli a qualche ente pubblico quale patrimonio storico dell'intera cittadinanza lametina. Dopo la fine della guerra gli fu dedicata la caserma del 19° reggimento fanteria di Nicastro. Oggi una lapide posta sul muro della biblioteca civica ( v.foto) ed una piazza di Lamezia Terme ricordano a tutti il gesto del sacrifico finale di Elvidio Borelli.
di Mario Saccà

Contenuti

Iscrizioni:
A
ELVIDIO BORELLI
CHE DA LUNGI ACCORRENDO AL RICHIAMO DELLA PATRIA
DA MONTE MOSCIAGH
CON VOCE CHE OSA OGNI VITTORIA
TRA I CONQUISTATI CANNONI
AFFIDA ALLA TERRA NATIVA
LA SUA MEDAGLIA DI ORO
23 LUGLIO 1916
Simboli:
Sulla lapide è inserito un elmetto militare appoggiato sull'alloro dal quale fuoriescono quattro punte simili a punte di spade. Scultore Canzoniere F.-Nicastro Anno XVI.

Altro

Osservazioni personali:
La lapide ad Elvidio Borelli dovrebbe essere ripulita dalle macchie di smog e si dovrebbe ricalcare qualche carattere sbiadito, ma nel complesso è tenuta in modo sufficiente.

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