289112 - Monumento in onore dei partigiani Vincenzo Borraccetti e Silvano Mecozzi

Il monumento è costituito da un corpo centrale rettangolare di cemento inquadrato da due pilastri in laterizio. Sul lato frontale di questi ultimi sporge una semicolonnina rosata di cemento ornata da una croce. La semicolonnina di sinistra è percorsa dall’alto in basso da un’evidente crepa.

Nel corpo centrale è inserita una lastra di marmo recante l’iscrizione che ricorda l’uccisione dei due partigiani Vincenzo Borraccetti e Silvano Mecozzi perpetrata dai tedeschi.

L’intera struttura insiste su una piattaforma rettangolare costituita da lastre di pietra, sulle quali sono poggiate quattro colonnine di ghisa che sorreggono catene delimitanti.

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Cascinare
Indirizzo:
Strada Cascinare
CAP:
63811
Latitudine:
43.267165211153
Longitudine:
13.714824031721

Informazioni

Luogo di collocazione:
Poco fuori l'abitato di Cascinare, lungo la strada che scende verso la frazione di Bivio Cascinare.
Data di collocazione:
1945 circa
Materiali (Generico):
Laterizio, Marmo, Pietra, Altro
Materiali (Dettaglio):
La lastra con l’iscrizione è di marmo. La struttura è in parte di laterizio e in parte di cemento. La base è costituita da lastre di pietra.
Stato di conservazione:
Buono
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Sant'Elpidio a Mare. Il monumento presenta delle crepe, tra le quali è decisamente visibile quella che percorre in verticale una delle due semicolonnine. La struttura è circondata da un po’ di sporcizia e rischia di essere sommersa dalla vegetazione.
Notizie e contestualizzazione storica:
Il 20 giugno del 1944 la città di Fermo e il Fermano vennero finalmente liberati dall’occupazione nazifascista. Non cessarono tuttavia i fatti di sangue causati dai tedeschi in ritirata.
A Cascinare, frazione di Sant’Elpidio a Mare, tre giovani antifascisti, a quanto pare disarmati, si fecero incontro ai soldati tedeschi. Erano Vincenzo Borraccetti di Cascinare e i due fratelli civitanovesi Silvano e Natalino Mecozzi. Vincenzo e Silvano rimasero uccisi, mentre Natalino, pur colpito alle spalle e ai polmoni, riuscì a sopravvivere.
Lo storico Giacomini, in una delle più importanti opere dedicate alla Resistenza marchigiana, colloca la morte dei due partigiani nell'ambito di un’azione volta a salvare un ponte sull’Ete Morto tra Massa e Mogliano. L’informazione è probabilmente frutto di un errore, perché il fatto avvenne a Cascinare, località non esattamente collocata in prossimità dei paesi citati dallo storico, il cui territorio è attraversato dall’Ete Morto molto più ad ovest rispetto alla zona di Sant’Elpidio a Mare.
A Vincenzo e Silvano fu conferita la qualifica di “Partigiano caduto” il 7 maggio del 1946 ad Ancona. Il primo risulta inquadrato nei GAP di Sant’Elpidio a Mare e il secondo nei GAP di Macerata. A Natale venne riconosciuta la qualifica di “Partigiano ferito” dei GAP di Cascinare il 24 settembre del 1946 a Macerata.

Fonti
Fondo Ricompart - https://partigianiditalia.cultura.gov.it/
Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia, banca dati on-line.
“Luoghi di memoria nelle Marche”, a cura di Carla Marcellini e Chiara Donati, nel sito dell’Istituto Storia Marche.
“Storia della Resistenza nelle Marche”, di Ruggero Giacomini, Affinità Elettive e Centro culturale “La città futura”, 2020.
“L'eccidio di Montalto di Cessapalombo” di Enio Santecchia, per alcuni riferimenti alla vicenda di Cascinare, nel sito di “Patria Indipendente”, giornale on-line dell’ANPI.

Contenuti

Iscrizioni:
PER LA LIBERAZIONE DELLA PATRIA
QUI CADDERO IL 20 GIUGNO 1944
BORRACCETTI VINCENZO DI MARIANO
S.ELPIDIO 8 11 1924
MECOZZI SILVANO DI ATTILIO
P.CIVITANOVA 23 12 1925
Simboli:
Sulle semicolonne è presente la croce che allude alla resurrezione dell’anima.

Altro

Osservazioni personali:
Riportiamo l’intervista a Irene Borraccetti, figlia del fratello di Vincenzo Borraccetti, effettuata e rielaborata dagli studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di primo grado di Casette d’Ete nell’anno scolastico 2023-2024.

- Quali erano le caratteristiche fisiche e caratteriali di Vincenzo?
Bel ragazzo, altezza media (m 1,70); era intraprendente (“se dava da fa’”) come si vede dal gesto che ha compiuto.

- Quanti fratelli aveva?
Aveva quattro fratelli e altrettante sorelle (lui era il terzogenito).

- Che lavoro faceva la sua famiglia? In quale situazione economica si trovavano?
Il padre aveva una piccola cantina/osteria in cui la gente di Cascinare andava a bere e comprare vino (oggi sarebbe un bar). Non erano poveri, ma le bocche da sfamare erano molte. La mamma si occupava dei figli e della casa ed era molto attiva per reperire cibo (farina, latte, uova), soprattutto durante la guerra quando scarseggiava. Anche lei si dava molto da fare dentro o fuori casa (Vincenzo avrà preso da lei?).

- A che età ha smesso di andare a scuola? Che mestiere faceva?
Irene non sa rispondere con precisione. A quell’epoca si arrivava alla terza elementare. Vincenzo avrà terminato l’obbligo scolastico e poi, probabilmente, si sarà messo a dare una una mano nell’attività del padre.

- Che vita faceva? Quali erano i suoi interessi e le sue passioni?
A quell’epoca era tutto diverso da oggi, non c’era tempo per passioni e interessi, bisognava sopravvivere, soprattutto durante la guerra. Sicuramente si interessava alla situazione politica determinata dalla guerra.

- Aveva una fidanzata?
Una ufficiale sicuramente no, ma non si può escludere gli interessasse qualche ragazza di Cascinare.

- Come e perché è diventato partigiano? Aveva un ritrovo con altri partigiani?
In realtà non era un vero e proprio partigiano, non apparteneva ad una banda come altri; a Cascinare c’era la fazione che simpatizzava per i partigiani e quella che stava con nazisti e fascisti. Lui sicuramente stava con i primi. Dove oggi c’è la lapide c’era un rifugio per nascondersi dai bombardamenti (anni dopo i bambini andavano a giocare là dentro); spesso Vincenzo si ritrovava lì con gli amici che la pensavano come lui, come Silvano Mecozzi (l’altra vittima di quel giorno, uno sfollato da Civitanova Marche dove i bombardamenti erano più frequenti e intensi). Quel giorno, sapendo che i tedeschi erano vicini, in uno slancio di entusiasmo giovanile, generoso ma anche poco prudente, si sono avvicinati ai nemici senza armi, nel tentativo di fermarli o rallentarne la fuga, chi lo sa… Furono subito falciati dalle loro mitragliatrici.

- Come e quando hanno ritrovato il suo corpo?
Fu la madre di Vincenzo che fece la scoperta, forse conosceva le intenzioni del figlio e, dopo aver sentito gli spari, si precipitò lì e lo trovò morto. Se lo caricò sulle spalle e lo riportò a casa a qualche centinaio di metri verso Cascinare da dove era accaduto l’eccidio.

- Quando è stato fatto il monumento e chi se ne occupa?
Il monumento fu costruito subito dopo la guerra nel punto dove avvennero i fatti; poi fu spostato un po’, perché la strada che da Bivio va verso Cascinare, divenendo molto più trafficata, venne allargata e asfaltata. All’inizio, la sera del 24 aprile venivano i parenti di Mecozzi da Civitanova per portare una corona di fiori e il giorno dopo lo facevano quelli di Borraccetti; poi durante il mandato del Sindaco Martinelli si decise di fare un’unica manifestazione tutti insieme il 25 aprile. Per quel giorno il Comune si occupa di ripulire e portare i fiori. Per il resto dell’anno se ne occupa Irene con l’aiuto del figlio (i fratelli e le sorelle di Vincenzo ormai non ci sono più o sono molto vecchi).

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