298438 - Monumento ai Caduti della Polizia – Sassuolo (MO)

Monumento a obelisco posto dall’ANPS (Associazione Nazionale della Polizia di Stato) in Piazzale Domenico Gazzadi per ricordare tutti i Caduti della Polizia di Stato.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
Piazzale Domenico Gazzadi
CAP:
41049
Latitudine:
44.540009682583
Longitudine:
10.780660690213

Informazioni

Luogo di collocazione:
Al centro del Piazzale.
Data di collocazione:
21 aprile 1991
Materiali (Generico):
Bronzo, Marmo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
Il monumento si erge all'interno di un'area pavimentata a ciottoli di pietra e delimitata da una catena di ferro sorretta da quattro pilastri di pietra bianca. L'opera è costituita da un obelisco formato da tre pezzi: due a forma di parallelepipedo a base quadrata di marmo bianco e uno, intermedio tra i primi due, a forma cilindrica di marmo scuro. Sul fronte delle due parti bianche si trovano le iscrizioni in caratteri a rilievo di bronzo.
Stato di conservazione:
Buono
Ente preposto alla conservazione:
ANPS
Notizie e contestualizzazione storica:
Molti agenti e funzionari di pubblica sicurezza allo scoppio della Grande Guerra, pur essendo esentati dalla chiamata alle armi, lasciarono le loro sedi di lavoro in molte questure del Regno d’Italia per arruolarsi nell’esercito, combattere al fronte e morire. Ci fu anche un caso di poliziotto che cadde in servizio effettivo nel corso della prima guerra mondiale. Fu il brigadiere di P.S. Bonifazi Enrico nato ad Atri (TE). Morì a 43 anni il 24 maggio 1915 (giorno dell’ingresso del Regno d’Italia nella Grande Guerra) nel corso del violento bombardamento navale su Ancona da parte dell’Imperial Regia Marina Austroungarica. Dalle 4 alle 6 del mattino Ancona fu investita dal fuoco di almeno due navi nemiche che colpirono la città, causando 63 morti, tra militari e civili, e provocando gravissimi danni. Il brigadiere Enrico Bonifazi, fuori servizio al momento dell’inizio dell’attacco, accorse verso il porto di Ancona, allo scopo di raggiungere il proprio posto di servizio nell’Ufficio di P.S. presso la Frontiera Portuale, ma alle 4,50 fu colpito ed ucciso da un proiettile di artiglieria nemico.

Il maggior numero di Caduti in guerra del personale della Polizia si ebbe su tutti i fronti della seconda guerra mondiale. Solo alcuni esempi:
- Il 17 agosto 1940 a Lafaruk (Somalia), durante uno scontro contro reparti inglesi, morì il vicebrigadiere del 1° gruppo motorizzato della Polizia africa italiana (PAI) Luigi Orecchioni, nato ad Arzachena (Sassari) nel 1911 da Antonio e Martina Bigosciu. Fu decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
- Il 9 settembre 1943 a Roma la guardia PAI Amerigo Sterpetti, nato a Cori (LT) nel 1922 da Goffredo e Cassandra Maria, morì nella difesa della capitale dai reparti della Wermacht dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Fu decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.
- Santo Caminiti, nato a Villa S. Giovanni (RC), guardia ausiliaria di pubblica sicurezza, scomparve il 1° maggio 1945 a Trieste dopo l’ingresso delle truppe iugoslave di Tito. Fu ritrovato due anni dopo dentro l’Abisso Plutone, una foiba profonda 115 metri sull’altopiano carsico vicino a Basovizza.
- Pietro Ermelindo Lungaro, nato a Monte S. Giuliano (TP) nel 1910 da Alberto e Caltagirone Vita, fu vice brigadiere di pubblica sicurezza. La mattina del 12 febbraio 1944 fu arrestato all’interno della caserma della P.S. “Sant’Eusebio”. Condotto nella famigerata prigione di Via Tasso, fu torturato a lungo ma non rivelò ai carnefici i nomi dei suoi compagni. Fu incluso – unico poliziotto – nell’elenco dei 335 detenuti fatti trucidare il 24 marzo da Herbert Kappler alle Fosse Ardeatine. Fu decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.
- Emilio Scaglia, nato ad Antrona Piana (NO) nel 1923 da Giovanni e Brani Filomena, fu guardia della P.A.I.. Il 10 ottobre 1943, con la banda Napoli del colonnello Salinari, tentò di contrastare gli occupanti tedeschi. Il 28 marzo 1944 fu arrestato dalle SS e, dopo un sommario processo, fucilato il 3 giugno, alla vigilia dell’arrivo dei soldati americani, a Forte Bravetta di Roma insieme con il collega Giovanni Lupis, catturato con lui. Fu decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.
- Giovanni Lupis, nato a Reggio Calabria nel 1923 da Roberto e Mannarino Santa, fu guardia di pubblica sicurezza. Dopo l’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi e inviato ai lavori forzati. Riuscì a evadere e si unì alla Resistenza. Nuovamente catturato dalle SS fu torturato e quindi fucilato, dopo un sommario processo, il 3 giugno, alla vigilia dell’arrivo dei soldati americani, a Forte Bravetta insieme con il collega Emilio Scaglia. Fu decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.
- Camillo Renzi, nato a Mugnano del Cardinale (AV) il 1° aprile 1903, fu commissario della Questura di Aosta. Dopo l’8 settembre 1943 entrò in contatto con la resistenza valdostana collaborando con essa e si espose per aiutare i partigiani. Nell’agosto 1944 fu arrestato con sua moglie Franca Scaramellino. Fu deportato sul convoglio partito dal campo di Bolzano il 5 ottobre 1944 (trasporto n° 90 - n° di matricola 113506) con destinazione Dachau, dove giunse il 9 ottobre 1944 e dove morì il 12 febbraio 1945.
- Nei mesi di luglio e agosto 1944 la Questura di Udine fu rastrellata dalle SS naziste che catturarono una quarantina di funzionari, guardie di pubblica sicurezza e impiegati civili. Dieci di essi, perché sospettati di avere relazioni con elementi di formazioni partigiane o di non essere allineati politicamente con i fascisti, furono deportati nei campi di sterminio nazisti e nove non fecero più ritorno in Patria. I nove deportati che morirono furono:
-il vice commissario aggiunto Filippo Accorinti, nato a Tropea (CZ) il 1 gennaio 1916, fu arrestato alle ore 18 del 22 luglio 1944 insieme al commissario aggiunto Camillo Galli e al vice commissario Mario Savino. Dopo un breve periodo di detenzione nel campo contumaciale di San Gottardo fu trasferito nel carcere di via Spalato. Il 26 agosto fu deportato con destinazione Dachau. La scheda d’ingresso a Dachau porta il numero di matricola 94465 e conferma che l’arresto è stato richiesto per motivi “politici”. Nel campo Accorinti fu destinato, dal 21 settembre 1944, al progetto Quarz, uno dei nomi di copertura dell’attività di scavo delle gallerie ideate per proteggere le fabbriche di armi dalle incursioni aeree alleate. Nel Libro dei Morti di Mauthausen, al numero 14081, all’ultima riga di pagina 1122, fu annotato che morì il 20 aprile 1945
-la guardia di PS Alberto Babolin, nato a Teolo (PD) il 13 novembre 1917. Catturato il 2 agosto1944, fu deportato nel campo di concentramento di Dachau il 29 agosto del 1944 con il numero 94466. Il 14 settembre 1944 fu trasferito a Mauthausen. Dal 22 successivo fu assegnato al campo di lavoro esterno di Quarz, appartenente al sottocampo di Melk. Morì di polmonite il 19 gennaio 1945 e il suo corpo fu verosimilmente incenerito nel forno crematorio di Melk.
-il vice brigadiere Bruno Bodini, nato a Pontebba (UD) il 5 febbraio 1909 e sposato con Anita Cozzi con due figli, Dario e Daniela, fu arrestato il 24 luglio 1944 in quanto sospetto di relazioni con le formazioni partigiane. Dopo una ventina di giorni trascorsi nel campo contumaciale di San Gottardo, il 16 agosto fu trasferito al carcere di via Spalato ed il 26 successivo fu deportato dalla stazione di Udine verso Dachau, dove arrivò dopo tre giorni. Da Dachau, il vice brigadiere fu trasferito al KL di Buchenwald. Nel campo di lavoro di Ohrdruf-Nord, dove arrivò il 20 gennaio 1945, gli fu attribuito il numero di ingresso 131322 e classificato come oppositore politico. Fu ricoverato l’11 febbraio 1945 nell’infermeria del campo ma il decorso della malattia ebbe un esito infausto. Morì alle ore 14 del 20 febbraio 1945 per estremo deperimento organico e per insufficienza cardiaca. Il suo corpo non è mai stato recuperato e non se ne conosce la sorte.
-l'applicato di PS Giuseppe Cascio, nato a Fiumedinisi (ME) il 2 agosto 1908, viveva con la moglie Maria Bertuzzi a Udine. Cascio, impiegato civile della Questura, ritenuto elemento politicamente pericoloso e sospettato di attività clandestina e partigiana, fece parte del gruppo dei funzionari e agenti che furono arrestati nel luglio 1944. Dopo la detenzione nel campo contumaciale, per i fermati politici, della caserma Cavarzerani, il 16 agosto entrò nel carcere di via Spalato. Fu deportato cul convoglio che arrivò a Dachau il 29 agosto successivo. Poi fu trasferito a Mauthausen il 14 settembre 1944. Cascio morì nel sottocampo di Melk il 12 febbraio 1945
-la guardia di PS Mario Comini, nato a Udine il 26 ottobre 1916, fu arrestato dai tedeschi il 22 luglio 1944 o il 24 luglio. Fu avviato al campo contumaciale di via Cividale per concentrati “politici”. Il 29 agosto 1944, fu deportato a Dachau dove fu destinato al lavoro coatto in uno dei sottocampi, quello di Kottern-Weidach, una frazione del comune di Durach, in Baviera. Comini morì nel campo il 15 ottobre 1944
-il commissario Antonino D'Angelo, nato a Catania il 29 luglio 1912 e sposato con Elisa Bonafini con due figli, fu arrestato nella sua casa di via Pordenone 47 il 22 luglio 1944 per vendetta del tenente della milizia fascista Primo Tonini. D’Angelo fu deportato nel campo di concentramento di Dachau. Il 29 luglio 1944 fu registrato come D’Angelo Nino con il numero di matricola 94472. Il 14 settembre 1944 il commissario fu trasferito a Mauthausen. D’Angelo morì il 16 aprile 1945 nel sottocampo di Melk. Il suo corpo non è stato mai recuperato
-la guardia di PS Anselmo Guido Luigi Pisani di 33 anni era sposato con l’udinese Brunilde Tavasani e aveva un figlio, Vincenzo. Fu fermato il 2 agosto 1944 sospettato di essere compromesso con la Resistenza e di svolgere attività antiregime. Pisani fu rinchiuso nel campo contumaciale della caserma Cavarzerani e il 16 agosto nel carcere di via Spalato. Infine, dopo un viaggio di tre giorni in un carro bestiame, il 29 agosto 1944 giunse al campo di concentramento di Dachau. Il 14 settembre Pisani fu trasferito a Mauthausen. Morì nel sottocampo di Melk, per un collasso cardiaco, il 2 gennaio 1945. Il suo corpo non è stato recuperato
-il vice commissario Mario Savino, nato a Pozzuoli (NA) il 20 dicembre 1914, fu arrestato nei locali della Questura, insieme al commissario aggiunto Camillo Galli e al vice commissario Accorinti, il 22 luglio 1944 su disposizione del Sicherheitsdienst, il Servizio di Sicurezza delle SS, a seguito della delazione di Manlio Tamburlini, con la generica accusa di attività antinazista. Dopo un breve periodo di detenzione nel campo contumaciale di San Gottardo, il vice commissario fu trasferito nel carcere di via Spalato. Fu deportato a Dachau, e poi trasferito a Mauthausen, nel sottocampo di Ebensee, dove giunse il 14 settembre 1944, matricola n. 99072. I prigionieri del sottocampo di Ebensee furono costretti a scavare gallerie, nelle montagne circostanti, dove ospitare la produzione dei missili balistici Vergeltungswaffe 2 (V2 - arma di rappresaglia 2). I massacranti turni di lavoro uniti all’alimentazione del tutto insufficiente furono la causa principale della mortalità, tanto elevata da rendere necessaria la costruzione, all’interno del campo, di un forno crematorio per la eliminazione dei corpi in precedenza portati a Mauthausen. Savino morì a Ebensee, il 15 marzo 1945. Il corpo non fu recuperato.
-il commissario Giuseppe Sgroi, nato a Catania il 25 gennaio 1910 e sposato con Rosa Fasanaro aveva una figlia, Francesca. Dopo la laurea in giurisprudenza, Sgroi vinse il concorso per vice commissario aggiunto. Il 24 luglio 1944 Sgroi fu arrestato con l’accusa di attività antiregime e inviato al carcere di via Spalato. Il 27 agosto 1944, in un carro bestiame piombato, lasciò Udine per il lager nazista di Dachau. All’arrivo, il 29 agosto, Sgroi fu immatricolato con il n. 94480. In questo campo rimase pochi giorni: il 14 settembre 1944 fu trasferito a Mauthausen nel sottocampo di Ebensee. Fu assegnato ai lavori di scavo delle gallerie progettate per proteggere dalle incursioni aeree alleate le nuove fabbriche di armi, in particolare quella per lo sviluppo della V2. Morì nel sottocampo di Ebensee il 16 aprile 1945, pochi giorni prima dell’arrivo dei liberatori. Il suo corpo non fu recuperato
-Unico sopravvissuto delle deportazioni da Udine fu il maresciallo Spartero Toschi, arrestato a 42 anni. Dopo la prigionia tornò a Udine, dove morì nel 1964.

Fonti:
- https://poliziamoderna.poliziadistato.it
- https://www.corriere.it/cronache/cards/udine-nove-pietre-d-inciampo-memoria-poliziotti-morti-campi-sterminio-nazisti/cerimonia_principale.shtml
- https://www.istitutodelnastroazzurro.org/decorati-al-vm/

Contenuti

Iscrizioni:
A.N.P.S.


AI CADUTI
DELLA POLIZIA
21 APRILE 1991
Simboli:
Nella parte superiore dell'obelisco è presente lo stemma dell'ANPS.
Sopra la dedica è posto lo stemma della Polizia di Stato.

Altro

Osservazioni personali:
Informazione non reperita

Gallery