Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Via Ciarma, 2
- CAP:
- 12016
- Latitudine:
- 44.31918524271
- Longitudine:
- 7.646067520446
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- Nel piazzale al lato del Santuario della Madonna delle Grazie.
- Data di collocazione:
- Informazione non reperita
- Materiali (Generico):
- Bronzo, Pietra, Altro
- Materiali (Dettaglio):
- Il cippo è costituito da un masso in pietra con la facciata anteriore levigata e intonacata. Su questa parte, sono riportate, con caratteri capitali in bronzo, la frase dedicatoria e la lista dei Caduti Monfaionesi nella seconda guerra mondiale, ciascuno di loro accompagnato da una fotoceramica. In alto sulla sinistra c'è una scultura bronzea di due mani che si stringono, ed a destra un cappello da alpino in metallo. Lateralmente e frontalmente, sono presenti tre portafiori in bronzo.
Intorno al cippo si trova una bassa cancellata in ferro battuto a spunti verticali. L'accesso al cippo, attraverso due gradini semicircolari rientranti, è limitato da una catena per delimitare lo spazio commemorativo e consentire la deposizione di fiori.
- Stato di conservazione:
- Buono
- Ente preposto alla conservazione:
- Amministrazione Comunale di Peveragno
- Notizie e contestualizzazione storica:
- Il cippo ricorda rispettivamente cinque militari (alpini) caduti sul fronte russo e quattro civili caduti per mano dei nazifascisti durante la Resistenza italiana, combattuta da civili ed ex militari (partigiani) contro l'esercito nazifascista per la liberazione dell'Italia.
Caduti sul fronte russo:
A partire dal luglio 1941, l’Italia partecipò all’offensiva condotta dalla Germania sul fronte orientale, inviando in Unione Sovietica reparti prima del C.S.I.R. (Corpo di spedizione italiano in Russia) e poi dell’ARMIR (Armata italiana in Russia). Stanziatasi nel bacino del fiume Don (estate 1942), l’Armata tra il novembre 1942 e il febbraio 1943 fu impegnata in scontri violenti, dai quali uscì sconfitta e costretta alla ritirata: durante questi eventi dei 229.000 uomini dell’ARMIR mancarono all’appello circa 85.000 soldati, o caduti o dispersi.
La stragrande maggioranza dei soldati del cuneese inviati sul fronte russo fece parte della Divisione Alpina Cuneense. Il drammatico ripiegamento del 1943, a causa della controffensiva sovietica, portò alla quasi totale scomparsa dei reparti della Cuneense (come anche della Julia), con migliaia di soldati catturati o rimasti vittima del gelo e dei combattimenti durante la ritirata. Dei cinque nomi presenti sul cippo, la consultazione dell’Albo dei Caduti della seconda guerra mondiale, a cura del Ministero della Difesa, conferma che questi alpini caddero nel pieno delle battaglie sul Don (11 dicembre 1942 - 31 gennaio 1943) o durante la ritirata successiva alla disfatta. Il sito riporta:
Sergente Toselli Andrea: caduto/disperso 11/02/1943
Caporal Maggiore Viale Giacomo: caduto/disperso 27/01/1943
Soldato Belisario Andrea: caduto/disperso 27/01/1943
Soldato Bongiovanni Francesco: caduto/disperso 24/04/1943
Soldato Ellena Sebastiano: caduto/disperso 31/01/1943.
Civili trucidati dai nazifascisti:
la Resistenza italiana fu la lotta armata e civile condotta dai partigiani contro l'occupazione tedesca e il complice regime fascista della Repubblica Sociale tra il settembre 1943 e l'aprile 1945. Il movimento portò alla liberazione del Paese e pose le basi per la nascita della Repubblica democratica e della Costituzione.
Alle ore 10 di lunedì 10 gennaio 1944, giorno di mercato a Peveragno, arrivò improvvisamente un reparto tedesco motorizzato, di cui una parte cospicua proseguì verso Chiusa Pesio e la sua valle. Quel giorno, per le strade del paese e delle frazioni sciamarono i tedeschi, sparando ad ogni uomo che tentasse la fuga e per molti altri (19) ci fu una vera e propria fucilazione in piazza Paschetta. Furono incendiate almeno 5 abitazioni. L’azione ebbe certamente un effetto terroristico su una popolazione di poveri contadini. Infatti, quasi tutti i 30 morti di questo eccidio furono contadini, non militari o partigiani. Tra loro, i Monfaionesi Cavallo Antonio, Ellena Battista, Garro Giovanni e Macagno Donato commemorati su questo cippo e sulla lapide "Peveragnesi trucidati dai Nazifascisti" censita su questo sito con il numero 260556.
Le ragioni che spinsero i tedeschi a compiere il massacro non sono mai state del tutto appurate. Forse una delle cause potrebbe essere stata l'uccisione di tre soldati tedeschi nelle campagne tra Boves e Peveragno.
Tra la fine di dicembre 1943 ed i primi giorni di gennaio 1944 i tedeschi, supportati dagli alleati fascisti, compirono diverse stragi nel cuneese, come il secondo eccidio di Boves, quello di Villar Bagnolo o quello di Ceretto. L'obiettivo di tutti questi massacri non era tanto l'eliminazione fisica dei partigiani, quanto il perseguimento di una politica di terrore nei confronti della popolazione e di conseguente terra bruciata nei confronti della Resistenza locale.
Nel 2005 il comune di Peveragno fu insignito della Medaglia d'Argento al Valor Civile per la strage del 10 gennaio 1944. Piazza Paschetta dove si verificò l'eccidio fu ribattezzata piazza XXX Martiri.
Contenuti
- Iscrizioni:
- CADUTI
MONFAIONESI
II GUERRA MONDIALE 1940 - 1945
FRONTE RUSSO
SER. TOSELLI ANDREA ★1920
CAP. M. VIALE GIACOMO ★1918
SOL. BELISARIO ANDREA ★1917
SOL. BONGIOVANNI FRANCESCO ★1921
SOL. ELLENA SEBASTIANO ★1917
CIVILI TRUCIDATI DAI NAZIFASCISTI
CAVALLO ANTONIO ★1915
ELLENA BATTISTA ★1918
GARRO GIOVANNI ★1903
MACAGNO DONATO ★1888
- Simboli:
- Mani che si stringono in segno di pace.
Cappello da Alpino, in onore dei compaesani caduti in Russia.
Altro
- Osservazioni personali:
- La galleria fotografica della scheda è stata curata e fornita dal Sig. Guido Peano.
FONTI
Pietre della Memoria: 260556 - Lapide ai “Peveragnesi trucidati dai nazifascisti” – Peveragno (CN)
Alpini Cuneense
4a Divisione Alpina Cuneense - Campagna di Russia, 26 luglio 1942 / 28 gennaio 1943
a cura di Riccardo Baldi
Fronte del Don: Breve cronistoria della campagna italiana di Russia



