296749 - Lastra a 3 civili fucilati a Ceresto – Compiano (PR)

Il 20 luglio 1944, nell’ambito dell’operazione antipartigiana denominata “Wallenstein II”, soldati tedeschi fucilarono a Cereseto, frazione del Comune di Compiano, 3 civili. Nel 40° anniversario del tragico avvenimento, è stata inaugurata una lastra in loro ricordo. Si tratta di una lastra rettangolare di pietra levigata affissa sopra l’entrata di una piccola cappella eretta lungo una strada campestre (Cappella della Costa). L’epigrafe è stata realizzata mediante caratteri di bronzo in rilievo e riporta i nomi dei 3 Caduti, la data della comune morte e quella di posa. La lapide è sorretta da due perni di ferro posti nel suo lato inferiore.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Frazione Cereseto
Indirizzo:
Cappella della Costa
CAP:
43053
Latitudine:
44.57490911485
Longitudine:
9.6819162368774

Informazioni

Luogo di collocazione:
Sopra l'ingresso della Cappella della Costa.
Data di collocazione:
19 Luglio 1984
Materiali (Generico):
Bronzo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Pietra levigata per la lapide. Bronzo per i caratteri in rilievo che compongono l'epigrafe. Ferro per i due perni di sostegno.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Compiano
Notizie e contestualizzazione storica:
Dal libro di Massimo Storchi “Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi” pagg. 196/98, 206 (le note tra parentesi e alcune correzioni sono mie).

Alla fine del giugno 1944 l’aumentata attività partigiana in montagna, che minacciava le linee strategiche di comunicazione attraverso l’Appennino (la Strada Statale 62 della Cisa, la 63 del Cerreto e la 12 dell’Abetone) spinse la Luftwaffe – che aveva il proprio comando a Salsomaggiore Terme (PR) – a progettare e mettere in pratica una serie di operazioni denominate “Wallenstein” (dal nome del condottiero delle armate cattoliche nella Guerra dei Trent’anni). Il comando fu assunto dal generale (generalmajor, NdS) Walter Von Hippel, comandante della contraerea (25a Flak-Division, NdS).
Le operazioni si svolsero in tre fasi distinte:
a) Wallenstein I (30 giugno – 7 luglio 1944) nel territorio tra la Statale 62 a ovest, la Via Emilia tra Parma e Reggio Emilia a nord, la Statale 63 a est e la strada Fivizzano-Pontremoli (in provincia di Massa-Carrara) a sud.
b) Wallenstein II, investì successivamente l’area intorno a Bardi, Borgo Val di Taro, Bedonia, Varsi, tutte in provincia di Parma.
c) Wallenstein III (30 luglio – 10 agosto 1944) colpì, nel Reggiano e nel Modenese, l’area della “Repubblica di Montefiorino”.
Si trattò di operazioni di grandi dimensioni, furono impiegate, secondo fonti tedesche, almeno 5000-6000 uomini: militari provenienti da reparti di retrovia, non necessari al fronte, in gran parte uomini dell’aviazione (antiaerea in particolare), ma anche di reparti delle trasmissioni e dei servizi logistici aeroportuali, inquadrati in reparti recuperati dall’Italia centrale o provenienti da Liguria, Piemonte e pianura padana. Fra essi anche reparti di polizia che presidiavano i passi appenninici e le truppe da fortezza della zona di La Spezia.
(…) La strategia offensiva tedesca non prevedeva più un’azione concentrata su singoli obiettivi ma l’attacco ad ampio raggio e ripetuto sui centri maggiori, il rastrellamento sistematico di civili maschi, il saccheggio di bestiame e la distruzione dei raccolti. Non si trattava di veloci puntate, come in primavera, ma di azioni condotte da truppe che si trattenevano sul territorio (nel caso della terza fase della “Wallenstein III” dal 30 luglio al 10 agosto 1944) dove gli obiettivi erano stati individuati con un preventivo lavoro di intelligence.
(…) Per raggiungere questi obiettivi le truppe tedesche non esitarono a replicare su ampia scala la tattica di guerra ai civili, e se non si verificarono eccidi concentrati di rilevanti proporzioni (…) nell’arco del mese durante il quale la montagna reggiana fu sotto attacco l’uccisione di civili fu una costante in tutto il teatro dell’operazione.
(…) La popolazione civile maschile era uno degli obiettivi e come tale veniva colpita, senza discriminazione di età o provenienza. Si fucilarono uomini a piccoli gruppi, colpiti singolarmente e a caso, configurando quella che può essere definita una strage diffusa.
(…) La strategia adottata dai tedeschi con le Operazioni Wallenstein, pur non concordata con le autorità fasciste, colse pienamente, anche se temporaneamente, gli obiettivi previsti: fu acquisita a forza una certa quantità di manodopera necessaria all’economia del Reich, fu interrotta l’esperienza della zona libera di Montefiorino, mentre le formazioni partigiane, dopo lo sbandamento, tornarono all’azione solo ai primi di settembre dopo una completa riorganizzazione (…), dovendo oltretutto recuperare in buona parte il rapporto con la popolazione civile che vedeva nella presenza partigiana – e nella sua incapacità a resistere all’attacco tedesco e difendere i paesi – uno dei motivi della tragedia abbattutisi sull’Appennino.

Il 20 luglio 1944 i tedeschi giunsero anche a Cereseto, frazione del Comune di Compiano, dove si dettero al rastrellamento degli uomini, oltre al saccheggio e all’incendio delle case.
Tre uomini, sfollati da Compiano e ritenuti partigiani, furono fucilati contro il muro di una cappella votiva.

I Caduti:
1) Eliseo Gonzaga, classe 1907, civile.
2) Giovanni Rapetti, classe 1892, civile.
3) Pio Rapetti, classe 1903, civile.

I loro nomi sono presenti anche nelle lapidi ai Caduti in Guerra di Compiano, in Piazza Marchi (vedi scheda 251331 di questo stesso sito) e nella lapide ai Caduti in guerra di Cereseto.

Accanto alla Cappella è presente un pannello facente parte dell’itinerario storico “Eppur bisogna andare. Partigiani e rastrellamenti nazifascisti nelle alte valli del Taro e del Ceno. Sentieri partigiani. Appennino di Parma”, 17 tappe suoi luoghi più significativi della Resistenza di questa zona, un’iniziativa promossa dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Provincia di Parma, dalla Comunità Montana Appennino Est, Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno, dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma e dal Soprip GAL. Quella di Cereseto è la n. 5.
Il pannello descrive il contesto in cui maturò l’eccidio, riportandone anche due testimonianze.

Cereseto
Rastrellamento d’estate
“Eppure bisogna andare”. Partigiani e rastrellamenti nazifascisti nelle alte valli del Taro e del Ceno

L’evento
A poca distanza dal monte Pelpi, Cereseto era già stato rifugio, dopo l’8 settembre 1943, di militari fuggiti dai campi di prigionia in pianura e di partigiani che avevano cercato ospitalità e soccorso presso i suoi abitanti.
Il 20 luglio le truppe tedesche e fasciste entrarono in paese, costrinsero gli abitanti ad uscire dalle proprie case e li radunarono davanti alla chiesa, mentre i soldati saccheggiavano le abitazioni e le stalle. Poi, secondo le dinamiche della rappresaglia, il paese fu dato alle fiamme mentre un gruppo di civili, presi prigionieri, fu costretto a seguire i soldati in un lungo tragitto attraverso i monti, fino al campo di raccolta di Rubbiano, vicino a Fornovo, da dove sarebbero dovuti partire per la Germania; tra di essi era anche il parroco di Cereseto che, però, dopo qualche giorno fu liberato per intercessione del vescovo di Parma.
In questa retata i soldati tedeschi catturarono anche tre abitanti di Compiano che si erano rifugiati a Cereseto nel vano tentativo di sfuggire al rastrellamento e che erano stati costretti ad uscire dal loro nascondiglio dall’incendio del paese. L’accusa di essere partigiani li condannò a morte e, una volta partiti in direzione di Bardi, i tre furono fucilati contro il muro di una piccola cappella votiva, dove una targa li ricorda ancora oggi.
Dopo avere colpito duramente Cereseto e i suoi abitanti – che fino a quel momento si erano creduti lontani dai fronti di combattimento – le truppe tedesche proseguirono la loro marcia distruttiva verso altri paesi.

La testimonianza
Era davvero raccapricciante lo spettacolo che si presentava allo sguardo come una cupa visione d’inferno. In quel meriggio soffocante di piena estate, pareva di assistere ad un vulcano in eruzione. Fumo, fuoco e faville si sprigionavano e si comunicavano da un tetto all’altro con una velocità vertiginosa e tutto era avvolto, uomini e cose, in una nuvolaglia densa e rossastra. Da quella nuvolaglia si scorgevano, di tanto in tanto, uscire donne e bambini e qualche vecchio cadente, che faticosamente asportavano via dalle case diroccanti e gettavano nei campi vicini quanto era possibile strappare dalle fiamme: letti e vestiti, mobili e utensili … ad alcuni non era nemmeno permesso questo diritto, che anzi con modi brutali strappavano loro di mano quello che volevano salvare e lo buttavano nel fuoco. Ad alimentare l’incendio tutto doveva servire: i covoni di frumento il fieno nei campi e, dove questi non bastavano, le bombe incendiarie. Bisogna aggiungere che il paese si prestava al gioco di una fiamma vendicatrice, tutto riunito com’è e aggrappato sotto il campanile.
don Riccardo Molinari, Montagne insanguinate, Parma 1946

FONTI:
• Marco Minardi, “Memorie di Pietra. Monumenti alla Resistenza, ai suoi caduti e alle vittime civili durante l’occupazione militare tedesca nella provincia di Parma”, Ass.ni Partigiane della Provincia di Parma ALPI-ANPI-APC, Com. di Parma, Amm. Prov. di Parma, Fond. Monte di Parma, Grafiche STEP, Parma 2002.
• Massimo Storchi, “Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi”, Imprimatur, Reggio Emilia 2016

Contenuti

Iscrizioni:
RIVIVRANNO PER SEMPRE
NEL RICORDO DI TUTTI
GIOVANNI, PIO RAPETTI E GONZAGA ELISEO
QUI SACRIFICATI INUTILMENTE
NELL’INFAUSTO 20 LUGLIO 1944
IL LORO SANGUE INNOCENTE VERSATO
E PEGNO SICURO DI ETERNA GLORIA
CERESETO PROVATO DALLA SVENTURA MEMORE POSE.
IL COMUNE NEL QUARANTESIMO 19 LUGLIO 1984
Simboli:
Informazione non reperita

Altro

Osservazioni personali:
Coordinate Google Maps: 44.5749048, 9.6819229

Le immagini risalgono al mese di settembre 2018.

Gallery