290422 - Lastra a ricordo del bombardamento di Taormina

Lastra commemorativa del bombardamento avvenuto a Taormina il 9 luglio del 1943, quando le bombe sganciate dagli Alleati provocarono 90 vittime civili, in maggioranza donne e bambini. Realizzata con la pietra di Taormina e montata su una struttura in ferro battuto nero, la lastra è collocata in un’area verde che costituisce una terrazza panoramica nei pressi di Porta Catania. In alto compare la scritta “ROTARY Club Taormina” con il simbolo del Rotary International. Al centro è inciso un testo poetico che evoca il dolore, la distruzione e il silenzio lasciati dalla guerra, con immagini di terra che trema, polvere, vite spezzate. In basso è indicato il nome della autrice Arianna Culoso, seguito dalla dedica “BOMBARDAMENTO DI TAORMINA” con le date 9 luglio 1943/9 luglio 2024 a segnare l’anniversario dell’evento storico.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
Via Crocefisso
CAP:
98039
Latitudine:
37.850983125453
Longitudine:
15.28082539169

Informazioni

Luogo di collocazione:
Terrazza panoramica, area verde.
Data di collocazione:
09/11/2024
Materiali (Generico):
Pietra
Materiali (Dettaglio):
Lastra in pietra, supporto in ferro battuto nero.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Taormina
Notizie e contestualizzazione storica:
La mattina del 9 luglio del 1943 due bombardieri inglesi colpirono il famoso hotel San Domenico. Credevano che ivi vi fosse la presenza del comando generale tedesco, in realtà non vi era nessun tedesco. Nel pomeriggio vi fu un bombardamento, da parte degli Americani, più devastante del precedente dal lato di porta Catania.

https://www.vaitaormina.com/taormina-longo-classe-1923-bombardamenti-del-9-luglio-1943-la-mia-testimonianza-storica/

Taormina. Eugenio Longo, classe 1923 , uomo politico di spicco e più volte sindaco di Taormina, ci rende questa testimonianza storica. “Ricordo che nella tarda mattinata del 9 luglio del 1943, giorno della festa di S. Pancrazio, arrivarono all’improvviso due Spifire della Raf e bombardarono il S. Domenico. Ho visto le bombe materialmente cadere sull’albergo. Subito dopo si diffuse l’allarme e moltissimi taorminesi sfollarono nelle loro case di campagna prevedendo un possibile ritorno degli aerei nel pomeriggio come del resto fu. Alle 17 circa suonarono le sirene e subito dopo avvenne il bombardamento che sentii con le mie orecchie e sotto i miei piedi perchè la terra tremava tutta. La zona colpita era la parte Sud di Taormina e io mi avventurai, appena gli aerei se ne furono andati, alla ricerca di mio padre che aveva fatto nel primo pomeriggio un trasporto con il suo carretto per conto della famiglia Gerandini. All’altezza dei Combattenti non si passava più per le macerie e per la polvere che ancora stagnava nell’aria. Arrivai ugualmente tra mille difficoltà a Piazza Municipio, ricordo che non c’era anima viva e un silenzio spettrale rendeva ancora più cupo lo scenario delle devastazioni. Proprio di fronte alla Farmacia Ragusa (che per fortuna era stata risparmiata) morì sull’uscio di casa una bellissima ragazza, Antonina Ragusa. La mamma era un’insegnante elementare. Ricordo che sotto le macerie poco distanti sentivo un bambino recitare il Padre Nostro che non riusciva a completare perchè subito dopo gridava aiuto. Con l’intervento di qualche altro per fortuna sopraggiunto mi misi a scavare con le mani e lo tirammo fuori. Accanto a lui si vedeva la gamba della mamma morta che probabilmente gli aveva fatto da scudo con il proprio corpo. Riuscii in qualche modo a raggiungere il Carmine colpito in pieno dalle bombe e subito dopo il posto dove ero diretto dalle parti di Cuseni per rintracciare mio padre. Anche noi sfollammo in campagna a Petralia e ritornammo a Taormina solo dopo il 14 luglio del 1943 quando arrivarono le truppe britanniche. Un cartello scritto in inglese sulla porta secondaria dell’Hotel Metropol mi faceva capire che eravamo ormai stati presi dal nemico e mi misi a piangere”.

https://taorminanews24.com/il-9-luglio-1943-a-taormina-nel-ricordo-di-franco-la-pica/

TAORMINA – Il 9 luglio 1943 è una giornata che rimarrà sempre nella memoria dei taorminesi. Questa drammatica ricorrenza, caratterizzata dall’eco mai dimenticato delle bombe che caddero sulla città, la ripercorriamo attraverso un’intervista realizzata nel 2017 dall’arch. Piero Arrigo, nella qualità di storico ricercatore di fatti ed avvenimenti locali, al compianto Franco La Pica.
“Quel 9 luglio del 1943, verso le ore dodici – raccontava La Pica -, io ed altri miei coetanei, assistemmo a una azione anti-aerea mentre ci trovavamo presso la casa di donna Serafina alla Chiusa dove c’erano le postazioni anti-aree istallate dai soldati tedeschi . Un caccia inglese era arrivato indisturbato sopra Taormina, Per i taorminesi fu un segnale di allarme e immediatamente molte famiglie si prepararono a lasciare il paese diretti verso le campagne e, sfruttando vecchie amicizie di contadini, trovarono ospitalità nei posti più impensati, stalle, grotte e anche all’aperto. Pertanto si salvarono dal successivo bombardamento questa volta massiccio che avvenne alle ore 16 circa e che devo raccontare come lo vissi”.
“Il mio amico Nino aveva avuto l’incarico dietro compenso da una signora detta “a carrapipana” di portare un materasso nella vicina Madonna Rocca perché come raccontavo prima molti taorminesi avevano deciso di passare la notte nelle campagne vicine e mi propose di accompagnarlo Ci incamminammo così per le vie di Cuseni, raggiungemmo la scala Ermon Filea che da via circonvallazione porta di fronte alla ex Pensione Castelmola e dopo averla percorsa tutta ci fermammo alla sommità dove sopra un muretto Nino potè posare il suo fardello per fare riposare la spalla. Eravamo quindi appoggiati a quel muretto, che dopo il bombardamento colpito in pieno era sparito, quando sentimmo rumori di aerei; ormai non ci facevamo più caso dato che questi aerei passavano tutti i giorni, tutte le ore e per noi erano aerei tedeschi o italiani e chi li conosceva? Li vedemmo spuntare da nord erano una grossa squadriglia, oggi sappiamo che si trattava di fortezze volanti, noi sempre indifferenti appoggiati al muretto pensavamo si dirigessero verso Catania , succedeva sempre così”.
“Nel frattempo dalla pensione Castelmola era uscito veloce un soldato tedesco che si mise a osservarli proprio stando davanti a noi. Fu un lampo e si mise a correre e vedendo lui noi due ragazzi facemmo lo stesso diretti verso la campagna vicina, io ebbi il tempo di svoltare nella prima scorciatoia che portava a Madonna Rocca che subito cominciarono a fischiare le bombe sulla mia testa, mi buttai per terra, cominciò l’inferno e debbo dire che in quel momento pensai che era la fine, ma stranamente non avevo paura, l’incoscienza dell’età, ci fu un attimo di sosta, sentii Nino che gridava buttati di sotto, sotto c’era un ponte che esiste ancora , e c’era un dirupo e io lo conoscevo ma in quel momento non lo vidi, con un salto mi trovai sotto il ponte con la speranza di una protezione in più data dalla arcata”.
“Non so quanti minuti durò l’inferno, forse solo secondi – concludeva La Pica -, ma sembrava una eternità. Ci muovemmo solo quando sentimmo il rombo degli arei allontanarsi mentre di sotto tutto il quartiere Cuseni era avvolto da una nuvola di polvere in un silenzio spettrale interrotto solo da invocazioni di aiuto. La signora “carrapipana” perse un braccio all’interno della sua abitazione tranciato di netto da una scheggia. Poco distante perse la vita una bella ragazza di nome Rosa, della famiglia Previti”.

https://www.vaitaormina.com/taormina-pancrazia-emmi-e-il-9-luglio-1943-scappammo-tutti-verso-monte-ziretto/

Taormina. Pancrazia Emmi (vedova Russo) classe 1917 ci racconta cosa accadde il 9 luglio del 1943, giorno infausto per la storia di Taormina che conobbe la guerra con le bombe e con i suoi morti. “Ricordo che io ero in stato interessante di mio figlio Nino; mio marito Delfio prestava servizio militare nella qualità di marinaio sulla nave da guerra Duca d’Aosta; abitavo in vico Zecca e mia suocera mi faceva compagnia. Ad un tratto sentiamo un aereo che sorvola le nostre case (era un ricognitore americano P38Lightning con la funzione di fotografare la città in vista del bombardamento pomeridiano e di saggiare la contraerea) e subito dopo lo scoppio di una bomba. Qualcuno ci avverte di scappare e metterci al sicuro perché le bombe si sarebbero ripetute. Il tempo di preparare qualcosa e fare qualche fagotto e ci diamo appuntamento tutti Dietro i Cappuccini dove una volta c’era il deposito della spazzatura (ora Piazza Cacciola) per poi prendere la via di Monte Ziretto e rifugiarci in campagna. Proprio qui vediamo arrivare i primi quadrimotori alleati che facendo ombra in formazione compatta si dirigevano con il loro micidiale carico di morte verso la zona Sud di Taormina. Ci fu un vero e proprio disastro di case e di innocenti cittadini. La sola famiglia di mio genero perdette tre componenti. Molti rimasero feriti e mutilati. Alcuni non riuscirono ad uscire dalle macerie e rimasero soffocati in attesa di soccorsi che mai venirono. Le bombe caddero nelle zona di Cuseni, Porta Catania, nella vallata dell’Excelsior e naturalmente vicino il S. Domenico e verso la Stazione Ferroviaria. Quel giorno c’era un forte vento e forse fu questo che deviò parte delle bombe destinate sul centro abitato”.

https://taorminanews24.com/il-9-luglio-1943-a-taormina-nel-ricordo-di-nina-pinto/

“Avevo 13 anni e aiutavo mia madre nella lavanderia che avevamo aperto sul Corso dove adesso ho il negozio “Borsalino”, come tutti lo conoscono. Abitavamo al piano di sopra dove dietro c’era pure un piccolo giardino usato dalle lavandaie per lavare e stendere i panni. I nostri clienti erano in prevalenza i tedeschi che avevano gli uffici al Metropole ed anche di altri alberghi requisiti da loro. Al Metropole gestito dalla famiglia Kockel c’era la sede dell’Abwher che poi ho saputo era il servizio segreto tedesco. Ricordo pure il signor Schuler che entrava e usciva da quegli uffici con al braccio la fascia “Interprete”. Non ho fatto caso all’incursione di mezzogiorno, forse mi ero allontanata dal negozio, ma ricordo che nel primo pomeriggio arrivo’ un graduato tedesco per ritirare la sua biancheria e dirci di allontanarci perché sicuramente gli anglo americani sarebbero ritornati in forze .
La notizia fu vera infatti ,ma noi presi dalle consegne non facemmo caso all’orologio che gia’ segnava le 16 fino a quando non sentimmo i primi scoppi che ci fecero scappare verso un’urna dell’acqua che si trovava nel giardinetto a mo’ di rifugio. Quando tutto finì uscimmo avvolti da una nube di fumo e di polvere: il Metropole era stato colpito da numerose schegge che avevano provocato danni al tetto, sulla strada giacevano detriti vari, pali di legno, tegole e calcinacci che non permettevano il passaggio a piedi sotto la torre dell’orologio. Grida, invocazioni e lamenti dappertutto. Raccogliemmo alcune cose personali, un po’ di cibo e andammo via per le montagne. So che accanto nel garage di Fichera della Sat i tedeschi e l’Unpa sistemarono per terra e in fila i caduti del bombardamento. La lavanderia cercò di riaprire “quannu traseru i nglisi” , ma non c’era acqua nell’acquedotto e spesso andavamo a lavare i panni “nto ciumi” a Fontana Vecchia , non faceva più affari quindi l’attività venne chiusa. Riapri’ come negozio di “calia” e “mandorle atturrate” per i nuovi “turisti militari” anglo americani .

https://www.spazionotizia.it/2021/07/12/taormina-lho-scampata-bella-il-racconto-di-maria-sopravvissuta-al-bombardamento-del-9-luglio-del-1943/

TAORMINA – Ancora una sopravvissuta racconta il bombardamento del 9 luglio del 1943. Allora – riferisce, Maria Cutrufelli, nella testimonianza raccolta dall’esperto di storie della seconda guerra mondiale, Piero Arrigo – dovevo avere 19, 20 anni non ancora compiuti e devo dire che l’ho scampata bella insieme al mio amico Aldo Bonaventura.
C’era in corso alle 12,30 una riunione dell’alto comando tedesco al San Domenico quando arrivarono due ricognitori sopra l’Albergo per lanciare alcune bombe e spezzoni incendiari che provocarono pochi danni ma un vasto incendio nel vallone sottostante forse per segnalare il target a chi sarebbe venuto dopo. I tedeschi che si erano riuniti per un “pranzo di guerra” sbaraccarono in fretta e furia e i bombardieri delle 16.30 non trovarono nessuno e fecero una devastazione secondo me inutile ma solo intimidatoria visto che gli Alleati preparavano lo sbarco del giorno dopo.
Il semaforo non diede per tempo l’allarme: colpa del comandante ufficiale di marina e per giunta taorminese? Si chiacchiero’ molto dopo ed a guerra finita di questo signore simpatizzante degli Alleati con moglie americana e cognata pure statunitense . Si discuteva anche di un volantino lanciato dai ricognitori per invitare la gente a mettersi in salvo, ma nessuna certezza. Con Aldo e con la faccia annerita ed i capelli bianchi dalla polvere dopo i cinque minuti terribili sotto le bombe delle 16,30 lasciammo il portone di Casa Caprino dove ci eravamo rifugiati e saltando sulle macerie e sulle travi che ingombravano il corso ci dirigemmo verso piazza Duomo dove tra la polvere ancora fitta ed il fumo degli incendi aleggiava la morte. Qui’ incontrammo una mia amica italo svedese che si uni’ a noi. Dappertutto lamenti ed invocazioni di aiuto. Aldo scosto’ un corpo insanguinato per scoprirne un altro coperto dal primo ma ancora in vita. La casa del sarto D’Allura colpita in pieno ma lui salvo sotto lo spesso tavolo di legno della sartoria che invocava aiuto. Ci facemmo spazio per tentare di soccorrerlo rimuovendo i detriti ma era impossibile tirarlo fuori perche’ una barra di ferro gli immobilizzava la gamba.
Unica cosa possibile era cercare di rincuoralo aspettando i soccorsi. Da li a poco arrivo’ un reparto militare tedesco insieme ad uomini dell’UNPA che si misero a scavare freneticamente alla ricerca di superstiti e devo dire che pure accorsero molti compaesani per dare una mano a quei ragazzi in uniforme. Una macchina militare tedesca (Kubelwagen ndr) era ferma e coperta da calcinacci di fronte il Municipio ed il soldato ci guardava immobile. Gli gridai di darci una mano e Aldo si diresse verso di lui per scuoterlo ma appena gli fu vicino si accorse con orrore che gli mancava tutta la parte posteriore del cranio e dopo si accascio’ inerte sul volante . Che spettacolo…dappertutto sangue e tracce di resti umani con quella polvere impalpabile che si posava tra i capelli e penetrava nelle narici. I soccorritori lavorarono incessantemente fino alle 2 di notte e noi pure con loro. Tutti nel pomeriggio sfollarono nelle campagne eccetto la mia famiglia che il giorno dopo venne prelevata da alcuni amici e condotta a Gaggi nella loro residenza dove attendemmo la fine della guerra in Sicilia”.

https://www.vaitaormina.com/taormina-il-9-luglio-1943-di-caterina-cacopardo-ricordo-bene-quel-giorno-in-cui-persero-la-vita-tanti-amici/

Taormina. Il 9 luglio 1943 di Caterina Cacopardo, classe 1922 (vera memoria storica di Taormina) che racconta cosa è successo quel giorno. “Ricordo benissimo quel giorno in cui persero la vita tanti amici di famiglia che abitavano a Cuseni. Avevo 21 anni ed ero a casa con mia madre, la stessa casa dove abito ancora in via del Ginnasio. Mio padre era al lavoro alla cava di Capo Taormina, lui era un abile scalpellino e le più belle scale in pietra di Taormina dei palazzi del centro portano la sua firma. Ad un tratto sentiamo un rombo di motore d’aereo seguito da un fischio e dallo scoppio di una bomba nel vallone sotto Piazza S. Agostino. Erano le 11 di mattina. Dalla strada sentivamo voci concitate : ecco sono arrivati, torneranno, dobbiamo scappare. Mia madre mi dice di aspettare papà che sarebbe ritornato per il pranzo per decidere il da farsi. Le ore trascorrono veloci ma d’un tratto le sirene del semaforo sopra il Teatro Greco ci avvertono di una nuova incursione aerea, sono le 16, sentiamo un rumore cupo sopra le nostre teste ed un tremito sordo del terreno quasi come un terremoto che accompagna i primi scoppi delle bombe a Porta Catania e Cuseni. Una scheggia arriva sibilando pure sul nostro davanzale. Gli aerei per fortuna dopo attimi d’inferno che sembrano eterni si allontanano e noi di corsa prepariamo qualcosa da portare via perchè la decisione immediata è quella di andare via. Raggiungiamo Piazza Badia e vediamo i soldati tedeschi che si dirigono di corsa nella zona colpita, sentiamo urla e ordini che non capiamo e raggiungiamo in fretta l’Arco dei Cappuccini. C’è già tanta gente che si dirige verso il Tirone e Monte Ziretto. Noi prendiamo la strada per Mufarbi dove abbiamo una piccola casa e la vigna ed è il posto dove poi rimarremo insieme ad altri paesani sfollati per circa un mese. Il giorno dopo, ritornando in paese per chiudere bene la casa, veniamo a sapere che ci sono stati circa 300 morti. La signora Stancanelli che abitava nei pressi del S. Domenico ha perso la vita facendo da scudo col suo corpo al figlioletto e lo ha salvato. La signora Mirazita, moglie del ricevitore del Registro è morta nel rifugio sotto Piazza S. Agostino nel dare alla luce un bambino. Il sarto D’Allura che abitava nella scalinata del Carmine è rimasto sotto le macerie di casa sua. Il Signor Bolognari invece lo hanno tirato fuori vivo dalla villetta dove abitava nella discesa del Riis. In effetti a distanza di parecchi anni posso dire che S. Pancrazio aveva steso una mano sul paese salvandolo perché i danni sarebbero stati maggiori se le bombe non fossero state sospinte a mare da un forte vento che spirava fin dalla mattinata. Un miracolo lo fece pure nella sua chiesa dove per effetto degli spostamenti d’aria, si staccò il lampadario centrale dal tetto cadendo a terra e rimanendo intatto.

https://www.vaitaormina.com/taormina-pancrazio-saetta-e-il-9-luglio-1943-lobiettivo-era-limpianto-radio-di-castelmola/

aormina. Il 9 luglio 1943 a Taormina e il racconto di Pancrazio Saetta. “Io non ero presente quel giorno a Taormina perché ero militare in Grecia insieme ad altri connazionali ed al capitano Franz Pagano che era già stato mio insegnante di lingua francese; ma sentendo le opinioni di amici, parenti e conoscenti mi sono potuto fare un quadro di quello che è successo quel giorno a Taormina. Secondo me il vero e reale obiettivo degli aerei alleati, il 9 luglio del ’43, non era il Comando Tedesco presente al S. Domenico, quello a mio avviso era l’obiettivo secondario; il principale era di neutralizzare l’impianto radio (ripetitore) che i tedeschi avevano installato nel Castello di Castelmola. Io ho avuto modo di vederlo a quel tempo e ricordo una grande baracca di legno nella spianata del Castello, da dove si partivano e scendevano a valle dei cavi elettrici del diametro almeno di dieci centimetri. Probabilmente arrivavano all’Albergo Castellammare dove esisteva un centro di ascolto dell’aviazione tedesca (centrale guida caccia). Che io ricordi non c’era un apparato difensivo quale contraerea od altro per difendersi da un eventuale attacco. Le uniche mitragliatrici antiaeree erano state piazzate all’interno del Castello sopra la Madonna Rocca ed erano azionate dagli addetti della Milmart ultraquarantenni tra cui il sarto Siligato Salvatore padre del professore Siligato, mio coetaneo, anche lui al fronte. Il raggio di azione di queste mitragliatrici era molto modesto e facevano più frastuono che danno. Altre simili erano piazzate sopra il Monte Croce vicino il Teatro Greco (altre batterie tedesche erano state istallate sopra il terrazzo di Villa Riis ed una, la più potente, era a monte Venere nei pressi dell’omonimo Caffè). Proprio per questo gli aerei alleati compirono quel giorno la loro infelice missione indisturbati. Inutile dire che la notizia del bombardamento di Taormina che ci arrivò dopo qualche giorno in Grecia ci prostrò tutti noi militari e ci fece capire che era ormai iniziata la fine”.

https://www.rotarytaormina.it/evento.php?id=144

Targa in ricordo del bombardamento 9 luglio 1943 a Taormina
09/11/2024

Oggi, il Rotary Club di Taormina ha donato una targa commemorativa alla cittadinanza in ricordo del bombardamento che colpì la nostra città il 9 luglio 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale. Un simbolo prezioso per mantenere viva la memoria e riflettere sulle lezioni del passato. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente del Rotary, Gianni Mauro, insieme a una rappresentanza di soci del club. Presenti anche: il dirigente del Commissariato di Polizia, Maurizio Lento; Giovanni Sorbello, delegato della Compagnia dei Carabinieri di Taormina; il presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, Sezione di Taormina, l’Associazione Caduti e Reduci di Guerra e l’Associazione Carabinieri in congedo. Le parole della scrittrice Arianna Culoso, incise sulla targa, sono un richiamo a ricordare e un monito per il futuro.

Contenuti

Iscrizioni:
ROTARY
Club
Taormina
Tremava la terra, l'aspra
sirena le genti al riparo
esortava, stagnava nell'aria
spettrale silenzio o calpestio
di chi dimora lasciava.
Tra polveri purpuree
soffiavano petali di speme
perduta le figlie e i figli
scampati. Mai così tanto
era stata cara la vita.

Arianna Culoso
BOMBARDAMENTO
DI TAORMINA
9 Luglio 1943/9 Luglio 2024
Simboli:
Simbolo del Rotary International: ruota dentata a sei raggi con 24 denti e una scanalatura centrale a chiave con le parole Rotary International scritte all'interno.

Altro

Osservazioni personali:
La posizione in cui è collocata la lastra è ben visibile ai visitatori che raggiungono il centro del paese attraverso il parcheggio di Porta Catania.

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