Posizione
- Nazione:
- Italia
- Indirizzo:
- Via Roberto Lepetit, 8
- CAP:
- 20124
- Latitudine:
- 45.482835805914
- Longitudine:
- 9.2043427459741
Informazioni
- Luogo di collocazione:
- La lastra si trova sulla parete di un caseggiato di via R. Lepetit 8, a Milano, sede di uffici e abitazioni.
- Data di collocazione:
- Presumibilmente tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1950.
- Materiali (Generico):
- Marmo
- Materiali (Dettaglio):
- La lastra è in marmo bianco, con l'iscrizione incisa in caratteri capitali. Forse in origine la scritta era ripassata con colore, che adesso non c'è più per cui la scritta è meno visibile.
- Stato di conservazione:
- Buono
- Ente preposto alla conservazione:
- Amministrazione comunale
- Notizie e contestualizzazione storica:
- La Storia della Liberazione dall'occupante nazista e da quei fascisti che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, decisero di andare avanti al fianco dell'invasore, delinea l'evoluzione storica e l'impegno civile di tutto il Triangolo Lariano, area che si incunea nel lago omonimo a separare i rami di Como e di Lecco.
Figura di spicco di questo territorio fu Roberto Enea Lepetit, detto “Roby”, nato a Lezza di Ponte Lambro (Como) il 29 agosto 1906, figlio di Emilio Lepetit e di Bianca Moretti. Il padre Emilio, nato a Milano nel 1869, si occupò assieme al fratello Roberto delle imprese chimico-farmaceutiche di famiglia, la “Lepetit”, fondata nel 1868 come “Ledoga". Alla morte del genitore, il giovane Roberto fu obbligato a lasciare gli studi classici e ad affiancare lo zio omonimo nella conduzione della ditta, finché gli succedette nel 1928, a soli 22 anni.
Per necessità professionali, nel 1930 si iscrisse al Partito nazionale fascista, sebbene da sempre fosse stato di ideali antifascisti e spesso critico verso la politica del regime mussoliniano. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì convintamente al Partito d’azione (del quale da mesi già leggeva e diffondeva tra i più stretti collaboratori il giornale pubblicato clandestinamente "Italia Libera"). Da quel momento, prese parte attivamente alla Resistenza: dando asilo e riparo agli ex-prigionieri; quindi, dall’ottobre del 1943, iniziò a collaborare attivamente con il movimento partigiano, fornendo denaro e documenti falsi, producendo materiali per il sabotaggio, ed organizzando in prima persona gli aviolanci. Entrato in contatto con il Comitato di Liberazione Nazionale milanese, iniziò a sovvenzionarlo economicamente e a fornire medicinali.
Lepetit in breve tempo maturò una tale avversione al fascismo, e in modo così poco nascosto, che nel 1942 fu espulso dai Fasci. In quell’anno ebbe i primi contatti clandestini con esponenti del Comitato di Liberazione Alta Italia. Alla fine del 1942, come tanti, fu costretto dalla guerra a sfollare da Milano. Si trasferì a Garessio, nel cuneese, dove già era attivo un centro di produzione della Lepetit, con la famiglia e il personale dell’Azienda milanese, che fino alla fine cercò di sostenere con interventi concreti. Ma mentre si allontanava dai bombardamenti alleati, si venne a trovare nel bel mezzo di una durissima guerriglia partigiana. In Piemonte, Lepetit appoggiò la Resistenza locale con svariati interventi. La sede di Garessio della Lepetit divenne un punto di appoggio fondamentale per i combattenti della Liberazione.
Alla fine di novembre 1943 i tedeschi arrivarono in forze e occuparono il paese. Lepetit dal suo arrivo aveva già dato il suo contributo: nascose ed aiutò a fuggire un gruppo di ben 360 jugoslavi, prigionieri in un campo di concentramento nella valle, ed aveva stretto rapporti con i partigiani della Val Casotto.
Nel maggio del 1944 si trasferì a Rho (Milano), e vi sostenne il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, elargendo importanti sovvenzioni in denaro; conobbe inoltre Ferruccio Parri, capo del primo governo italiano del dopoguerra ispirato dai movimenti della Resistenza, e con lui ebbe rapporti di reciproca stima.
La sera del 24 maggio creò una squadra interna all’impresa di famiglia, con due nuclei di volontari addestrati, l’uno di operai e l’altro di impiegati, la SAP “Roberti”, che prenderà successivamente parte alle insurrezioni dell’aprile 1945.
Roberto Lepetit non fu il solo membro dell’alta borghesia milanese e lombarda a prendere parte in vario modo alla lotta di liberazione: si pensi al ruolo di primo piano che ebbero moltissimi, come Giustino Arpesani, Cesare Merzagora, Enrico Falck, Aldo Borletti, o i più giovani Paolo Brichetto, Leopoldo Zambeletti e Guglielmo Mozzoni e tanti altri che portarono all’interno del movimento il proprio contributo. […] È soprattutto attraverso la mediazione liberale, oltre a quella democristiana, che confluirono temporaneamente nella Resistenza anche taluni esponenti e gruppi della grossa borghesia: uomini come Alfredo Pizzoni, Cesare Merzagora, Enrico Falck e Aldo Borletti non solo finanziarono la lotta, ma partecipano direttamente al moto cospirativo. Tra essi, Roberto Lepetit pagherà con la vita la sua adesione alla Resistenza.
Il 29 settembre 1944 su delazione venne arrestato dai nazifascisti: fu prelevato direttamente dall'ufficio e trasportato prima all’Hotel Regina a Milano, quartier generale delle SS, poi al carcere di San Vittore, dove venne sottoposto a estenuanti interrogatori e torture. A metà ottobre fu trasferito nel campo di transito di Bolzano, un mese dopo venne deportato nel lager di Mauthausen, con il numero di matricola 110300. Dalla prigionia a Bolzano, Roberto Lepetit scrisse numerose lettere alla moglie Hilda; inoltre, riuscì a organizzare una farmacia interna clandestina e a mantenere contatti con i referenti milanesi della Resistenza. Spostato nel sottocampo di Melk e ricoverato per tubercolosi, ad aprile del 1945 venne traslocato nel campo di concentramento di Ebensee, dove morì di stenti, probabilmente il 4 maggio 1945: all’epoca, non aveva ancora compiuto trentanove anni.
Nel 1948 a Ebensee, sopra la fossa comune nella quale vennero gettati i corpi di 1179 vittime (tra questi, verosimilmente, pure quello di Roberto Lepetit), fu inaugurato un monumento progettato dall’architetto e designer Gio Ponti (1891-1979), fortemente voluto dalla vedova di Roberto, Hilda; la monumentale croce reca incisa, in tre lingue, la frase “AL MARITO QUI SEPOLTO / COMPAGNO EROICO DEI MILLE MORTI CHE INSIEME RIPOSANO / E DEI MILIONI DI ALTRI MARTIRI DI OGNI TERRA E DI OGNI FEDE / AFFRATELLATI DALLO STESSO TRAGICO DESTINO / UNA DONNA ITALIANA DEDICA / PREGANDO PERCHÉ COSÌ IMMANE SACRIFICIO / PORTI BONTÀ NELL’ANIMO DEGLI UOMINI”.
Il 15 gennaio 2020 il Comune di Milano ha fatto porre all’ingresso della sede della abitazione in cui Lepetit viveva, in via Benedetto Marcello 8, una pietra d’inciampo dedicata alla sua memoria.
A Ponte Lambro, il Comune ha posato una pietra d'inciampo presso l'Istituto Comprensivo Statale e una targa commemorativa nella piazza a lui dedicata nella frazione di Lezza, suo luogo di nascita.
Pietre della Memoria 297730 - Pietra d’inciampo a ricordo di Roberto Lepetit – Ponte Lambro (CO)
Pietre della Memoria 294341 - Lastra commemorativa a Roberto Lepetit – Ponte Lambro (CO)
Pietre della Memoria 300959 - Pietra d’inciampo a ricordo di Roberto Enea Lepetit – Milano
A Milano, Roberto Lepetit è inoltre ricordato come partigiano in numerosi memoriali della Resistenza:
Pietre della Memoria 282816 - Lapide a ricordo dei Caduti in Zona 3 – Milano
Pietre della Memoria 187463 - Ai Caduti per la Libertà – Loggia dei Mercanti – Milano
Pietre della Memoria 188732 - Campo della Gloria ai Caduti per la Libertà – Cimitero Maggiore – Milano
Pietre della Memoria 121258 - Monumento ai Caduti nei Lager in Germania – Milano
Contenuti
- Iscrizioni:
- ROBERTO E. LEPETIT
AMMINISTRATORE DELEGATO DELLE
SOCIETA' «LEDOGA» e «LEPETIT»
MENTRE SERVIVA LA CAUSA
DELLA LIBERTA' FU ARRESTATO
IL 29 SETTEMBRE DEL 1944 IN
QUESTA SEDE DEL SUO LAVORO.
DEPORTATO IN GERMANIA SUBI'
LUNGO MARTIRIO FINO AL SACRIFIZIO
SUPREMO. TROVO' LA MORTE IN
EBENSEE IL 4 MAGGIO DEL 1945.
- Simboli:
- Informazione non reperita
Altro
- Osservazioni personali:
- Si ringrazia il Sig. Umberto Murri per le immagini gentilmente concesse.
FONTI:
Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta – Como: Taccuino degli Anni Difficili, Alta Brianza e Vallassina 1943 – 1945, pag. 200: Dino Zumaglino, attività clandestine di “Roby” Lepetit. Nodo Libri, 2009, Como
Susanna Sala Massari: Roberto Lepetit. Un industriale nella Resistenza, Archinto Editore, 2015RCS Libri S.p.A., Milano
Terra di Memorie: Lapide in Memoria di Roberto Lepetit a Milano
MEMO-ANPI: Lapide a Lepetit, Milano




