34605 - Lastra alla M.A.V.M. al Maresciallo Maggiore Lorenzo Gasco – Stazione CC – Dorgali

Lastra commemorativa alla memoria al Maresciallo Maggiore nei Carabinieri Lorenzo Gasco, già insignito della Medaglia d’Argento al Valore Civile, ottenne la Medaglia d’Argento al Valor Militare per operazione contro due latitanti nel 1899.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
Via Beata Maria Gabriella, 1
CAP:
08022
Latitudine:
40.2968425
Longitudine:
9.583165399999984

Informazioni

Luogo di collocazione:
Parete esterna (lato sinistro) della caserma sede della Stazione Carabinieri di Dorgali
Data di collocazione:
21/11/2011
Materiali (Generico):
Marmo, Altro
Materiali (Dettaglio):
Lastra in marmo; stemma in metallo
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Caserma Carabinieri di Dorgali
Notizie e contestualizzazione storica:
Lorenzo Gasco, uscito a vent'anni dalla Legione Allievi come carabiniere effettivo, venne destinato alla Stazione di Martina Franca, della Legione di Bari. Ivi meritò il giorno 11 giugno 1893, a soli ventitré anni, la Medaglia d'Argento al Valor Civile "per avere tratto in salvo una donna che si era gettata, allo scopo di suicidarsi, in un pozzo profondo oltre quattro metri". Anche egli venne rischiosamente salvato, per essersi spezzata la corda con la quale stava per essere riportato all'aperto.
Desideroso di maggiori cimenti, chiese ed ottenne il trasferimento in Sardegna, là dove i Carabinieri erano impegnati in quotidiana battaglia contro il brigantaggio. Destinato alla Stazione di Dorgali, dipendente dalla Compagnia di Nuoro, epicentro del banditismo, guadagnò nell'anno 1897, e nel giro di pochi mesi, tre Encomi: il primo, per avere concorso alla cattura di un pericoloso malfattore dopo un drammatico inseguimento sui tetti; il secondo, per la sua partecipazione al conflitto a fuoco ingaggiato con altri Carabinieri contro il sanguinario Giovanni Antonio Fronteddu, che cadde colpito a morte, liberando da un incubo la popolazione locale; il terzo, questa volta Encomio Solenne, per il suo comportamento in altro conflitto a fuoco, conclusosi con la morte del brigante Alba da Ursulei. Dopo queste tre azioni, il nome del carabiniere Gasco era già esecrato dai fuorilegge del nuorese, e soprattutto dal famigerato Vincenzo Fancello, detto "Berrina", che era così crudele e spavaldo da tenere soggiogate intere popolazioni anche a mezzo di "bandi", la cui osservanza era assicurata dalla comminazione di feroci rappresaglie. Già all'inizio del 1898 il Berrina aveva fatto pervenire al militare dell'Arma lettere minacciose, ingiungendogli di farsi trasferire il più lontano possibile da Dorgali.
Il 6 aprile 1898 si presentò al carabiniere Gasco l'attesa occasione d'incontrare il criminale e i suoi complici. Faceva egli parte della scorta di carabinieri che, agli ordini del comandante la Stazione, accompagnava il Pretore nel sopralluogo da effettuare per l'uccisione di quaranta vacche, perpetrata dal Berrina e dalla sua banda a danno del maestro Dore, oggetto della loro più spietata persecuzione. Si era preparato con la mente e con l'animo a misurarsi col Berrina nell'immancabile corpo a corpo, tanto sicuro egli era che il bandito, informato di quel sopralluogo, e della sua presenza tra gli uomini di scorta, gli avrebbe teso un agguato. Non si era sbagliato. Il capo banda, il Pau e il Mulas seguivano a distanza l'operazione del Pretore. I carabinieri Gasco e Sassu, giunti a mezza strada, se ne tornarono, secondo gli ordini, in caserma essendo giunti altri militari da una Stazione intermedia.
Sulla via del ritorno, però, il nostro piemontese fu come folgorato dalla intuizione e, consenziente il collega Sassu, deviò alla volta di un ovile ove pensava che i briganti avrebbero trovato rifugio.
Si era sulle falde della montagna, in prossimità di fitta boscaglia, quando il Berrina, il Mulas e il Pau si pararono davanti ad essi, ad una sessantina di metri, coi fucili spianati. Urlando e sghignazzando ricordarono al Gasco le lettere, la sfida, il mancato adempimento alla loro ingiunzione di farsi trasferire e gli preannunciarono le torture che gli avrebbero inflitte e la morte che gli avrebbero fatto fare. In quel momento egli era solo, ché il compagno, secondo un accordo, si era distaccato da lui per tenere a bada alcuni pastori non identificati e sospetti.
Con un balzo fulmineo dalla cavalcatura Gasco si portò dietro un macigno, ottimo scudo di fortuna; dietro un altro macigno, a poca distanza, il carabiniere Sassu, che sentito da lontano il vociare dei briganti e le loro minacce, corse a dar man forte, gettandosi anche lui da cavallo.
La sparatoria cominciò intensissima. La speranza dei due militari era che l'echeggiare delle fucilate valesse a dare l'allarme alla squadriglia che scortava il Pretore.
Purtroppo nulla avvenne, e il Gasco, come il suo compagno, sarebbero stati immancabilmente sopraffatti e massacrati, se all'ultimo momento, quando gli restava un solo caricatore, non gli fosse balenata l'idea disperata di una finta mossa. Ricaricato il moschetto e gridando a squarciagola: "siete arrivati, avanti, per di qua, sono a sinistra..." egli balzò dal suo nascondiglio e corse verso i briganti sparando all'impazzata i suoi ultimi colpi imitato in ciò dal suo compagno, e il miracolo si compì. Il Cossù e il Larina, acciuffati quasi a volo dal Gasco e dal suo compagno, vennero condotti a Nuoro con le manette ai polsi, vivente trofeo di quella ennesima vittoria della Legge sul mondo inveterato del crimine.
Nella notte sul 15 maggio 1899 il capitano Giuseppe Petella comandante la Compagnia Carabinieri di Nuoro, attuò una grande operazione da lui ideata per inferire un colpo decisivo al banditismo. Tale operazione consisteva in un attacco massiccio a sorpresa, preordinato in assoluta segretezza e nei minimi particolari durante varie settimane.
La vasta retata ebbe il risultato che si proponeva: un gran numero di briganti venne tolto dalla circolazione, costringendo altri a cercare rifugio in zone più lontane.
Lo stesso Fancello (alias Berrina) col suo accolito più feroce, il Pau, tentarono di raggiungere la spiaggia di Calinuna (Bannei) per imbarcarsi e trovare scampo all'estero. Ma vi trovarono il Gasco. Poco dopo l'una, nel pieno silenzio della notte i briganti sbucarono da aspri dirupi ed avanzarono guardinghi verso Calinuna. Il Gasco trattenne il respiro perché il Berrina stava per passargli dinanzi. Il bandito scorse il suo grande rivale e balzando indietro gli esplose contro, fulmineo, un colpo di fucile che spezzò il ramo d'albero cui il militare si teneva aggrappato. Gasco cadde, ma con uno scatto si rialzò e si avventò contro il bandito.
Avvinghiati l'uno all'altro, giocavano la partita mortale: il brigante in nome della vendetta e della sua vita, il carabiniere in nome della legge. Sempre colluttando i due corpi rotolarono per un pendio sassoso. Nessuno dei due aveva più armi da fuoco. Il bandito invece aveva con se ancora, e la impugnò, la terribile "leppa", il caratteristico coltello isolano dalla lama larga e sottile, e tentò di usarla; ma il Gasco lo bloccò, deciso a lottare sino all'estremo delle forze. Ancora una volta la mano armata del Fancello si alzò per il colpo mortale, ma una palla di moschetto gli congelò la mano e il suo corpo restò inerte e finito sotto il pesante gravame di una ventina di mandati di cattura per delitti contro la persona.
A sparare era stato il tenente Jannello, sopraggiunto al momento giusto; e a riceverne il dovuto premio, oltre all'ufficiale, fu il carabiniere Gasco: compensato con la medaglia d'Argento al Valor Militare. La battaglia decisiva - e di vera battaglia in campo aperto si può parlare - ebbe luogo la mattina dell'11 luglio 1899, nella aspra contrada di Morgogliai, in quel di Orgoloso. Intanto il 30 giugno 1899 Lorenzo Gasco aveva avuto i galloni di vice brigadiere. Liquidato il Berrina, restavano ancora latitanti il Mulas e il Pau. Sempre nel Nuorese, vi era un altro gruppo brigantesco, attivissimo e di grande fama, che faceva capo ai fratelli Serra-Sanna, e si sapeva che il Pau, già associato al Berrina, si trovava ora con essi.
Il maresciallo Lorenzo Gasco lasciò il servizio per limiti di età in data 6 aprile 1921.

Contenuti

Iscrizioni:
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Maresciallo Lorenzo Gasco
“INSIEME AD ALTRI MILITARI AFFRONTÒ, DI NOTTE,
IN APERTA CAMPAGNA, DUE PERICOLOSI LATITANTI E,
DOPO AVER SCAMBIATO CON QUESTI, A BREVE DISTANZA,
ALCUNE FUCILATE, IMPEGNÒ ACCANITA LOTTA CORPO
A CORPO CON UNO DI ESSI, SOSTENENDOLA CON GRAVE
PERICOLO DELLA VITA, FINO A CHE IL RIBELLE CADDE
UCCISO SOTTO I COLPI DI ALTRI DUE MILITARI."
Dorgali (NU), 23 maggio 1899.
Simboli:
Fiamma Arma dei Carabinieri al centro della lastra.

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