289991 - Lastra al maestro partigiano Salvatore Principato – Piazza Armerina (EN)

A Piazza Armerina (Enna) il 25 aprile 2010, venne affissa una lastra commemorativa in ricordo del martire antifascista Salvatore Principato, cui è dedicata l’omonima via. Ogni anno viene posta una corona in ricordo della lotta partigiana per la Libertà. L’inaugurazione della lastra si svolse alla presenza del sindaco Carmelo Nigrelli e del nipote del Principato, Massimo Castoldi.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
Via Salvatore Principato
CAP:
94015
Latitudine:
37.3823946
Longitudine:
14.3676227

Informazioni

Luogo di collocazione:
Lato strada, di fronte l'Hotel Villa Romana ex Jolly Hotel.
Data di collocazione:
25 aprile 2010
Materiali (Generico):
Marmo
Materiali (Dettaglio):
Lastra interamente in marmo con iscrizioni incise ed evidenziate in rosso.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Piazza Armerina
Notizie e contestualizzazione storica:
La lastra commemorativa intende ricordare Salvatore Principato, che è stato un antifascista italiano, militante socialista appartenente a Giustizia e Libertà con lo pseudonimo di "Socrate"; fu il più anziano dei 15 antifascisti trucidati nella Strage di Piazzale Loreto da militi fascisti della “Muti”.
Nato a Piazza Armerina (Enna) il 29 aprile 1892, ucciso a Milano in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944, maestro elementare, socialista, figura di primo piano dell'antifascismo milanese durante la dittatura.
Cresciuto a Piazza Armerina, città sensibile alle istanze socialiste di fine Ottocento, s'impegna presto nella lotta politica contro le ingiustizie sociali. Tra il novembre e il dicembre 1911, appena diciannovenne, è coinvolto (ma poi sarà assolto), in un processo per una protesta popolare, (terminata con l'incendio di alcune carrozze), contro il monopolio di una locale impresa di trasporti. Diplomatosi, si trasferisce a Milano nel 1913 e incomincia a insegnare, prima al Collegio privato "Tommaseo" di Vimercate, poi alle scuole comunali, che abbandona quasi subito, perché chiamato alle armi. Combatte sul Carso come semplice soldato (e poi come caporale), ottenendo una Medaglia d'argento per aver catturato, e poi anche salvato, «una quindicina di prigionieri», durante la battaglia del monte Vodice del maggio 1917. Rientrato alla vita civile, riprende l'insegnamento, prima a Vimercate, poi a Milano alla scuola di via Comasina, e in successione alla «Giulio Romano», alla «Tito Speri» e alla «Leonardo da Vinci». A Milano comincia a frequentare gli ambienti socialisti, animati dalla presenza di Filippo Turati e di Anna Kuliscioff, e da subito contrasta il nascente fascismo. Nei primi anni Trenta figura, con l'appellativo di "Socrate", nelle relazioni dell'ispettore generale di Pubblica Sicurezza Francesco Nudi. L'ispettore lo indica tra i principali referenti milanesi del movimento di «Giustizia e Libertà» e della concentrazione antifascista di Parigi. "Socrate" risulta attivo soprattutto per quel che riguarda la gestione della stampa clandestina e il progetto, con Alfredo Bonazzi, di un «giornaletto» antifascista. È in contatto con Carlo Rosselli e con Rodolfo Morandi, ed è tra gli artefici, nell'aprile 1931, della fuga di Giuseppe Faravelli in Svizzera. Arrestato il 19 marzo 1933, Principato è deferito al Tribunale speciale nell'ambito di un'operazione di polizia molto vasta, che coinvolge i componenti milanesi e genovesi del movimento di «Giustizia e Libertà». È rilasciato dopo oltre tre mesi di carcere. Da allora diventa un sorvegliato speciale dell'O.V.R.A. È reintegrato nell'insegnamento diurno alla «Leonardo da Vinci», ma gli viene impedito di insegnare nelle scuole serali, perché non è iscritto al PNF. Nell'ottobre 1942 Principato figura, con Roberto Veratti, tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria, costituito durante una riunione clandestina in casa di Ivan Matteo Lombardo. Negli anni della guerra, terminata l'esperienza del M.U.P., Principato divenne uno dei punti di riferimento del Partito Socialista di Unità Proletaria, a Milano; in via Cusani 10, con lo schermo di una piccola officina (la Fabbrica Insegne Arredi Mobili Metallo Affini), maschera e gestisce lo smistamento della propaganda antifascista. Fa parte della 33ª brigata Matteotti, è nel secondo e nel terzo comitato antifascista di Porta Venezia e nel Comitato di Liberazione Nazionale della Scuola. Tra i suoi più stretti collaboratori, negli ultimi tempi, sono Dario Barni ed Eraldo Soncini. L'8 luglio 1944, forse tradito da un suo dipendente, Principato è arrestato in via Cusani dalle SS. Imprigionato nel carcere di Monza, è torturato dalla polizia nazifascista, che gli rompe anche un braccio. Ai primi d'agosto viene trasferito a Milano, a San Vittore. Fucilato in Piazzale Loreto, è il più anziano dei Quindici martiri. La moglie, Marcella Chiorri, e la figlia, Concettina, ne continuarono la lotta partigiana fino alla Liberazione. In suo onore, diverse vie e scuole sono state intitolate a Salvatore Principato, tra cui una via a Vimercate e una scuola a Milano. Le notizie sulla lastra commemorativa e sulla vita di Salvatore Principato sono tratte dai siti https://www.anpi.it/biografia/salvatore-principato e https://cronarmerina.blogspot.com/2015/04/salvatore-principato-lantifascista_27.html.

Contenuti

Iscrizioni:
VIA
SALVATORE PRINCIPATO
MAESTRO SOCIALISTA PARTIGIANO
ASSASSINATO DAI NAZIFASCISTI
IN PIAZZALE LORETO A MILANO
PIAZZA ARMERINA 2.5.1892
MILANO 10.8.1944
Simboli:
Non sono presenti simboli.

Altro

Osservazioni personali:
Informazione non reperita

Gallery