152592 - Monumento alla Resistenza tosco-emiliana 1943/45 – Biagioni

Il monumento celebra la Resistenza nell’Appennino tosco-emilano 1943-194.Raffigura un uomo nell’atto di togliersi la camicia di forza impostagli dalla dittatura nazifascista, con alle spalle una vela simbolo di libertà e aspirazione alla pace. L’annessa lapide riporta i nomi dei caduti uccisi dai nazifascisti nella località di Biagioni (Alto Reno Terme), il 4 luglio 1944.

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Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Biagioni
Indirizzo:
Piazza della Chiesa San Giovanni Battista, Via Biagioni 2
CAP:
40045
Latitudine:
44.085310862425935
Longitudine:
10.947914775463119

Informazioni

Luogo di collocazione:
Piazzetta antistante la Chiesa di Biagioni, sotto strada provinciale 632
Data di collocazione:
25 aprile 1974
Materiali (Generico):
Ottone, Pietra
Materiali (Dettaglio):
Monumento in pietra con stata in bronzo che rappresenta un uomo intento a togliersi la camicia di forza. Sul basamento è iscrizione. Annessa lapide in pietra recante iscrizione e nome dei caduti 4 luglio 1944, risalente al dopoguerra.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Amministrazione Comunale
Notizie e contestualizzazione storica:
Biagioni è una piccola località nel Comune Alto Reno Terme. Nel giugno del 1944 giunsero nel territorio prossimo a questa località alcuni reparti di SS, perché la zona, attraversata dalla ferrovia Bologna-Pistoia, era divenuta di nevralgica importanza per l’allestimento della Linea Gotica e la lotta contro le bande partigiane si era intensificata.
Si trattava di soldati appartenenti alla seconda compagnia, forse anche alla prima, del III Freiwilligen Battaillon Italien, costituito fra il 1943 e il 1944 insieme a cinque altri eguali, guidati perlopiù da ufficiali tedeschi della Shultzpolizei, della polizia municipale e cittadina. Esso era generalmente composto da militari, soldati e graduati, sottoufficiali e ufficiali italiani, catturati dopo l’8 settembre 1943, imprigionati in Germania e che avevano scelto di arruolarsi nella polizia tedesca.
Le SS iniziarono una serie di rastrellamenti in cerca di renitenti alla leva e di uomini da impiegare nei cantieri della TODT (Organizzazione ausiliaria della Wehrmacht cui era affidata la costruzione delle fortificazioni e delle infrastrutture difensive della linea Gotica con manodopera reclutata nei paesi occupati o prigionieri). Il clima era reso ancora più teso dalle delazioni di alcuni fascisti del luogo che incutevano timore nei renitenti alla leva e nei loro familiari.
Gli attacchi realizzati dai partigiani lungo la ferrovia Porrettana e nelle zone prossime a Biagioni spinsero i comandi tedeschi a considerare la zona “infestata dalle bande”. Il 4 luglio 1944 il comando delle SS di Pracchia, in accordo con quello di Molino del Pallone (entrambe località attigue a Biagioni) decisero di attuare un rastrellamento alla ricerca di partigiani e renitenti alla leva. Durante questo rastrellamento due giovani che si nascondevano a Biagioni vennero catturati. Durante il rastrellamento accade che una SS venne uccisa, presumibilmente dai suoi stessi commilitoni. Questo fatto divenne il pretesto per rastrellare altri uomini nel paese e compiere una strage: in tutto vennero uccisi 9 uomini e le case di Biagioni devastate.
Il monumento è strato eretto sul luogo della strage, la piazzetta di fronte alla chiesa di Biagioni. E’ intitolato alla Resistenza tosco-emiliana 1943-1945. Raffigura un uomo nell’atto di togliersi la camicia di forza impostagli dalla dittatura nazifascista con alle spalle una vela, simbolo di libertà e aspirazione alla pace. È stato inaugurato il 25 aprile 1974 alla presenza del vice presidente della Camera dei deputati Benigno Zaccagnini, del presidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna Silvano Armaroli e del presidente del Consiglio regionale della Toscana Elio Gabbuggiani. A fianco, annessa al monumento, è la lapide a ricordo delle vittime della strage di Biagioni, voluta nel dopoguerra dalla popolazione locale. Questa lapide reca i nominativi degli uccisi: Vivarelli Attilio (cl. 1923, riconosciuto partigiano), Bruni Saverio (cl. 1919), Mori Rosolino (cl.1913), Fornaciari Giovanni (cl.1880), Calistri Paolo (cl. 1879), Vivarelli Marte (cl.1883), Vivarelli Guglielmo (cl. 1872), Vivarelli Eugenio (cl. 1879), Vivarelli Armando (cl. 1912). Nello stesso elenco è riportato anche il nome di Paccagnini Augusto (cl. 1926, riconosciuto partigiano), ucciso dai tedeschi il 16 settembre 1944 a Monteacuto delle Alpi (Lizzano in Belvedere).
Di recente è stata affissa sul muro della piazzetta una targa che narra in forma sintetica gli eventi.

Informazioni tratte da: Alessandro Borri, 4 LUGLIO 1944. La strage di Biagioni tra storia e memoria, Bologna, Ed Aspasia 2007; Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna "Luciano Bergonzini", Istituto per la Storia di Bologna, Comune di Bologna, regione Emilia Romagna, 1985-2003, ad nomen.

Contenuti

Iscrizioni:
Ai piedi del monumento
APPENINO TOSCO EMILIANO
1943-145
RESISTEMMO PER SEMPRE


Sulla lapide annessa al monumento
Anche in quest’angolo romito e tranquillo la livida ferocia tedesco fascista sfogò la sua rabbia il 4 luglio 1944 sulle vittime innocenti di Vivarelli Attilio, Paccagnini Augusto, Bruni Saverio, Mori Rosolino, Fornaciari Giovanni, Calistri Paolo, Vivarelli Marte, Vivarelli Guglielmo, Vivarelli Eugenio, Vivarelli Armando. Per ricordo eterno e per eterna infamia ai nefandi assassini.



Simboli:
Nessuno

Altro

Osservazioni personali:
La realizzazione di questa scheda è stata oggetto di attività approfondimento storico da parte di un gruppo di studentesse del CPIA Montagna di Castel di Casio (Bologna). Il valore aggiunto, a questa compilazione, è dato dalla provenienza delle studentesse da Paesi diversi dall'Italia, che hanno vissuto esperienze storiche differenti, Oltre al particolare interesse, l'attività ha suscitato nelle studentesse anche il desiderio di raccontarsi.
In particolare il monumento alla Resistenza nell’Appennino tosco-emilano 1943-1945 è stato ritenuto di bella fattura, singolare, però in posizione poco evidente e non opportunamente segnalato.

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