142952 - Pietra d’inciampo a Melchiorre De Giuli – Milano

E’ una delle prime pietra d’inciampo posizionate nella città di Milano. In particolare questa è dedicata a Melchiorre De Giuli. E’ posta sotto casa dei Segre, in corso Magenta 55, il 19 gennaio 2017 in vista della Giornata della Memoria. Nella stessa giornata sono state collocate altre cinque in ricordo di Gianluigi Banfi (via dei Chiostri 2), Adele Basevi Lombroso (via Vespri Siciliani 71), Dante Coen (via Plinio 20), Melchiorre de Giuli (via Milazzo 4) e Giuseppe Lenzi (via Spontini 8).

Posizione

Nazione:
Regione:
Provincia:
Comune:
Frazione:
Indirizzo:
Via Milazzo, 4
CAP:
20121
Latitudine:
45.4789743
Longitudine:
9.187531700000022

Informazioni

Luogo di collocazione:
Marciapiede
Data di collocazione:
29/01/2017
Materiali (Generico):
Ottone, Pietra
Materiali (Dettaglio):
Blocco in pietra, di misura solitamente 10x10 centimetri, ricoperto da una piastra di ottone posta sulla faccia superiore.
Stato di conservazione:
Ottimo
Ente preposto alla conservazione:
Comune di Milano
Notizie e contestualizzazione storica:
Da squadrista a deportato nel lager di Dachau, dove mori il 24 febbraio 1945. E' la parabola tragica di Melchiorre De Giuli, fedelissimo del ras lomellino Cesare Forni, poi convertitosi all'antifascismo. De Giuli nasce a Motta Visconti il 7 febbraio 1906. Entra nelle «Berrette rosse», la milizia privata di Forni, ad appena 16 anni. La squadra partecipa all'aggressione al deputato socialista Maffi davanti al «Demetrio» di Pavia, all'assalto alla cooperativa rossa di Binasco, alla presa di Palazzo Marino e alla devastazione della redazione milanese del quotidiano socialista «Avanti!». Dopo la marcia su Roma, fa il servizio militare, si sposa e comincia a lavorare nel settore della produzione casearia e dei latticini. Nel 1931 si trasferisce a Milano, dove apre una latteria. De Giuli è deluso dal fascismo e dalla corruzione della federazione milanese del partito. Sono le premesse alla sua marcia di avvicinamento all'antifascismo. Simpatizza per «Giustizia e Libertà», il movimento fondato dai fratelli Rosselli; alla sua conversione, forse, non è estraneo il fatto che, a Milano, è vicino di casa di Giuseppe Faravelli, dirigente socialista originario di Broni, in contatto con i fuoriusciti. Nel 1934, l'ex squadrista di Motta si reca in Francia, dove si incontra con Alberto Cianca e Giuliano Viezzoli. Compie altri viaggi a Parigi e in Svizzera, e progetta un attentato contro le proprietà terriere del podestà di Milano. Ma si espone troppo e il cognato, ex squadrista come lui, si insospettisce e lo denuncia. Arrestato, riesce a destreggiarsi con disinvoltura nel corso degli interrogatori. Arturo Bocchini, il capo della polizia, lo definisce «elemento pericoloso», ma contro di lui non racimola prove schiaccianti. Condannato, comunque, al confino, De Giuli rimane a Ponza fino al 1938. Tornato a Milano, riprende la vecchia professione. Nel 1943, dopo l'armistizio, prende contatto con i Gap milanesi; a questo periodo risale anche la sua adesione al Pci: entra in una cellula che fa capo agli operai della ditta Autelco. Nell'estate 1944, quando l'arrivo degli Alleati nella pianura Padana sembra ormai imminente, partecipa all'organizzazione di un piano insurrezionale: si progetta di far insorgere i partigiani a Milano e nelle campagne a ovest della città, sulla quale dovrebbero convergere le forze della Val Sesia e della Zona libera dell'Ossola. Ma gli angloamericani restano bloccati sulla linea Gotica e De Giuli e la moglie Maria Bresolin vengono coinvolti in una vasta retata. E' l'agosto 1944. In casa la polizia scopre armi e due radio ricetrasmittenti. De Giuli viene incarcerato a Legnano. Un compagno di cella, Pierino Trezzi, ricorda che Melchiorre non solo resiste alle torture, ma dà l'esempio ai detenuti più giovani. Trasferito a San Vittore, viene deportato in Germania, mentre la moglie è trattenuta nel campo di concentramento di Bolzano («Quando si separò da lei - rammenta ancora Trezzi - fu l'unica volta in cui lo vidi piangere»). De Giuli muore a Dachau il 24 febbraio 1945, poche settimane dopo aver compiuto 39 anni. La moglie gli sopravvive e, a guerra finita, emigra in America.

Le Pietre d'inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono una iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig[1] per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. L'iniziativa, attuata in diversi paesi europei, consiste nell'incorporare, nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, dei blocchi in pietra ricoperti al di sopra con una piastra di ottone.

Contenuti

Iscrizioni:
QUI ABITAVA
MELCHIORRE
DE GIULI
NATO 1906
ARRESTATO 7.8.1944
DEPORTATO
DACHAU
ASSASSINATO 24.2.1945
ÜBERLINGEN
Simboli:
Non sono presenti simboli

Altro

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Informazione non reperita

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